Phil Campbell and the Bastard Sons + Gorilla Pulp
16/03/18 - Jailbreak, Roma


Articolo a cura di Federico Falcone

Si scrive Phil Campbell, si legge Motorhead. Dopo 32 anni di onorata militanza nella creatura dell'indimenticabile Lemmy, 16 studio album incisi, 7 live prodotti e migliaia di concerti e scorribande in giro per il mondo, associare il nome del chitarrista di Pontypridd a quello del trio rock n'heavy inglese è assolutamente inevitabile. Non potrebbe essere altrimenti, siamo sinceri. In compagnia di Kilmister e Mikkey Dee, infatti, ha scritto pagine straordinarie della nostra musica preferita, ci ha regalato live show elettrizzanti e ha seriamente messo a repentaglio l'integrità dei nostri stereo con i suoi riff abrasivi e dirompenti.

 

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Sono passati due anni da quando la morte del frontman/bassista ha posto fine alla storia dei Motorhead, e se il biondo batterista si è accasato dietro le pelli degli Scorpions, il buon Phil ha deciso di avventurarsi in una strada nuova partendo da zero. Scelta che ai più è sembrata una scommessa, se non un azzardo. Assieme ai suoi tre figli (Todd (chitarra), Dane (batteria), Tyla (basso)) ha fondato i PHIL CAMPBELL & THE BASTARD SONS, gruppo devoto a sonorità rock n'roll che, nel "tiro" e nelle intenzioni, strizza l'occhiolino alla sua ex band. Nel mondo del music bussiness è sempre più raro trovare esempi di spontaneità, voglia di divertirsi e, soprattutto, di mettersi in discussione. Ecco perché a Campbell va dato il merito di una scelta audace ma realmente apprezzabile. Perché quella passione che tutti noi fans ricerchiamo nelle scelte dei nostri eroi musicali, in questa circostanza, è evidentissima. E meno male, perché l'idea che questo grande chitarrista e compositore potesse andare in pensione proprio non ci andava giù. In occasione di questa prima calata capitolina, i Bastard Sons sono stati preceduti sul palco dai GORILLA PULP, interessante band originaria di Viterbo che nella mezz'ora a disposizione non ha sfigurato sul palco del Jailbreak che lentamente si andava riempiendo. Autori di un sound che affonda le radici nella musica dei '70 e degli '80, la band guidata dal cantante e chitarrista Maurice Flee ha dimostrato di saperci fare sul serio. Oltre alla personalità nello stare on stage (che non è poco, credetemi), a convincere il pubblico sono stati i brani presenti in scaletta, ben composti e ben arrangiati oltre che sapientemente bilanciati tra sfumature stoner e heavy. Chiudendo la setlist con la cover di "Iron Man" dei Black Sabbath, i Gorilla Pulp si sono meritati gli applausi del pubblico romano. A loro i nostri complimenti.

 

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Si spengono le luci e un boato accoglie Phil Campbell & The Bastard Sons. Inutile specificare che la differenza tra il chitarrista e il resto della band è abissale. Concentrare, però, un live report solo su questo aspetto sarebbe ingeneroso nei confronti di un progetto che merita attenzioni particolari e supporto incondizionato per la sua bonarietà. E' passione vera quella che si è vista sul palco, e come tale è stata percepita e apprezzata. Parliamo, piuttosto, del rock n'roll suonato, quello che è stato riversato all'interno del locale e quello che gli è valso gli applausi convinti dei rockers e dei metalhead presenti. Vengono eseguiti gran parte dei brani inediti: "Big Mouth", "Spiders", "Take Aim" e la più recente "Dark Days", ma l'entusiasmo, quello vero, si accende solo con l'esecuzione di alcuni classici dei Motorhead. "Rock Out", "R.A.M.O.N.E.S.", "Born To Raise Hell" incitano al pogo e a cori da stadio, mentre una micidiale "Ace Of Spades" semina il panico all'interno del Jailbreak facendo muovere anche gli spettatori più pigri.

 

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Si tira il fiato con "Get On Your Knees", brano destinato a restare nei live show del gruppo ancora a lungo, prima di prepararsi all'arrembaggio finale con altre cover dei Motorhead: "Rock n'Roll", "Heroes" e "Going To Brazil" chiudono uno show intenso, coinvolgente e ricco di sincero calore verso un musicista che ha segnato profondamente questo genere musicale. Dal canto loro i Bastard Sons sono una bella realtà, bisognosa di farsi le ossa in lungo e in largo in giro per l'Europa ma, almeno per il momento, più adatta a questo tipo di palcoscenico che ai palchi giganti che calcano i mostri sacri. Ma è giusto e inevitabile così, si chiama gavetta. E siamo pronti a scommettere che Campbell si stia divertendo un mondo a vivere esperienze che non viveva da una vita. Perchè in fondo, a muovere tutto, è quella scarica di adrenalina che si ha una volta saliti sul palcoscenico. Buona fortuna ragazzi, ve la meritate.

 

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