Rock The Castle 2019 - Day 2: Slash feat Myles Kennedy & The Conspirators and more
06/07/19 - Castello Scaligero, Villafranca di Verona (VR)


Articolo a cura di SpazioRock

Articolo a cura di Alessandro Masetto

 

Il Rock The Castle, in questa seconda edizione, fa le cose in gran stile, proponendo una kermesse di ben tre giorni, che è partita da venerdì con sonorità più progressive, per snodarsi a quella di sabato in un contesto più hard rock melodico, concludendosi domenica in modo più violento e aggressivo per tutti i cultori di metallo più estremo.

 

Nela suggestiva location del Castello Scaligero di Villafranca (a due passi da Verona), tocca agli Even Flow, prog/power band italianissima, aprire questa seconda giornata del Rock The Castle, e lo fanno piuttosto bene, anche perché stranamente la loro performance è tra le pochissime che non saranno macchiate da problemi audio, risultando perciò piacevoli nell'ascolto, anche se con un pubblico ancora piuttosto carente nelle presenze, tenuto a distanza da una calura africana al limite del praticabile e persistente alle due del pomeriggio. Grazie al prezioso innesto di ben due elementi dei Temperance, ovvero Marco Pastorino e Luca Negro, la band capitana dai fratelli Lunesu sono il giusto aperitivo rigenerante e "rinfrescante" di questa giornata torrida.

 

Dopo mezzora di buonissimo e convincente metal, lasciano il posto ai primi big della giornata, gli inglesi FM, gruppo capostipite dell'AOR, nonché tra i massimi esponenti del genere. Concerto di gran classe, per palati fini, con una scaletta incentrata giustamente e quasi esclusivamente sui primi due dischi storici "Indiscreet" e "Tough It Out", con un Steve Overland, leader vero, mattatore e trascinatore degli FM. Fa ancora molto caldo quando Richie Kotzen sale sul palco del Rock The Castle, cosa peraltro sottolineata e rimarcata da lui stesso, ma che non impedirà al talentuoso chitarrista americano di tirare fuori una prestazione sontuosa. Grande hard rock a forti tinte blues, caldo, suonato con passione e sudore, sono le miscele esplosive e gli assi nella manica di cui dispone Kotzen. Il concerto è incentrato sulla sua innumerevole discografia da solista, anche se vanta un glorioso passato con i Mr. Big e con i Poison. Proprio con la celebre "Stand" (cantata più dal pubblico che da lui in verità), chiude al meglio una prestazione da incorniciare, tra tanti meritati applausi e acclamazioni.

 

richiekotzenrockthecastle

 

Con Sebastian Bach, l'adrenalina sale a mille, e probabilmente, viste le numerose t-shirt a lui dedicate nel pubblico presente, salito ora notevolmente di numero, non è difficile intuire che molti erano qui in buona parte per l'ex vocalist degli Skid Row, sul cui celebre passato ha costruito anche la propria carriera solista. Non a caso, escludendo un paio di pezzi non memorabili, il biondo e lungocrinito Sebastian Bach ha dato ai fan ciò che i fan vogliono: gli Skid Row. Peccato solo che tutto ciò sia stato scandalosamente penalizzato dai suoni. Mettiamoci anche il fatto che il buon Seb non abbia più quello smalto e quell' estensione vocale dei tempi d'oro, e che i pezzi degli Skid Row vadano eseguiti con due chitarre e non con una soltanto, ma tutto ciò non basta come giustificazione, e neppure può essere un'attenuante. Ma siccome parliamo di gente con il "pelo sullo stomaco", questo inconveniente non ha di certo impedito al cantante di fare il suo solito show esplosivo, misto di rabbia, energia e trasporto emotivo, riportandoci tutti magicamente a ritroso nel tempo, in una sorta di bellissimo e suggestivo tuffo nel passato. "Slave To The Grind", "Here I Am", "Monkey Business", "Sweet Little Sister", non hanno perso un minimo di tiro rispetto al passato, così come magica lo è ancora "I Remember You", capace di emozionare ora come allora. Bach ama l'Italia e il pubblico nostrano ama lui. Perché quando un artista straniero cerca ininterrottamente di comunicare in italiano come ha fatto lui nel palco del Rock The Castle merita solo rispetto e applausi a prescindere, vincendo la partita quanto a simpatia già in partenza. "Youth Gone Wild" è il marchio di fabbrica di quest uomo nato ribelle, selvaggio, che orgogliosamente ci mostra essere pure tatuato sulla pelle del suo braccio, e con cui ci saluta (purtroppo) definitivamente! Degli Skid Row senza Bach possiamo farne volentieri a meno, ma di lui no, perché gli Skid sono, e saranno sempre unicamente lui... Forever Wild!

