Riverside - Love, Fear And The Time Machine European Tour 2015
24/10/15 - Roadmender, Northampton


Articolo a cura di Alessio Sagheddu
E' così, per puro caso, incontro Mariusz Duda in centro.
Io corro per non perder il bus che mi porterà a lavoro.
Lui, libero da ogni impegno musicale, esplora la città.
Lo saluto in mezzo ad una folla che non sa chi è, contenendo volutamente l'entusiasmo da fanboy, quello stesso entusiasmo libero da ogni catena solo qualche ora prima. Banale ma conciso riesco a dire che quello della sera prima, sarà sicuramente uno show difficile da dimenticare. Sorride, sorpreso che qualcuno lo abbia chiamato per nome, e con le mani giunte dice grazie.
 


La verità sullo show dei Riverside qui a Northampton potrebbe benissimo esser racchiusa tutta in quel solo gesto, dedicato però all'intera band da una folla che nonostante le angherie meteorologiche inglesi, è riuscita ad essere lì. L'atto del ricevere e quello del dar qualcosa, qualcosa di tangibile; ecco è di questo che si tratta. Ma andiamo con ordine. L'imponente struttura del Roadmender più che moderna, sembra quasi provenire da uno di quei film ad alto tasso noir, la pioggia poi, rende tutto il resto tetro e tipicamente british. Una volta entrati nel locale ed ordinato il primo drink della serata, ben si distinguono i colpi ad un rullante nella "main venue". I Lion Shepherd da Varsavia, infatti, si preparano a riscaldare la folla ancora un pò timida ed infreddolita. Ci riescono in realtà, forti anche loro di un prog rock dal sound spudoratamente oriented (prog-oriented?), molto vicino a quanto fatto dagli Orphaned Land. Nonostante qualche sgarro vocale, la band porta a casa una buona performance e si dilegua lasciando il posto ad una batteria che porta ben visibile The Sixxis, un nome che non ci è affatto nuovo. Da un cantante riccioluto ad un altro ancora più riccioluto, insomma. Il palco dei cinque ragazzi di Atlanta è molto più variopinto, strumentalmente parlando, e si lascia desiderare qualche minuto di più. I riflettori qui però, sembrano quasi interamente puntati sul frontman Vladdy Iskhakov, capace di afferrare violini elettrici, smanettare alle keyboards, lanciarsi in ardue strade vocali ed ovviamente imbracciare una chitarra ogni tanto. Nonostante l'ottima validità di tutti i musicisti, sicuramente Dream Theater-addicted, ai The Sixxis rimane fino alla fine l'ombra del "frontman ingombrante". L'artwork di "Love, Fear And The Time Machine" prende vita sullo sfondo e dopo qualche cambio sul palco, le luci diventano soffuse e leggere, l'eco di una voce risuona in sala e lentamente dopo batterista e tastierista, è il chitarrista Piotr Grudziński a prendersi l'applauso. "Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat?)" accompagna l'entrata di Mariusz Duda, anche lui avvolto da applausi. E' una setlist che non ti aspetti, una setlist che pesca dal presente e dal futuro della band, quasi come l'atmosfera dell'ultimo album. L'entusiasmo adolescenziale mai sepolto durante l'esibizione di "Egoist Hedonist", il cantare all'unisono della sala durante "The Depth of Self-Delusion" e "Discard Your Fear" e quel silenzio, quel rispetto verso la cadenza vocale di quella voce durante l'intimità di "Conceiving You". Perchè in realtà nessuno voleva cantare in quel momento. Perchè l'intera folla pendeva dalle labbra del musicista polacco.


                                              "I got three picks here with me.
                                                             Love.
                                                             Fear.
                                                  So, guess what else?
                                                              ...
                                                   So funny, Isn't It? "


Non mancano i momenti in cui la band posa gli strumenti per qualche secondo e ringrazia, ringrazia per gli anni in cui i Riverside sono stati supportati e seguiti. Non mancano i sorrisi, i momenti comici. Non manca neanche un Duda riflessivo che si beffa scherzosamente del tempo e dei suoi stessi compagni. Perchè con uno show di questo genere, non puoi non lasciar il locale senza portarti qualcosa dietro. Non puoi non portarti qualcosa a casa, non dopo una "We Got Used to Us" da brividi. E' molto probabile che in serate come questa, chi ha assistito allo show con te, pur essendo totalmente estranea al tipo di musica, lasci il locale con una copia di "Love, Fear And The Time Machine".

 


Setlist

Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat?)
Feel Like Falling
Hyperactive
Conceiving You
02 Panic Room
The Depth of Self-Delusion
Saturate Me
Egoist Hedonist
We Got Used to Us
Discard Your Fear
Escalator Shrine
Found (The Unexpected Flaw of Searching)


Encore:

The Same River




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