Crazy Lixx
Riot Avenue

2012, Frontiers Records
Hard Rock

Recensione di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 10/05/12

Nuovo album e puntuale sconvolgimento in casa Crazy Lixx. Se dopo il primo, ottimo, lavoro “Loud Minority” la band aveva dovuto fare a meno del chitarrista Vic Zino (volato tra le braccia degli Hardcore Superstar), ora la maledizione colpisce ancora una volta. La famigerata nuvoletta di Fantozzi sembra avere un debole per il gruppo di Malmö, che dopo aver dato alle stampe il suo terzo album “Riot Avenue”, si trova costretto a dover mischiare le carte per l'ennesima volta: il batterista Joél Cirera e il bassista Loke Rivano salutano e lasciano un buco nella sezione ritmica che potrebbe  portare ad un altro mutamento stilistico.

Mettendo un attimo da parte le vicissitudini della band svedese, ci troviamo tra le mani undici nuovi brani che  questa volta si avvalgono della presenza di una seconda chitarra, quella dell'ultimo arrivato Edd Liam. Inevitabile che molta attenzione sia stata riservata alle parti strumentali e i riff sono il punto di forza di “Riot Avenue” assieme ai ritornelli melodici intonati dalla graffiante voce di Danny Rexon. Pronti via e “Whiskey Tango Foxtrot” e la title-track si fanno apprezzare ed offrono buoni spunti, anche se l'originalità non è di certo il punto di forza del genere. Proseguendo con l'ascolto ci si rende conto di come i Crazy Lixx abbiano perso un po' di cattiveria per strada a favore di una maggiore “pulizia artistica”, ma questo non ha messo il freno a mano ad un disco che nel complesso risulta abbastanza buono. Nella seconda parte dell'album i momenti migliori si consumano con “Church Of Rock” e soprattutto con la melodia infilata a palate nei refrain di “Heatseeker” e nel lento ad alto tasso di emotività “Only The Dead Know”.

Non sappiamo se “Riot Avenue” sia un passo in avanti nella carriera del quartetto svedese, ma di sicuro è un passo in una nuova direzione. Meno selvaggi e sleazy, i Crazy Lixx sono oggi una band diversa rispetto agli albori, però, nonostante i cambiamenti musicali e stilistici, rimangono un gruppo valido. Anche se il livello raggiunto da “Loud Minority” è fuori portata, il dubbio più grande che avvolge “Riot Avenue” è quello legato alla stabilità della band stessa, che dopo un decennio di vita si ritrova con un solo membro originale nella line-up; la speranza di Rexon, ne siamo certi, è quella di vedere il sole farsi spazio tra le nuvole annidate sulla sua testa e tornare a splendere.



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