Pistoia Blues Festival: Supersonic Blues Machine feat Billy F. Gibbons & More
15/07/18 - Piazza Duomo, Pistoia


Articolo a cura di Sergio Mancuso

È un pomeriggio molto caldo, e dopo una promessa disattesa di pioggia, alle sette di sera sono ancora pochi i coraggiosi che si affrettano a prendere posto sotto il palco di Piazza Duomo. Pistoia si gode sonnacchiosa la domenica pomeriggio eppure i Virginia Waters, quando salgono sul palco, hanno altri progetti per i pochi ascoltatori: fare rock e farlo alla grande. La band è giovane e fresca e la frontwoman piena di energia; il caldo non li abbatte, la poca attenzione degli ascoltatori alla ricerca del proprio posto nemmeno. Sono semplicemente felici di suonare su un palco così prestigioso, felici di calcare lo stesso stage dei grandi e la loro energia comincia a trasmettersi al pubblico che si lascia catturare da "I've Killed My Power Animal" e dall'istrionismo di Maria Teresa Tanzilli che dialoga costantemente con i presenti coinvolgendoli. Un vecchio trucco che funziona se sai quello che fai, e la band vincitrice del contest #obiettivobluesin dimostra di saperlo e di avere la stoffa per divenire una realtà importante capace di portare il proprio vigoroso rock a nuovi traguardi.

 

Con un cambio di scaletta, rispetto a quanto annunciato nel programma ufficiale, dopo la band umbra di apertura salgono i Seraphic Eyes, un trio power rock, che presenta in pochi brani l'album "Hope" dalle chiare aspirazioni grunge. Si muovono, ballano e mettono in mostra uno show che nonostante le sonorità poco avvezze ad un pubblico in attesa di ascoltare del blues rock risulta piacevole e ricreativo, ancora più accattivante per la coesione tra la scollatissima bassista di nero vestita e il chitarrista e cantante.

 

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In un ritmo serratissimo salgono sul palco i peculiari Superdownhome, un duo di esperienza formato da Enrico "Henry" Sauda e Beppe Facchetti, elegantemente vestiti con cura come vecchi bluesman e con strumententi minimali e rispettosi della tradizione del delta blues delle origini, come la cigarbox suonata rigorosamente, anche con lo slide, cassa, rullante e voce. Non serve altro per fare della buona musica, e loro ce lo dimostrano senza effettuare circonvoluzioni armoniche o variopinti show pieni di luci ma, con stile e pacatezza reggono lo stage interessando veramente il pubblico che, probabilmente per la prima volta, comincia ad aguzzare le orecchie incuriosito; io stesso colpito dall'esibizione ho voluto raggiungere la band per conoscere i titoli dei brani suonati: "Twenty-four Days", "Stop Breaking Down Blues" e "I'm Broke" e avere un commento a caldo dell'esibizione e così Enrico ha risposto: "È difficile descrivere cosa abbia provato nell'iniziare le prime note di 24 days. Dopo esserci guardati...ho alzato lo sguardo in cielo e la sensazione provata è stata simile a quando da bambino rividi mio padre dopo una settimana per un viaggio di lavoro! Mi portó un pensiero e mi sentii amato protetto! Questa emozione di totale armonia l'ho rivissuta in quel preciso istante!"

 

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Nemmeno il tempo di un respiro che una nuova band si presenta al pubblico, sono i Casablanca, band di alternative rock dall'ispirazione stoner nata a Como. Presentano il loro album "Pace, violenza o costume" con brani come "Maschere" e "Una Ragione In Più" dalle liriche ricercate in cui il cantato mellifluamente melodico crea uno stridore voluto con la ruvidezza degli strumenti. Il gruppo ha evidentemente molto da dire ed è costretto a farlo in fretta, così in fretta che quando arriva il momento di abbandonare il palco non è pronto e non ne ha voglia: ne nasce così un piccolo screzio francamente evitabile tra la band e gli organizzatori pressati dall'esigenza di rispettare il tabellone orario degli headliner della serata.

 

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È ora che uno dei pezzi da novanta si presenti al suo pubblico. Mark Lanegan sale sul palco con la sua band senza particolari clamori. L'ex voce dei Queens of the Stone Age e degli Screaming Trees è un uomo avvezzo al grande pubblico, alle serate importanti, ma anche un cantautore fuori dalle logiche di mercato e non è interessato ad interagire in maniera istituzionale: non urla, non ricerca le emozioni primordiali classiche dei concerti anzi il suo primo vero ringraziamento per il calore arriva dopo diversi minuti. È un uomo la cui anima sembra stretta in un corpo troppo piccolo per contenerla tutta e riesce ad aprire un canale di energia emozionale con il pubblico che in maniera sognante va fuori di testa entranto in relazione con la grandezza dell'universo. "Deepest Shade" raccoglie tutta la parte più oscura della serata, un momento in cui la voce di Lanegan da roca e cruda si trasforma in spettrale e cavernosa. Questa energia inaspettata raggiunge il suo culmine nella dolente e struggente "Bleending Muddy Water", creando un'implosione sonora che si trasforma in un'esplosione psichedelica per gli ascoltatori. "Ode To Sad Disco" insieme a "Floor Of The Ocean" sono le canzoni più pop, con le sonorità elettroniche tipiche della disco music e stonano all'interno di un'esibizione così curata, ma quando arriva la fine, Mark decide di uscire di scena con una canzone maggiormente ritmata, che scuota il pubblico sognante e lo riporti sulla terra per assistere al suo abbandono del palco e così, coadiuvato da un chitarrista particolamente ispirato, si lancia in "Death Trip to Tulsa".

