Paul Weller - A Kind Revolution Tour
10/09/17 - Estragon Club, Bologna


Articolo a cura di Paolo Stegani

Al Godfather che tutti conosciamo, protagonista del capolavoro di Francis Ford Coppola del 1972, bisognava portare rispetto, molto rispetto, e per ovvie ragioni. Se nel mondo del cinema Marlon Brando tornava alla carica per dimostrare di essere ancora una leggenda, negli stessi anni, nel panorama musicale, esordiva The Modfather, per fare ai giovani di tutto il mondo un'offerta che non potessero rifiutare. E nessuno la rifiutò, al punto da rendere sir Paul Weller il padrino del brit-pop senza dover temer rivali.

 

40 anni dopo l' Estragon Club di Bologna è sold out per una delle tre date italiane del nuovo tour, in promozione al nuovo album "A Kind Revolution", arricchito da tanta nuova musica. L'innovazione è sempre stata la stella polare seguita da Weller durante l'intera carriera, e un suo concerto è il riassunto di un migliaio di emozioni e sonorità differenti condensate in due ore, in un continuo succedersi di brani d'annata e canzoni recenti. Senza aver bisogno di entrate trionfali o piene di suspence, Weller si presenta sul palco all'improvviso per un'apertura piuttosto soft, lasciata alle note di "I'm Where I Should Be": effettivamente il palco, qualsiasi palco, è il posto in cui dovrebbe (sempre) stare. Il feeling con il pubblico italiano, rafforzatosi sempre più negli anni, si conferma una componente fondamentale nella creazione di quell'atmosfera che rende brani come "My Ever Changing Moods" e "Have You Ever Had It Blue" un tuffo nel passato dal sapore nostalgico. Ma Weller è Weller, ancor prima di essere l'ex leader di The Jam e Style Council: lo spazio maggiore della scaletta è dedicato a ciò che di buono ci ha regalato nei suoi ultimi lavori in studio. Sta qui la differenza fra The Modfather e moltissimi altri suoi colleghi: mentre altre stelle della musica pop lasciano ai propri nuovi brani il compito ingrato di fornire una motivazione valida per poter tornare in tour, l'attenzione e la cura dedicata a ciascuna opera da parte di Weller fanno sì che difficilmente ne esca qualcosa di mediocre. Dirò di più: chi ne trae maggior beneficio è la credibilità della figura di "rockstar" che, nonostante la fama ormai più che raggiunta, vuol dimostrare al pubblico ed a se stesso che non si è mai trattato, e non si tratterà mai, solo di un gioco.

 

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"A Kind Revolution" si conferma quindi un esperimento riuscito, dove le canzoni vanno dritte al punto, non importa quale sia. "White Sky" è una splendida parentesi di rock crudo e diretto, tratto dal penultimo album "Saturn Patterns", a spezzare gli equilibri di uno show che procede a tappe, da un sound all'altro, senza sembrare assemblato casualmente. Tutto perfetto? No, ma niente di grave. Il primo dei tre bis, o per meglio dire dei tre set finali, è colpevole di un calo di intensità. Belle canzoni "Wild Wood" e "What Would He Say?", ma forse inserite nel momento sbagliato della scaletta, quando invece di quattro brani in acustico ci sarebbe stato bisogno di una scossa finale. Pazienza, dato che chi lo conosce bene sa che la canzone di chiusura dev'essere per forza un'altra. Sul riff di basso di "Town Called Malice", infatti, si conclude una serata preziosa per via di ciò che ne resta: la convinzione che qualunque cosa accada alla musica pop, qualsiasi mutamento o rivoluzione possa in essa avvenire, Paul Weller sarà in grado di ritagliarsi il proprio spazio e farne parte.

 

Setlist:

I'm Where I Should Be
Nova
My Ever Changing Moods
White Sky
Long Time
Saturns Pattern
Going My Way
Have You Ever Had It Blue
Shout to the Top!
Into Tomorrow
She Moves With the Fayre
Porcelain Gods
Above the Clouds
You Do Something to Me
Woo Sé Mama
Friday Street
Peacock Suit
The Changingman


1° bis

Monday
Wild Wood
Hopper
What Would He Say?
Out of the Sinking

 

2° bis

These City Streets
Broken Stones
Start!
Come On/Let's Go

 

3° bis

Town Called Malice

 




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