Sziget Festival 2018 day 1-3: Gorillaz, Kendrick Lamar, The Kooks and more
08/08/18 - Isola di Obuda, Budapest


Articolo a cura di Simone Zangarelli

Un gigantesco parco in mezzo al Danubio, l'isola di Obuda, situata nel pieno centro della capitale ungherese, come ogni estate da ben 26 anni spalanca i suoi cancelli per accogliere centinaia di migliaia di persone, giunte da ogni angolo del globo per partecipare allo Sziget. Uno dei più importanti festival internazionali, il quinto più grande in assoluto, unico nel suo genere per durata (una settimana a confronto dei soliti 3 o 4 giorni) e numero di visitatori, che lo scorso anno ha registrato un'affluenza di quasi cinquecentomila paganti. L'evento attrae giovani da tutto il mondo anche grazie ad una line-up che negli anni ha visto sui suoi palchi artisti del calibro di Motorhead, R.E.M.David Bowie, presentando sempre un cast estremamente vario per genere musicale e nazionalità. Per questo "L'Isola della Libertà", nata come manifestazione quasi esclusivamente rivolta ad artisti locali, si è trasformata in uno degli eventi musicali più attesi. Si potrebbe definire il paese dei balocchi per ogni amante della musica dal vivo, con i suoi sessanta palchi disseminati per tutta l'area che ospitano mille fra concerti e dj set. Anche per l'edizione 2018 il cartellone, colmo di nomi prestigiosi, non ha deluso le aspettative, grazie alla presenza di artisti come GorillazArctic MonkeysMumford & SonsLiam Gallagher, Kendrick Lamar e moltissimi altri.

 

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Già dai primi minuti di permanenza si vive un'atmosfera di festa: ogni angolo ed ogni via sono addobbati con luci colorate, bandiere, decorazioni di ogni tipo appese fra gli alberi, e inoltre muri dove esprimere la propia creatività scrivendo messaggi con pennarelli e bombolette, alberi dei desideri su cui attaccare un bigliettino. I campeggi, situati in tutta l'isola, rappresentano una parte importante dell'esperienza, avendo la possibilità di stare a contatto con altre persone che condividono la stessa passione per la musica. L'isola è attrezzata di tutto il necessario, al punto che è possibile trascorrere una settimana al suo interno senza dover uscire: numerosissimi stand di cibo da ogni paese, forniti anche di prodotti vegani e vegetariani, mini market, farmacia, tabbaccaio e un pronto soccorso con efficentissimo personale. La gioventù che affolla lo Sziget (i cosiddetti "szitizens") fa della diversità un vanto, ama divertirsi, scambiarsi baci, risate, abbracci. Già perché questo è un festival all'insegna della condivisione, dove i disordini sono minimi e lo spirito di divertimento sovrasta ogni preoccupazione. Per questo la vita sull'isola procede nella più totale libertà. 

 

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Non meno importanti le innumerevoli attività che riempiono il festival a tutte le ore. Perché ciò che rende unico lo Sziget non è solamente la musica dal vivo, ma tutto ciò che ruota intorno ad essa: dagli spettacoli di circo a quelli di cabaret, dal cinema ai giochi di società. Poi ancora teatro, workshop di danza, street art ed aree dedicate allo sport. È impossibile camminare per l'isola senza essere distratti da qualcosa che attiri l'attenzione, che sia un'istallazione, uno stand, qualcuno che indossa travestimenti improbabili, ogni spazio è fatto per intrattenere i visitatori. Non è semplice orientarsi inizialmente, dato il gran numero di piccoli viali e tende ovunque, mentre i palchi rappresentano il modo migliore per dividere l'isola in aree di interesse. È proprio il Main Stage, nominato Dan Panaitescu in onore dello storico promoter dell'evento scomparso poche settimane prima dell'inizio dell'edizione 2016, ad offrire il metro di paragone per capire le dimensioni dell'evento. Un gigantesco palco all'aperto in grado di ospitare oltre 60 mila persone sul quale si tengono i concerti degli headliner, con un impianto acustico da far spavento. Dietro ad esso il secondo palco per grandezza e capacità, il Mastercard Stage A-38, accoglie i concerti dei co-headliner e i più importanti dj set. È proprio da qui che si parte per capire di essere giunti finalmente allo Sziget Festival.

 

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Giorno 1

 

La prima giornata di concerti inizia con i Clean Bandit, il gruppo britannico che ha raggiunto il successo con la hit "Rather Be" nel 2014 mette in piedi un live divertentissimo, che fa ballare chiunque. Molti strumenti si alternano alle basi elettroniche ma il vero colore lo danno le voci. Un'apertura perfetta per questo festival. Nonostante il caldo estenuante, il pubblico trova tutte le energie per pogare durante l'esibizione del rapper Stormzy. L'artista inglese dimostra energia impressionante, una rivelazione dal vivo per gli amanti del genere. Di nuovo aria di festa con la cantante svedese Lykke Li, autrice del successo "I Follow River", che movimenta il pubblico ancora desideroso di ballare grazie a un sound elettronico orecchiabile.

 

Alle 21.30 arriva il momento di Kendrick Lamar, il rapper americano tra i più quotati del panorama mondiale, che costituisce il primo headliner dell'edizione numero ventisei del Festival. Qualche problema tecnico costringe l'artista a salire sul palco 45 minuti dopo il previsto, ma l'ingresso con DNA fa scatenare anche i più spazientiti. Uno show spettacolare, tenuto in piedi da pochi musicisti e ovviamente dal carisma del rapper, segna la prima notte di festival, dove un Kendrick Lamar concentrato e incisivo manda in visibilio la folla.
Spazio al rock nostrano con Willie Peyote in scena sull'European Stage. Un rap misto a rock, con chitarre distorte e basso incessante, con momenti quasi hard & heavy. Un vero successo per l'artista torinese che ha avuto l'opportunità di portare i suoi testi ricchi d'arguzia su un palco estero. Così la prima serata prosegue fino al mattino con concerti improvvisati negli angoli delle strade e musica techno fino all'alba.