 

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La folla, spossata dall'esibizione di Lanegan, ha giusto il tempo di un veloce cambio di palco che, come pirati lanciati all'arrembaggio, arrivano i Supersonic Blues Machine a conquistare la nave o meglio lo stage principale. Sono esattamente quello che ti aspetti di vedere e sentire ad un festival di blues. Fabrizio Grossi, al basso, Kenny Aronoff alla batteria e Kris Barras portano un blues rock con i controfiocchi. Fanno ballare e fanno divertire, si presentano come "100% badass" e hanno terribilmente ragione. Gli assoli potenti di Barras sono onnipresenti, la sezione ritmica è delle migliori e la seconda chitarra interseca il suo suono con maestria sapendo quando inserire i propri virtuosismi. Kris è uno showman nato, mantiene il pubblico come se fosse nato per fare questo, canta, suona e ha il physique du rôle con i mille tatuaggi sui muscoli. La band si presenta con "I Am Done Missing You" accompagnata dall'armonica: un'entrata che più blues non si può e il pubblico apprezza.

 
Kris suona con la chitarra dietro la schiena, suona con i denti nella migliore tradizione Hendrixiana e fa parlare la sua Telecaster la dolce lingua del Mississipi, Fabrizio Grossi traduce per lui rivolgendosi al pubblico che applaude, batte le mani a tempo e segue ballando la musica. "Watchagonnado", "L.O.V.E." e "Bad Boys" lasciano il segno e sono perfette da suonare live.

 

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Nonostante il look aggressivo, la scanzonatezza dei brani e l'evidente improvvisazione, niente è lasciato al caso e proprio quando la folla comincia a non poterne più di aspettare, i Supersonic con tremendo tempismo introducono l'artista che tutti stavano aspettando, Billy F. Gibbons, l'uomo più cool del rock n'roll e la barba più sexy del blues che entra suonando uno dei cavalli di battaglia degli ZZ TOP ,  "La Grange", e pronuncia le fatidiche parole che tutti stavano aspettando: "Let's make some blues", ed è proprio in quel momento che gli argini si rompono e la moltitudine di persone fino ad ora controllate ad arte dagli steward diviene fiumana, che con irresistibile carica si getta sotto al palco in maniera così decisa che la sicurezza capisce di non poterla arginare e decide di farsi da parte. La Guest Star della serata si è fatta attendere, ma sfrutta tutti i trucchi che una vecchia volpe da oltre cinquanta milioni di dischi venduti ha al proprio arco: chiacchiera con il pubblico inneggiando alle notti toscane, al blues e soprattutto alla birra, suona con una sola mano e fa pieno utilizzo della propria timbrica roca temprata da fiumi di Jack Daniel's e pinte texane. "Broken Heart" e "Running Whiskey" scritte con i Supersonic Blues Machine sono un trionfo che cattura anche chi è lì per ascoltare i vecchi pezzi leggendari. Attempati biker e giovani amanti del genere si uniscono a cantare i cori arringati dallo stesso Gibbons e da Barras, l'armonica lancia le proprie note in assoli che farebbero piangere di piacere Little Walter e sembra che si sia raggiunto l'acme, quando Billy intona le prime note di "Sharp Dressed Man" e l'ondata emozionale sale ancora, la folla va in delirio come solo ad un concerto rock n'roll si può sperare di vedere e non è disposta a lasciare il proprio posto sotto al palco nemmeno quando la band dichiara finito lo show.
Nessuno vuole tornare a casa, non dopo aver sentito Barras lanciarsi nei suoi assoli e aver visto da vicino una leggenda come il frontman degli ZZ TOP; vuole essere ancora scossa dall'armonica e sentire nelle proprie viscere il rullante di Aronoff che suona come pochi, vuole che Fabrizio mantenga in piedi la magia con il suo basso e con il carisma che esercita sui suoi compagni e così rumoreggia e ottiene un bis.

 

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I Supersonic e Billy Gibbons tornano sul palco lanciandosi in un'esecuzione di "Got My Mojo Workin'" da manuale seguita a ruota da "Going Down", e allo spegnersi delle ultime note si capisce che il concerto è finito ma la magia ancora alleggia nell'aria e gli applausi, le urla e i fischi arrivano scroscianti a riconoscere i dovuti omaggi a un gruppo di musicisti eccezionali e davvero ben affiatati. Tutti si possono incamminare fuori dalla piazza sapendo che non poteva esserci finale migliore per un festival come quello di Pistoia che mescola blues e rock da oramai trentanove anni.

 

SETLIST MARK LANEGAN BAND

Death's head tatoo
The gravedigger's song
Hit the city
Sister
Nocturne
Deepest shade
Beehive
Bleeding muddy water
Riot in my house
Ode to sad disco
Harborview hospital
No bells on Sunday
Harvest home
Floor of the ocean
Death trip to Tulsa


SETLIST SUPERSONIC BLUES MACHINE

I am done missing you
I ain't falling again
Remedy
L.O.V.E.
Watchagonnado
The stranger
Bad boys
Can't take it no more
Elevate
Let it be
Hard times


CON BILLY F. GIBBONS

La Grange
Broken heart
Dust my broom
Running whiskey
Sharp dressed man

Encore

Got my mojo workin'
Going down




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