Volbeat, Iced Earth
13/10/13 - Live Music Club, Trezzo sull'Adda (Mi)


Articolo a cura di Marco Somma

Certe serate sono fatte apposta per ricordarti come e quando hai cominciato ad amare la musica. Non una qualsiasi, quella “estrema” fatta di sensazioni forti, quella più fisica e genuina che ti senti addosso e vuole la tua attenzione a tutti i costi.

Ma andiamo con ordine.
Arrivati al Live ci rendiamo subito conto del successo della serata, almeno in termini di afflusso di gente. Nei parcheggi, considerevolmente capienti, non c’è un posto a pagarlo oro. Rocker e metallari ovunque e una bella atmosfera pacifica e rilassata, quasi di li a poco dovessero suonare i Cure. Una volta dentro ci guardiamo intorno per tastare il polso al pubblico. Appare subito evidente che la serata è tutta per i Volbeat, con buona pace della scarsa presenza di seguaci dei più violenti, ma anche più datati, Iced Earth. La questione dell’età è degna d’interesse e va a braccetto con quella più “sociale”. Si perché una volta tuffatici nel locale capiamo che la rassicurante calma che avvolge il posto è figlia diretta del target di una delle band di maggior “grido” del momento. Parliamo ovviamente dei Volbeat, band ben difficile da classificare, esercizio per altro piuttosto sterile. I danesi si muovono tra lidi che hanno sentori di metal, di post-grunge che delle sue origini mandiene ormai solo le equalizzazioni e perché no anche un pizzico di rock anni ottanta. Senza dimenticare l’impronta folk, da America di frontiera, che è il loro marchio di fabbrica. Con un DNA simile rischi di mancare un’identità chiara e non piacere a nessuno. Ma per i Volbeat le cose sono andate in ben altro modo. Un’identità loro ce l’hanno, ben definita e ben manifesta e con tutte queste carte raccolgono intorno a se la passione di chi ama le chitarre distorte, i riff ballabili e l’america da cantare. Forse non saranno mai amati dai metallers più estremi (ho detto forse), i loro fans sono gente più “tranquilla” ma innamorata persa della musica genuina, ed è questa la gente che affolla il “Live”.

 

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Fatte le dovute considerazioni sul pubblico ci dedichiamo alle band.
Gli Iced Earth salgono su un palco che in principio non attira poi molta attenzione. Come detto numericamente i loro fan sono in minoranza ma a Schaffer e compagni la cosa non sembra preoccupare. La band conquista subito il proprio spazio macinando riff pesantissimi e serratissimi e noi non ci aspettiamo niente di meno. Ci vogliono un paio di pezzi perché i suoni trovino le giuste proporzioni ma con le note di “Dark Saga” la magia è compiuta. Block si muove cauto sulle liriche più impegnative, mentre i compagni non si risparmiano nel loro attacco frontale. Arrivati al quarto pezzo in scaletta ci viene regalato un piccolo anticipo di quanto troveremo nel disco di prossima uscita “Plagues of Babylon”. “If I could see you” è una ballad che aggiunge poco a quanto fatto dalla band in passato, ma l’esecuzione è comunque coinvolgente. Il resto della scaletta si divide tra pezzi storici e estratti del recente “Dystopia” in parti quasi uguali. Gradita sorpresa della serata Stu che si rivela, se non un front man all’altezza di chi lo ha preceduto, di sicuro un vocalist capace di riportare in vita dei brani che mettono alla prova anche il cantante più dotato. Con “Pure Evil” e “Watching over you”  i nostri conquistano in fine anche buona parte dei fan dei Volbeat, che salutano con entusiasmo una set list purtroppo estremamente ridotta. Gli Iced torneranno a gennaio e noi saremo certamente li ad attenderli al passo.

 

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I Volbeat non si fanno attendere a lungo. Dopo un sound check extra che fa ben presagire sul piano sonoro, i danesi prendono posto e catturano in un batter di ciglia gli astanti che sembrano conoscere non solo ogni singola nota composta dalla band, ma anche le pause d’espressione e gli intermezzi parlati. Di fatto non c’è linea di confine che separi i musicisti sul palco, e la gente che è venuta a sentirli. Se poi tanta alchimia non bastasse i Volbeat ci mettono un mestiere straordinario. Sanno suonare e sanno tenere il palco come pochi. “Hallelujah Goat”, “Guitar Gangsters”, “The Nameless One” si susseguono in un tripudio di miccette. Sembra di essere ad una festa di liceo dove qualcuno ha esagerato con l’alcol nel punch. Un accenno a Raining Blood manda in visibilio l’esigua ma rumorosa fetta di metallers duri e puri, che avranno sul finale pane per i loro denti. Visto che la band sembra in vena di tributare un saluto ai maestri segue un accenno a “Ring of fire” di un certo Jhonny… con ritornello lasciato al pubblico che non manca una verso. Gli estratti dall’ultimo “Outlaw Gentleman & Shady Ladies” la fanno da padrona nella parte centrale, a riprova che la band è ben conscia di quel che la gente vuol sentire. Il colpo di grazia arriva con un medley di classico metal da Judas Priest e Slayer che Caggiano come da copione cavalca a meraviglia. Un fenomeno come quello che ha preso vita al “Live” fa ripensare al primo concerto tenuto dai Nickelback in Italia all’epoca di Silver side up. Un sodalizio perfetto con i fan e se tanto ci da tanto, cosi come è stato per le rock star di “How you remind me”, la prossima volta forse per vedere la band dovremo andare a fare fila al Filaforum o in un altro palazzotto sufficientemente capiente. Per il momento il Live ha fatto di nuovo il suo lavoro come si deve, confermandosi come un ottimo punto di riferimento per la musica live. Conti alla mano aspettiamo gli Iced Earth come head liner il prossimo gennaio per goderci una set completa, mentre per quanto riguarda i Volbeat il successo da stadio è già all’orizzonte.

Certe serate come quella al “Live di Trezzo” ti si presentano come una tranquilla serata fuori porta e prima che te ne accorga si sono trasformate in una slavina sonora, che alla fine ha travolto ogni cosa e sepolto ogni reticenza sotto due metri abbondanti di chitarre urlanti.

Iced Earth setlist:

Plagues of Babylon
Dystopia
Dark Saga
If I could see you
V
Pure Evil
Burning Times
Watching Over Me
Iced Earth

Volbeat setlist:

Hallelujah Goat
Guitar Gangsters & Cadillac Blood
Radio Girl
The Nameless One
Ring of fire
Sad Man’s Tongue
Lola Montez
Heaven nor Hell
16 Dollars
Dead but Rising
Fallen
The Mirror and the Ripper
My Body (Young the Giant cover)
Maybellene
The Hangman’s Body Count
Metal medley
Still Counting
—–
Doc Holiday
Another Day
I Only Want to Be with You
Pool of Booze




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