DeWolff
Orchards/Lupine

2011, ReMusic Records/Universal
Prog/Blues Rock

Recensione di Fabio Rigamonti - Pubblicata in data: 15/07/12

Dall’Olanda, patria dei tulipani, dei mulini a vento e del gothic metal sinfonico con voce femminile, ecco arrivare il giovanissimo (età media 20 anni) power trio DeWolff, qui al terzo inciso uscito l’anno scorso nella natia patria e solamente oggi distribuito, grazie alla capillarità ed alle anomalie di Universal, anche da noi, quando in Olanda è già disponibile il nuovo “IV”. Dettagli.

Probabilmente questo “Orchards/Lupine” si presenta sul nostro territorio in ritardo in quanto su questo disco il prog rock più psichedelico e settantiano della band trova la perfetta condensazione in derive tanto blues quanto pop (quello di 40 anni fa, non quello di oggi - sia chiaro). No, non sono i The Black Keys il target che si tenta di emulare - anche se della band di Auerbach & Carney torneremo a parlare più sotto, e “Pick Your Bones Out Of The Water” sembra davvero una canzone rubata dal loro repertorio - perché i DeWolff sono maggiormente contemplativi, oscuri, quasi doom nei loro tratti sonori così essenziali e sferzanti, dove le chitarre blues si abbracciano a mellotron, theremin, Hammond ed ogni altro residuato bellico sintetico dei gloriosi anni ’70, ed il tutto viene animato da un’interpretazione vocale da parte di Pablo Van De Poel acutamente spiritata ed affascinante.

Sebbene sia un inciso opulento nei contorni – soprattutto packaging e produzione - “Orchards/Lupine” è un disco che, principalmente, soffre di due problemi. Il primo è la netta sensazione, lungo i suoi quasi 60 minuti di durata, che le idee alla base dell’ispirazione della band fossero troppo corte per dar vita a canzoni negli effetti troppo lunghe, che portano lo schema alla classica ripetizione A-B-A-B (con occasionali break strumentali) sfociando nella ridondanza. In secondo luogo, nell’ultimo anno sono usciti “El Camino” dei The Black Keys (ta-dan!) e “Blunderbuss” di Jack White, due dischi che hanno presupposti musicali simili a quelli dei DeWolff, solo digeriti con maggiore gusto, sensibilità e, soprattutto, contemporaneità, ed è questo il motivo per cui sono opere cento volte meglio riuscite di questa.

Poi, certo, se per voi questa sensibilità moderna fa storcere il naso, siete liberissimi di considerare i DeWolff un miracolo; anzi, vi capiamo. Solo, siate consapevoli che la vostra malattia si chiama “retromania”, e si manifesta con uno spiccato senso di anacronismo.




01. Diamonds
02. Evil And The Midnight Sun
03. Everything Everywhere
04. Who Are You Or The Magnificence Of Loving A Million Strangers
05. Love In C Minor
06. Higher Than The Sun
07. Pick Your Bones Out Of The Water
08. Seashell Woman
09. Fever
10. The Pistol
11. Poison

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