Teodasia
Upwards

2012, AB Records/Audioglobe
Symphonic Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 05/05/12

I Teodasia sono una giovane realtà nostrana che si affaccia con timidezza e un po’ di irruenza nel proto-turbinio di uscite discografiche che ora più che mai affliggono il mercato metal musicale. Non è più così facile riuscire a tenere d’occhio questa o quell'altra band, diventa pertanto difficile anche per i musicisti stessi riuscire a evidenziarsi, a ergersi su una protuberanza che li possa mostrare anche molto molto lontano.
 
I Teodasia ci provano con grinta e ardore, convinti logicamente della loro proposta musicale che truffaldina strizza l’orecchio un po’ ai Nightwish, un po’ ai Within Temptation e chi più ne ha, più ne metta. Vabbè, un’altra band clone, direte voi - sì, non lo si può negare, i paragoni con le altre moltitudini di formazioni female-fronted giungono da più lati e in numero altissimo. Per fortuna i Nostri riescono in qualche maniera a risultare più personali e speziati rispetto alle controparti straniere; la voce di Priscilla, per esempio, è un chiaro tratto distintivo: calda, potente e soave quando serve. Eh, vabbè, ma non è che cambiando la voce allora si diventa più interessanti - continuerete a controbattere voi. Sì, è vero anche questo, ma d’altra parte non è che dai Teodiasia dobbiamo per forza di cose aspettarci una super rivoluzione musicale; non ci riescono i Big, figuriamoci (con tutto il rispetto per la band ovviamente) se può una giovin band italiana spazzare via tutto e riscrivere di nuovo la storia. Noi ovviamente auguriamo loro di diventare l’astro nascente italiano, la stella polare della musica metal, ma l’impresa è quanto mai ardua.

Ma veniamo al lato musicale, le tracce che compongono questo “Upwards” sono dodici e ben delineate, arrangiate e prodotte, brani molto incisivi come quello d’apertura (“Temptress”) riescono nel difficile compito di rompere il ghiaccio e insinuarsi prepotentemente nella testa dell’ascoltatore. Gli immancabili brani ragionati e calmi si intervallano a pezzi molto più cadenzati dove le chitarre si divertono a giocare con le tastiere inseguendosi a vicende in un immaginario serenissimo cielo azzurro, dove solo l’immaginazione può volare (ascoltate la parte iniziale di “Euology” e capirete). A dare supporto morale e materiale alla band troviamo il buon Fabio Lione, che ha prestato la propria voce ad una sola traccia e che, a onor del vero, nulla aggiunge e nulla toglie a quanto dimostrato dalla band (anzi, onestamente la linea vocale a lui assegnata non sfrutta appieno le potenzialità del cantate dei Rhapsody Of Fire).
 
Tirando le somme posso tranquillamente affermare che non ci troviamo al cospetto dei una gemma preziosa di inestimabile valore di n-mila carati, ma nemmeno di fronte alla più grezza pietra di carbone trovata nella peggiore miniera dell’Africa meridionale. Siamo, piuttosto, innanzi a un bel brillantino, che però non splende come dovrebbe (soprattutto a causa di un enorme calo compositivo che alcuni brani patiscono). Sentitevi perciò liberi di dare un’ascoltata al lavoro dei Teodasia; chissà, magari riuscirà a fare breccia dentro di voi.




01. Intro-Spection
02. Temptress
03. Relevations
04. Lost Words of Forgiveness
05. Close Call
06. Clarion Call
07. A Powerful Life
08. Hollow Earth
09. Aurora
10. Pandora’s Knight
11. Eulogy
12. My Minotaur

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