Rock The Castle 2019 - Day 3: Slayer and more
07/07/19 - Castello Scaligero, Villafranca di Verona


Articolo a cura di Isadora Troiano
Siamo al terzo e ultimo giorno del Rock The Castle e in quel di Villafranca di Verona, avvolti dalle mura dello splendido Castello Scaligero, orde di fan degli Slayer sono accorse a frotte per l'ultimo (?) concerto della storica band thrash metal.
 
Si parte con due band nostrane, i Carved e i Necrodeath, ottimo metallo italiano per cominciare con sprint l'ultima giornata del festival. Seguono Onslaught e Overkill, due band importantissime per il thrash, che aggiungono gradi alla temperatura già infuocata del castello e non fanno sconti a nessuno.
 
Tra birre e pogo sparso, il tempo passa in fretta ed è già ora di una delle performance più attese della giornata, quella di mr. Philip H Anselmo con i suoi Illegals, che stanno portando in giro un set interamente composto da cover dei Pantera. Le aspettative sono alte, inoltre nubi minacciose si avvicendano sul cielo di Villafranca, circolano voci di grandinate nella vicinissima Verona, insomma c'è tensione nell'aria. Tensione che esplode in un boato quando, dopo l'arrivo degli Illegals, Phil Anselmo fa il suo ingresso sul palco. Parte subito con un brano immortale dei Pantera, "Mouth For War," e il pubblico perde completamente il senno. 
La voce di Anselmo, ormai è un dato di fatto, non è più quella di una volta, lo sa lui e lo sappiamo noi, ma evidentemente è più forte il desiderio di ascoltare dal vivo pezzi che sono dei veri e propri capisaldi del metal moderno. Nella tripletta "This Love", "Walk" e "Fucking Hostile" è il delirio totale, nonostante la voce e l'assenza di musicisti al livello dei veri Pantera, non c'è una testa che riesca a stare ferma, i brividi e l'adrenalina scorrono a fiumi. Phil Anselmo fa fare al pubblico del Rock The Castle un vero e proprio pieno di energia, tenendo il palco con la maestria e la bravura che solo i veri frontman come lui possono avere e riesce così a compensare la forma vocale non esattamente smagliante.
 
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Passato il timore del temporale, puntualissimi, arrivano i Gojira che spazzano via l'ignoranza southern e portano una fresca brezza di curatissimo, potentissimo prog. Con la classe che li contraddistingue, i francesi portano sul palco il meglio della loro musica, da "Stranded" a "L'Enfant Sauvage", attingendo in particolare dal loro successo "Magma", e offrono uno show impeccabile e molto sentito dal pubblico. Piaccia o meno il genere, con i Gojira si possono solo alzare le mani, la loro tecnica e la loro bravura sono innegabili ed è bellissimo godersi il tramonto, l'aria finalmente più fresca, una birra e un concerto di livello altissimo. 
 
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L'attesa degli headliner si fa fremente ma non dura molto: poco dopo le 21:30 sul telone nero calato sul palco iniziano a proiettersi croci rovesciate e loghi familiari fino a che il telone cade e Tom Araya e soci prendono posto sul carro armato d'assalto con cui asfalteranno tutto e tutti. In atmosfera da ultimo show in Italia, gli Slayer sono a dir poco devastanti, non risparmiano neanche un briciolo di energia. Pare evidente che il concerto dello scorso dicembre al forum non sia stato abbastanza per salutare i fan italiani, per cui Kerry King e compagni mettono sul tavolo il loro arsenale completo: "World Painted Blood", una stratosferica "War Ensamble", "Chemical Warfare", "Hell Awaits" giusto per citarne alcune ma anche una versione monumentale di "Seasons In The Abyss", da pelle d'oca, e poi i grandi classici, "Raining Blood" e "South Of Heaven", vere e proprie pietre miliari. Canzone dopo canzone, ci si rammarica non poco del fatto che questi signori stiano "andando in pensione": Araya è in forma smagliante, King e Holt perfetti, Paul Bostaph semplicemente inarrestabile.
 
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Eppure, i quasi 100 minuti in compagnia della band statunitense volano via in un lampo, con "Dead Skin Mask" ed "Angel Of Death" è ora di salutare gli Slayer per l'ultima volta. L'emozione è palpabile, stampata sul volto di Tom Araya, mentre si congeda dal pubblico di metalheads italiane, e di ogni singolo spettatore. Se ci fosse una voce sull'enciclopedia su come lasciare le scene con stile e classe, oggi ci trovereste una foto degli Slayer.



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