 

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Giorno 2

 

La notte allo Sziget sembra infinita, le strade sono affollate di gente che festeggia in ogni angolo e la musica risuona per tutta l'isola. Poco tempo per riposarsi dalle fatiche della prima rassegna ed un nuovo giorno ricco di concerti ha inizio sull'Isola della Libertà. Il palco dell'A-38 lo inaugurano i neo zelandesi Unknown Mortal Orchestra, in testa fra i gruppi emergenti nel campo neo-psichedelico insieme a Tame Impala ed affini. Sorprendenti grazie ad un sound originale e accattivante, oltre ad una presenza scenica indiscutibile non fanno mancare momenti di spettacolo come Ruban Nielson (eccentrico frontman del gruppo) che si arrampica sulla torretta del mixer. I tre sfoggiano virtuosismi soprattutto nelle ritmiche, proponendo un rock alternativo dal sapore vintage che caratterizza questa band rivelazione.

 

Sul main stage le canzoni di Bonobo, musicista e dj inglese, portano una ventata di freschezza non riuscendo però ad intrattenere in ogni momento. In crescendo verso la fine dell'esibizione, l'elettronica si fonde meglio alle parti acustiche, ma il vero asso nella manica sono i pezzi cantati, che trasportano i presenti in un'altra dimensione, verso lidi esotici e desolati. Un viaggio dei sensi con i Cigarettes After Sex. Sound ipnotico e scioltezza per il gruppo texano, seguiti da migliaia di fan a cantare le loro canzoni a memoria. Suono delicato e puliti nell'esecuzione, i quattro riescono a far sognare il pubblico.


Di nuovo sul main stage per uno degli headliner più attesi di tutto il festival, i Gorillaz, freschi di pubblicazione del nuovo disco "The Now Now", opera anche meglio riuscita del precedente "Humanz" del 2017. Ingresso trionfale per la band capitanata da Damon Albarn dei Blur, leader carismatico e poliedrico, che durante l'esibizione si muove tra chitarra, tastiere e percussioni con estrema naturalezza, per poi saltare da una parte all'altra del palco. Quasi 20 elementi sul palco coordinati in modo perfetto, ognuno con energia da vendere e precisi nell'esecuzione. Scelta ottima per la scaletta, comprendente tutti i successi e i migliori brani del nuovo disco, resi ottimamente dal vivo, originali e ben strutturati. Non possono mancare le attesissime "Clint Eastwood", "Melancholy Hill" e "Feel Good Inc." per accendere un pubblico in esaltazione, tra fiumi di birra e costumi carnevaleschi.

 

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Giorno 3 

 

Il terzo giorno inizia con gli Shame, la band post-punk londinese che ha debuttato quest'anno con il loro primo LP. Un rock arrabbiato condito di molti riff, ispirato sicuramente a band come The Clash, cattura il pubblico dell' A-38 stage. Spostandosi sul Dan Panaitescu è il momento degli attesissimi The Kooks, che pubblicheranno il nuovo album a fine agosto dal quale sono stati già estratti due singoli (presto la nostra intervista). La band inglese sale sul main stage quando il sole è cocente ma comunque in migliaia sono accorsi a gremire il parterre. I quattro calcano il palco con disinvoltura, ma la performance non trasmette altrettanta convinzione: i brani suonano meno energici rispetto al disco (nonostante un impianto, è bene tenerlo presente, di dimensioni e qualità incredibili). Molto godibile la proposta dei brani, dai classici di "Inside In/Inside Out" ai due nuovi brani "No Pressure" e "All The Time", i The Kooks ripercorrono oltre 10 anni di carriera. Semplici le parti strumentali, non sempre efficaci, ma ben accolti dal pubblico, i The Kooks suonano la celeberrima "Naive" in mezzo alle bandiere sventolanti di ogni nazionalità. Nel complesso non una performance memorabile per la band inglese.

 

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Tutto il contrario per la Parov Stelar Band, gruppo elettronico austriaco incentrato sul dj di Linz. Una formazione costituita da un'affascinante e talentuosa Cleo Panther, la vocalist che tiene il palco come una dominatrice, e poi basso e chitarra magistrali per un'esibizione prettamente elettronica. La sezione fiati (tromba, sax) compie un lavoro grandioso nella parte melodica, e poi volumi enormi, pubblico in delirio ed effetti scenici creano la formula perfetta per il divertimento assicurato.

 

Lana Del Rey è l'artista di punta di questa terza giornata di Sziget, ma non all'altezza di chi l'ha preceduta. Esibizione insufficiente per la cantante americana, preoccupata più dell'estetica che della sostanza della performance. Poca voce, non sempre precisa ma la forte personalità e soprattutto, musicisti e ballerine impeccabili, salvano l'artista dal flop. Nonostante tutto, il pubblico delle prime file, evidentemente devoto, adora la propria diva come una regina e le offre doni ad ogni passaggio in transenna.


È il momento della singolarità della voce di Asaf Avidan. Un set soprattutto acustico per l'artista israeliano che riarrangia i suoi pezzi in chiave intima. Parecchio suggestivi gli strumenti che si fondono con la voce, offrendo uno spettacolo di nicchia per il pubblico del festival, a volte non intrattenuto abbastanza dalla performance di questo artista, anche durante la celeberrima "One Day".

Per le strade fiumi di persone si riversano dove la musica suona ancora incessante e, fra una birra e l'altra, spuntano le prime luci del mattino.




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