Tool
10,000 Days

2006, Volcano II
Alternative Metal

Recensione di SpazioRock - Pubblicata in data: 28/04/18

 Articolo a cura di Carlo Schiano

 

A distanza di 5 anni dal successo planetario di "Lateralus" arriva, attesissimo, il quarto lavoro in studio dei Tool: "10,000 Days". La band riesce nella difficile impresa di comporre un'opera di alto calibro musicale senza cercare di creare un clone del loro precedente successo. A paragone "10,000 Days" è un album probabilmente meno compatto, ma è proprio la varietà la principale qualità di questo disco. I Tool continuano a sperimentare e in tal maniera conservano la loro identità. Apre il disco Vicarious: singolo scelto per presentare l'album, metafora di un mondo che si nutre di tragedie altrui in maniera indiretta: "I am a Monster, Vicariously I live while the whole world dies You all need it too, don't lie". La chitarra intona una girandola di note in pieno stile Tool che suona quasi rassicurante, ma l'atmosfera si incupisce presto con il primo cambio di tempo che getta via ogni ambiguità. Segue "Jambi": Chitarre granitiche e ritmo a tratti tribale scandiscono le note di una canzone mistica e misteriosa a cominciare dal titolo dal significato incerto, si va dal possibile accostamento al poema giambico a un riferimento a una provincia dell'Indonesia.

 

Ma è a partire dalla terza traccia ("Wings For Marie") che "10,000 Days" rivela la sua anima più profonda e caratterizzante. Vicende intime e personali si intrecciano a tematiche sociali a riprova di uno sguardo sempre critico e attento al mondo che li circonda. La musica e la voce di Maynard si uniscono in un perfetto equilibrio e restituiscono una serie di canzoni ora più aggressive ora più pacate, ma sempre prossime alla perfezione nel rendere il loro messaggio musicale. Emozioni e coinvolgimento decollano nelle tracce successive tra stratificazioni e variazioni.  Con "Wings For Marie (Part 1)" e "10,000 Days (Wings Part 2)" ci imbattiamo in quello che probabilmente è l'episodio più intimo della vita compositiva di Maynard. "10,000 Days" sono infatti i giorni che sua madre ha trascorso su una sedia a rotelle a seguito di un aneurisma al cervello prima della sua morte. In "Wings For Marie" il cantante dei Tool sussurra un toccante commiato per la madre. Le parole si appoggiano su un giro di chitarra che avvolge e accarezza, esprimendo la gratitudine e l'ammirazione per una donna che gli "ha salvato la vita senza averne una propria". L'aria pacata della canzone viene interrotta solo da un breve intermezzo in cui salgono in cattedra la batteria e la chitarra distorta, a sottolineare il dolore e, quasi, un senso di colpa: "What have I done to be worthy?".

 

In "10,000 Days (Wings Part 2)" l'atmosfera diventa claustrofobica. La chitarra intona un giro basso e cupo e sullo sfondo rombi di tuoni e lo scrosciare della pioggia a fare da eco alla batteria, creando un crescendo da brividi. Lo splendore della madre viene contrapposto alla mediocrità di chi resta. Il brano si dipana sapientemente per oltre undici minuti con un incalzare musicale che accompagna l'ascesa al cielo della madre. Il tema personale diventa una metafora mistica, dove a rappresentare il mondo dei cieli non c'è il paradiso, bensì Zion. Segue il breve intermezzo "Lipan Conjuring".

 

Ad aprire il pezzo successivo, "The Pot", è la sola voce di un Maynard che lancia un atto accusatorio: "Who are you to wave your finger? You must have been out your head". Brano visionario e corrosivo, che esterna la rabbia di chi è vittima di un'ingiustizia. Il basso prima e la chitarra successivamente (dopo oltre 30 secondi) si aggiungono al cantato. Gli strumenti sottolineano i vari passaggi in una girandola di suoni tipicamente Tool che inchiodano l'ascoltatore. In "Lost Keys" musica e parlato riportano la conversazione tra un dottore e un'infermiera circa un loro paziente; "Rosetta Stoned" è il racconto di cosa gli è accaduto in precedenza. Un avvio concitato e asfissiante. Un fiume di parole, a stento comprensibili, narrano dell'incontro ravvicinato con degli alieni che portano il messaggio rivelatore di un'altra civiltà. Una storia di fantascienza o più un viaggio psichedelico e allucinato a giudicare dal titolo. La stele di Rosetta ("Rosetta Stone"), infatti, celebre per aver consentito di decifrare i geroglifici egiziani, diventa una Rosetta strafatta (stoned). Tuttavia il messaggio non viene svelato, il protagonista non ricorda cosa gli sia stato detto. La coltre sonora costruita è elaborata e complessa. La canzone si sviluppa per oltre 11 minuti tra continui cambi di tempi (sono utilizzati il 4/4, 5/8, 5/4, 11/8, 3/4 e 6/4) e l'insieme musicale sembra un delicato equilibrio pronto ad esplodere tra riff di chitarra compatti e aggressivi, la batteria a dare profondità e il basso a ricucire il tutto.

 

"Intension" è forse il brano che meno colpisce dell'intero album. Riferimento alla civilizzazione umana che allontana dalla purezza originaria, il pezzo può essere a tutti gli effetti considerato come una lunga introduzione alla bellissima "Right In Two". I Tool raccontano di angeli in disparte a osservare sconcertati e confusi l'utilizzo che gli uomini hanno fatto della loro libertà. Un brano pacifista alla Tool verrebbe da definirlo, con elementi musicali per lo più pacati, in cui si esprime un puro stupore nei confronti degli uomini-scimmie che uccidono altri uomini-scimmie. Torna l'elemento tribale nel crescendo finale come a voler ribadire un lato animale esistente e smarrito dell'uomo. Chiude l'album "Viginti Tres", il numero 23 in latino. 5:03 minuti di "rumori" per un pezzo oscuro e non musicale che ha alimentato le ipotesi più fantasiose dei fan.

 

"10,000 Days" è il prodotto di un gruppo maturo e consapevole dei propri mezzi. Un'opera ampia e ambiziosa, perfettamente riuscita, che svela nuovi elementi ad ogni ascolto. Una carrellata di emozioni in musica e parole che ben si presta a fare da colonna sonora alle vicende esistenziali più disparate. Restiamo in trepidante attesa del nuovo lavoro dei Tool che non mancheranno di stupire ed emozionare come hanno saputo fare fino a ora.

 






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