 

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Da una vecchia gloria immortale del metal a un mito: Dee Snider, ex vocalist dei Twisted Sister, è già carico come una molla e pronto per scaraventarci addosso tonnellate di adrenalina pura! Rispetto al collega (e amico) Sebastian Bach, Dee Snider opterà per una setlist maggiormente incentrata sui suoi due dischi solisti, in particolare sul recente "For The Love Of Metal" del 2018. A dispetto delle 64 primavere che anagraficamente lo inchiodano, sfodera invece una prestazione degna di un ventenne, con una freschezza fisica e vocale invidiabile. Fisico asciutto, voce pulita e graffiante, che non conosce mai cali e cedimenti, grazie anche ai suoni leggermente migliorati in questa fase. Ma non c'è niente da fare: i fan vogliono sentire i classici dei Twisted Sister ed eccoli accontentati. "We're Not Gonna Take It", "Under The Blade", "I Wanna Rock" (per citare le più famose), creano il delirio sotto il palco, e consolidano la leadership di uno dei personaggi più influenti e determinanti della scena metal anni '80. Il punto più alto di questa giornata del Rock The Castle, una prestazione d'altri tempi! 

 

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Con i Black Stone Cherry si cambia decisamente genere, e si entra in un contesto di hard rock melodico a tinte più varie e contemporanee. I ragazzi statunitensi, mischiano sapientemente l'old school dei Lynyrd Skynyrd sia con i Led Zeppelin che con gli AC/DC e gli ZZ Top in alcuni frangenti, ricordando i Soundgarden in altri, quanto i Metallica più soft o i Guns'n'Roses più intimistici, aggiustati con un tocco di attualità, come in fondo conviene a una band nata nel 2001 come loro e quindi relativamente giovane. Tuttavia, hanno sfoderato talento e qualità tecniche da vendere per l'ora abbondante di tempo a loro disposizione, dove si sono distinte tra le altre, le celebri e famose "Me And Mary Jane" e "In My Blood".

 

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Ed eccoci giunti al momento topico, conclusivo e per certi versi più atteso di questa seconda giornata del Rock The Castle, data la caratura del personaggio in questione, ovvero Slash, che in società con il vocalist degli Alter Bridge Myles Kennedy, ha dato vita al progetto The Conspirators, da cui stasera sentiremo riproposti pezzi da tutta la discografia, con un occhio di riguardo ovviamente al recente "Living The Dream". Uno show perfettamente riuscito, privo di sbavature e curato maniacalmente nei minimi dettagli. Di contro però, la cura maniacale dei dettagli e un po' la voglia di strafare degli interpreti stessi, ha in alcuni frangenti penalizzato e appesantito lo spettacolo, in particolare durante l'infinito e interminabile assolo di Slash stesso durante l'esecuzione di "Wicked Stone", che, pur evidenziandone l'invidiabile tecnica, ha spezzettato di fatto lo show. La partenza a razzo con "The Call Of The Wild" mette subito il punto esclamativo, con un Kennedy sugli scudi e perfettamente a proprio agio sui mid-tempo, dove i cambi di tonalità sono il suo punto di forza. Da "Apocalytic Love", oltre al pezzo omonimo, si fanno apprezzare "Halo" e "Standing In The Sun", in rapida successione.

 

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C'è spazio anche per i dischi solisti dell'estroso chitarrista con il cilindro stasera, ed ecco che "Back From Cali", "We're All Gonna Die"e in particolare "Doctor Alibi" (cantata con il compianto Lemmy Kilmister e a lui dedicata), non sfigurano affatto contrapposte a quelle dei The Conspirators, anzi... Se avesse ripescato pure dagli Snakepit o dai Velvet Revolver, sarebbe stato quantomai gradito. Dal bellissimo "World On Fire", una piacevolissima "Shadow Of Life", ipnotica ed ammaliante, ci fa sognare un po' tutti ad occhi aperti, prima del gran finale, iniziato con l'immancabile pezzo dei Guns N' Roses "Nightrain", passando per le note di "Starlight" e "You're Lie". Sono quasi due ore che Slash e i The Conspirators sono sul palco, ma non hanno ancora intenzione di chiuderla, e trovano il tempo per elettrizzarci ulteriormente con "World On Fire" e "Anastasia", il capolavoro massimo del loro album complessivamente più riuscito , "Apocalyptic Love". Concerto da manuale, condotto da inizio a fine con apparente facilità da musicisti navigati, che non solo conoscono il rock alla perfezione, ma lo rappresentano fisicamente, in carne e ossa. Le fiamme di questo show incendiario sono ancora visibili e difficilmente domabili nel palco del Rock The Castle. Giù il cappello per Saul Hudson, in arte Slash.

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Setlist Slash:

 

The Call of the Wild
Halo
Standing in the Sun
Apocalyptic Love
Back From Cali
My Antidote
Serve You Right
Boulevard of Broken Hearts
Shadow Life
We're All Gonna Die
Doctor Alibi
The One You Loved Is Gone
Wicked Stone
Mind Your Manners
Driving Rain
By the Sword
Nightrain
Starlight
You're a Lie
World on Fire
Anastasia




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