Underoath - No Fix Tour 2018 + Crossfaith
20/06/18 - Magazzini Generali, Milano


Articolo a cura di Ilaria Pia

Mentre il sole è ancora alto sui tetti della capitale lombarda, nella sala concerti dei Magazzini Generali si respira tutt'altro clima: ogni cosa è pronta per dare inizio alla seconda delle uniche due date italiane previste dal "No Fix Tour" degli Underoath che, dopo anni di assenza, tornano sui palchi della penisola per promuovere il loro nuovo album "Erase me", affiancati in apertura dai Crossfaith.


Sono appena passate le 20 quando, nell'ex magazzino, le luci si fanno soffuse, i riflettori illuminano il palco e tra i fumogeni fanno il loro teatrale ingresso i primi artisti della serata. I Crossfaith sono la band metalcore di maggior rilievo nella scena giapponese, ma la loro musica ha varcato da tempo i confini dell'isola nipponica, raggiungendo una discreta notorietà anche in Europa e negli Stati Uniti, come testimonia il loro tour dalle numerose date internazionali.
Il concerto si apre sulle note di "Xeno", singolo nonché titolo del loro quarto album, pubblicato nel 2015, dimostrandosi fin da subito molto intenso. I cinque ragazzi giapponesi governano perfettamente il palcoscenico, tra giochi di luci e suoni potenti il loro show è un trionfo di energia. Kenta, cantante e frontman della band incita il pubblico che è carico al massimo fin dalle prime canzoni e che deve fare solo una cosa: "Jump, jump!". La voce irriverente e i suoi potenti scream dominano la scena per quasi tutta la performance. Chitarre suonate a tutto volume seguono i pattern metalcore e, unite a distorsioni e a più elaborati inserti elettronici, creano le loro sonorità peculiari tanto amate dai fan. La batteria vibra e si scuote tremendamente sotto i colpi di Tatsuya che, tutt'uno con il suo strumento, scandisce ritmi serrati e sprigiona energia con ogni parte del corpo. È proprio dopo un suo rimbombante e frenetico assolo che il cantante chiede alla platea di abbassarsi. Mentre il pubblico è accucciato sotto al palco, un'intro elettronica si diffonde nella sala e al segnale di Kenta, la platea salta in piedi, le mani si alzano e il concerto continua più forte di prima.
Tra brani quali "Freedom", tratto dal loro ultimo EP (2017), e altri pezzi storici come "Leviathan", la band guidata da Kenta continua a infuocare la platea dimostrando ancora una volta di saper coinvolgere e trascinare il pubblico con performance live esplosive e cariche di adrenalina, decisamente difficili da dimenticare.

 

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Sotto le luci dei riflettori, il palco si tinge di verde ed entrano in scena gli headliner della serata: gli Underoath. Sono passati ben otto anni dalla loro ultima esibizione in Italia: fu proprio a Milano, nell'aprile del 2010 che sul palco dell'Alcatraz il cantante Aaron tenne la sua ultima performance con il gruppo, lasciando così la band priva dell'ultimo dei membri che ne furono i fondatori nel lontano 1997. Gli Underoath hanno vissuto, nel corso degli anni, diversi cambi di formazione che nel gennaio 2013 hanno portato fino allo scioglimento della band. Per la gioia dei fan, dopo soli due anni di interruzione, nel 2015, Aaron ed i compagni sono tornati sulla scena. Il loro ultimo lavoro, "Erase me", è stato rilasciato lo scorso aprile e la band, con un intenso tour che la vede impegnata nel vecchio e nel nuovo continente fino a fine ottobre, sembra più che mai determinata a recuperare il tempo perduto. Nonostante le vicissitudini e il tempo che passa, gli Underoath non hanno perso lo smalto. Non appena gli artisti calcano il palco, il loro suono potente e  invade la sala. La platea è in fermento, la folla strepita alle grida del cantante.
Ai vecchi pezzi ben noti al pubblico, come "It's Dangerous Business Walking Out Your Front Door" e "A Boy Brushed Red Living in Black And White" si alternano i brani dell'ultimo album, come una "Rapture" cantata dalla platea intera, finché a metà dello show assistiamo ad un'improvvisata cover rock di "happy birthday", omaggio di Aaron al caro amico, nonché tastierista della band, Christopher Dudley che compie 35 anni. Tra un "birthday shot" a base di rum ed una strimpellata sui tasti delle sue tastiere, a 8000km di distanza dalla sua famiglia, Chris festeggia e con gli altri dà vita sul palco a quei pezzi che li hanno portati al successo.

 

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Ma quella di oggi a Milano è una data importante non soltanto per Chris. Si capisce che Aaron ha un legame speciale con questa città, dove pochi anni fa aveva annunciato il suo ritiro. Così quando lo spettacolo sta per volgere al termine il cantante ne approfitta per ringraziare la sua band e per aprirsi con i fan rispetto ai momenti bui che ha attraversato. Racconta di come sia riuscito a superare i suoi problemi di dipendenza, grazie all'amicizia, al sostegno degli amici e al dialogo. Un discorso che parla della sua rinascita e che chiaramente allude alla rinascita della band. Lo spettacolo si chiude quindi con un doppio bis richiesto a gran voce dalla platea. Mentre va in scena l'ultimo brano, Aaron, abbandonato il palco, saluta la folla dall'alto di una scalinata e, tra gli applausi e le grida del pubblico, auspica di poter tornare presto a suonare in Italia.

 




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