The Hives + Ministri - Rugby Sound Festival 2018
06/07/18 - Isola Del Castello, Legnano (MI)


Articolo a cura di Giulia Franceschini

C'è una (relativamente) nuova roccaforte del rock vicino a Milano, la città dove tutto musicalmente accade. A qualche kilometro dalla capitale lombarda, tra un paesino e l'altro nell'immensa e redditizia pianura, si erge uno dei castelli viscontei. Siamo a Legnano, di fronte ad una costruzione antica e conservata, sovrastata da un cielo nero con delle nuvole che esplodono di pioggia. Uno scenario semi apocalittico, soprattutto quando delle gocce pesantissime d'acqua iniziano a macchiare il suolo e le persone. Sotto questo cielo e dentro questo castello ha luogo una nuova incredibile serata del Rugby Sound Festival, che, dopo band come i Lacuna Coil, ieri ci ha regalato la follia svedese dei The Hives, dopo una lunga assenza dai palchi italiani, e i Ministri, una delle certezze e delle speranze del rock made in Italy.

 

Il parterre non gremitissimo viene intrattenuto da un DJ set che si protrae finché, con dei minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia, i Ministri salgono sul palco. I membri della band milanese sono aumentati, sono ben cinque, quasi tutti in divisa, con le loro "giacche pesanti" sbottonate, e oltre da Marco Ulcigrai, ora si fanno accompagnare anche da Anthony Sasso, per un totale di tre chitarre sul palco. La setlist da opener scelta dai Ministri è breve ma intensissima. Undici pezzi che pescano dai capisaldi della discografia della formazione milanese, come il brano stupefacente scelto per aprire la serata, "Il Sole (è importante che non ci sia)", o "Vestirsi Male", entrambe tratte da "Fuori" (2010), o un'incredibile "Mille Settimane", da "Per Un Passato Migliore" (2013), introdotta da Divi che esprime l'orgoglio della band nell'aprire per una formazione storica come gli Hives, "perchè la musica non è mai competizione, e quando lo sarà vuol dire che sarà finito qualcosa". C'è spazio (non tantissimo) per il recente "Fidatevi", di cui ascoltiamo il singolo "Tra Le Vite Degli Altri" e "Mentre Fa Giorno". Le prime file sono un pogo praticamente costante, sotto gli sguardi un po' attoniti dei fan della prima era degli Hives che si godono lo spettacolo di un castello che salta incessantemente sulle parole e sulla musica di una band che oggi rappresenta una generazione. E come tale, si esprime senza remore, su un palco, con delle chitarre in mano: "è il nostro modo di fare critica", dice Divi prima di attaccare con "Fumare", nuovissima uscita dei Ministri. Allo stesso modo, "Diritto Al Tetto" è ormai un inno, mentre "Una Palude" chiude sorprendentemente, al posto della consueta "Abituarsi Alla Fine", un set tiratissimo con una band e un pubblico consolidati e mai fermi, mai zitti.

 

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Dopo un lunghissimo cambio palco, messo in atto dai ninja che lavorano al cospetto degli svedesi, lo sfondo si compone del nome degli headliner, e in un boato, i The Hives, dopo anni di assenza, compaiono sul palco milanese. L'inconfondibile batteria di "Come On!" vibra tra le mura del castello e il parterre esplode. Nei loro abiti bianco e neri, quello che gli Hives portano avanti è uno spettacolo vero e proprio. Teatrali, irriverenti, guidati dal quello showman che porta il nome di Howlin' Pelle Almqvis, passano da un successo all'altro: "Walk Idiot Walk", "Main Offender" e di nuovo il parterre non è altro che una nube di polvere e di gente che balla e salta incessantemente. Il nostro amato frontman è continuamente proteso verso il pubblico adorante, salta spesso verso le transenne: "signore e signori", "battete le mani" sono i suoi tormentoni, rigorosamente in italiano, e non gli basta, per un attimo il concerto diventa una lezione di italiano. 
Nel frattempo, tra uno sketch e l'altro, la scaletta prosegue proponendo i brani di punta della discografia degli svedesi che ci dedicano così una "Go Right Ahead" tratta dalla loro più recente pubblicazione "Lex Hives", saltando poi a "Won't Be Long", nel bel mezzo della quale la band si immobilizza per diversi secondi, assumendo per lo più le sembianze di statue di cera, per poi riattaccare ancora più aggressivamente di prima.

 

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Siamo quasi alla fine quando Howlin' Pelle Almqvis introduce la più grande hit della sua band, e un brusio di "tick, tick, tick, tick..." che sale dal pubblico accompagna l'inizio dell'esplosiva "Tick Tick Boom". Qui, Howlin' si siede sulla transenna, chiede gentilmente al pubblico di accomodarsi, e gli spettatori ubbidiscono (qualunque cosa avesse chiesto in quel momento, il pubblico l'avrebbe eseguita). Inizia così la presentazione dei compagni di band: il maestro della Telecaster Nicholaus Arson, poi tocca al bassista Dr. Matt Destruction, si torna alle chitarre con Vigilante Carlstroem, e alla batteria Chris Dangerous. Ogni nome è un'ovazione e il pubblico salta e torna a sedersi seguendo le istruzioni del frontman, che non dimentica, alla fine, di presentare se stesso. Un coro di "Yeah but it's too late" si alza dal parterre e il brano finisce nella follia e nell'eccitazione più assoluta. "Arrivederci Italia", "Grazie mille, mille grazie", e dopo gli ultimi minuti di musica che vogliono regalarci dopo uno spontaneo "One more song", gli Hives si mettono al centro del palco, si raccolgono in un abbraccio insieme ai loro ninja-roadie. Oltre 20 anni di storia e di successi hanno più di un perchè. La follia e l'eccentricità vestita di cinque completi bianchi e neri salutano il pubblico estasiato, abbandonando il palco e chiedendo di poter tornare presto. "I want to come back!", e vi vogliamo rivedere anche noi, e presto possibilmente.

 

 

 




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