Seether
Holding Onto Strings Better Left To Fray

2011, Wind-Up Records/EMI
Grunge

Recensione di Marco Belafatti - Pubblicata in data: 19/07/12

La storia dei Seether, si sa, è strettamente legata a quella di una formazione ben più famosa, ovvero gli Evanescence di Amy Lee. I più attenti ricorderanno sicuramente la hit “Broken”, resa celebre dal passionale duetto tra il cantante Shaun Morgan e la bella vocalist americana, un tempo fidanzata dello stesso. La rottura definitiva tra i protagonisti della burrascosa love story non ha tuttavia impedito alle due band di mantenere dei punti di contatto: in primis la label, la sempre meno quotata Wind-Up Records, e in secondo luogo il chitarrista Troy McLawhorn, che dopo aver registrato “Holding Onto Strings Better Left To Fray”, ha pensato bene di ricongiungersi con gli autori di “Bring Me To Life”, con i quali aveva già suonato dal vivo negli anni passati. Senza contare che, poche settimane fa, i due gruppi hanno condiviso lo stesso palco in occasione della seconda giornata dell'Heineken Jammin' Festival...

Ebbene, se la telenovela fin troppo malcelata dietro all'esplosione di successo dei sudafricani sembra sempre pronta a tornare sulle prime pagine delle riviste di settore, non possiamo certo dire lo stesso della loro musica: il post-grunge dalle tinte alternative rock dei Nostri non riserva sorprese da tempi immemori, limitandosi a svolgere un compitino che non lascia spazio ad entusiasmi di alcuna sorta. Eppure siamo già arrivati al quinto album in studio e qualcosa dovrebbe essere cambiato... Niente da fare: nemmeno la provenienza geografica dei Seether aiuta la band a distinguersi da un manipolo di musicisti statunitensi cresciuti a pane e “Nevermind”.

Il buon Shaun, dobbiamo ammetterlo, ci mette tutta la buona volontà del mondo per rendere la proposta quantomeno malinconica, con la sua voce sofferta e un buona alternanza tra la chitarra acustica e quella elettrica, tra arpeggi e assoli capaci di strappare uno sporadico sorriso compiaciuto (“Here And Now”, “Pass Slowly”). “Roses” suona quasi come un'innocua risposta agli Evanescence, mentre “Country Song” è sicuramente un episodio particolare, in grado di richiamare strade deserte e asfalti cocenti, ma lo spettro dei Nickelback è sempre dietro l'angolo, a ricordarci che a volte la ruffianeria è l'arma vincente di band che non fanno altro che rileggere un copione già scritto miliardi di volte. Un fattore, questo, di cui “Holding Onto Strings Better Left To Fray” è quasi completamente privo (perché, per citare i due esempi più lampanti, il riff e il ritornello di “Tonight” sono solamente carini, e gli archi di “Master Of Disaster” non calcano a dovere, con conseguente effetto “buco nell'acqua”).

Gli intenti di questa band sono davvero difficili da comprendere, perché basterebbe osare un po' di più per uscire dal seminato (miei cari, gli Evanescence, pur portando a casa un mezzo flop, ci hanno provato!), anziché produrre dischi ad uso e consumo esclusivo degli irrinunciabili delle produzioni a stelle e strisce. Tutti gli altri, semplicemente, guardino e passino.





01. Fur Cue
02. No Resolution
03. Here and Now
04. Country Song
05. Master Of Disaster
06. Tonight
07. Pass Slowly
08. Fade Out
09. Roses
10. Down
11. Desire For Need
12. Forsaken
13. Dead Seeds (Bonus Track)
14. Yeah (Bonus Track)
15. Nobody (Bonus Track)
16. Effigy (Bonus Track)
17. Here And Now (Deconstructed) (Bonus Track)

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