Twenty One Pilots - European Tour 2016
08/02/16 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Paola Marzorati

A volte, molto più rare di quello che vorrei, c'è un momento in un concerto in cui guardi qualcuno suonare o cantare davanti a te e ti accorgi che sta guarendo sé stesso, forse più di chiunque altro nella stanza. È la mia parte preferita, quella che mi piace cercare tra le luci e il frastuono e le mani alzate. Stipata in un Alcatraz sold out mentre i Twenty One Pilots superano a pieni voti la prova della prima data da headliner in Italia non ho dovuto faticare a cercare quel momento. È stato lì davanti ai miei occhi, tutto il tempo.

 

Eh, si: i Twenty One Pilots sono solo in due. Non si direbbe su disco e soprattutto non si direbbe ascoltandoli e vedendoli dal vivo. La band inizia infilando uno dietro l'altro, senza pause, alcuni dei suoi pezzi migliori: Heavydirtysoul, Stressed Out, Guns For Hands, Migraine, Polarize, che colpiscono come proiettili a volume ed intensità altissima. E più la scaletta prosegue più aumenta la sensazione che ti stai perdendo qualcosa, perché va tutto troppo veloce, perché è tutto troppo - troppo dinamico, troppo complesso, troppo intenso- per due sole persone: Josh è seduto alla batteria intento in un assolo e l'attimo dopo si esibisce in capriole e salti all'indietro fino a tornare di nuovo a suonare, ma questa volta su una pedana sorretta dal pubblico. Tyler strimpella l'ukulele con occhiali da sole bianchi e camicia hawaiana; sbatti gli occhi e non c'è più, ci saluta dalla parte opposta del locale, arrampicato su una torretta con il volto coperto da un passamontagna nero, mentre canta il finale di Car Radio. È davvero lui? Come ha fatto ad arrivare lì? Ce ne sono due? Sto avendo delle visioni?

 

Ma non si sono solo espedienti scenici di grande effetto, c'è soprattutto un grande talento per gli show dal vivo. Quella capacità innata di stabilire un contatto con il pubblico così forte e vero che le distanze si annullano per una notte. I Twenty One Pilots ce l'hanno, eccome. Semplicemente ti fanno sentire parte dello show, come se la tua voce o le tue mani o il tuo corpo che si alza in un salto siano ingranaggi fondamentali perché tutto funzioni correttamente. Tyler ci dirige come se fossimo un'orchestra, anche se, a dire il vero, l'Alcatraz non ha bisogno di un direttore: il pubblico sa già quando deve cantare, cosa deve cantare e come farlo. Si abbassa lentamente e poi si alza con un salto che è quasi una marea, canta i cori, canta i ritornelli, canta persino le parti strumentali. Sembra parte dello show, sembra tutto calcolato, ma è solo il frutto della chimica che questo duo dell'Ohio sa creare con una musica che abbatte i muri dei generi, in un mix che sulla carta è tutt'altro che convincente, ma che, una volta nelle cuffie, svela l'inutilità delle etichette e delle vuote distinzioni.

 

E la mia parte preferita? Quella è stata sempre lì. Non l'ho nemmeno dovuta cercare tra i lasciti di uno spettacolo fragoroso e potente e dannatamente vero. Chi è Blurryface? Chiunque sia, questa notte non ha vinto. Si è sciolto al suono di una canzone, come l'inchiostro che stringe le mani e il collo del suo alter ego.

 

SETLIST


1. Heavydirtysoul
2. Stressed Out
3. Guns For Hands
4. Migraine
5. Polarize
6. We Don't Believe What's On TV
7. The Judge
8. Lane Boy
9. Medley
10. Doubt
11. Holding Onto You
12. Ride
13. Run And Go
14. Tear In My Heart
15. Car Radio
16. Goner
17. Trees




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