Nick Mason's Saucerful Of Secrets - European Tour 2018
20/09/18 - Teatro degli Arcimboldi, Milano


Articolo a cura di Cristina Cannata

A volte si creano delle situazioni in cui la musica manifesta il suo potere più interessante: quello di zittire la mente umana, di schiacciare i pensieri, di inibire il brusìo perenne nella testa dell'uomo. Ci cala in una specie di gabbia anestetizzante e dolcemente confortevole, tenendoci in uno status di alta protezione, dove il nostro compito è solamente quello di accoglierla, sentirla e goderne.

Questo è stato più o meno quello che è successo, al Teatro Arcimboldi di Milano, in occasione dell'ascesa in terra nostrana di Nick Mason insieme ai suoi Saucerful Of Secrets. Più di un'ora e mezza di confortante intorpidimento dato dallo spettacolo che lo storico batterista dei Pink Floyd ha gentilmente proposto al suo pubblico. Uno show che ha lasciato a bocca aperti tutti, ma proprio tutti, i presenti in sala.

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Niente maiali volanti, niente scenografie particolarmente impattanti: giusto un fondale e qualche gioco di luce ben studiato. D'altronde Mason non è mai stato un musicista "complicato", ha preferito contribuire alla storia della musica senza dare eccessivamente nell'occhio, senza inutili fronzoli, semplice ed efficace. Mason sa benissimo di non averne bisogno, basta la sua musica. Basta la scaletta che propone per soddisfare pienamente le attese del suo pubblico.

Una vagonata di Pink Floyd dei primi tempi -dal 1965 al 1971 più o meno-, quelli di "Meddle", "Atom Heart Mother", "A Saucerful Of Secrets"; quei Pink Floyd che in giro non si sentono più tanto spesso. Ma Nick Mason ama quello che ha creato, ama quegli anni di musica sperimentale e totalmente, inconsapevolmente nuova: non importa quello che propongono David Gilmour o Roger Waters. Qui si parla di Nick Mason.

Supportato da una super band di tutto rispetto -Guy Pratt (che ha in precedenza collaborato con Gilmour), Gary Kemp, Lee Harris e Dom Beken- alle 21 spaccate il batterista compare sul palco iniziando ad accennare le note di "Interstellar Overdrive". Così il pubblico riceve un bello spintone dritto dritto in una piscina di psichedelia: ora non resta altro che trovare una posizione comoda e star lì ad ascoltare.

Una dopo l'altra si susseguono le canzoni che hanno spianato le basi al successo planetario che la band britannica conquistò anno dopo anno, canzone dopo canzone, album dopo album. Ogni brano è introdotto dai versi di stupore e contentezza del pubblico: "Fearless", "Obscured By Clouds", "Vegetable Man", "If" e "Atom Heart Mother". La performance è pulita e divertente: non una banale riproposta di un repertorio, ma una reinterpretazione studiata, non disdegnando di aggiungere del proprio. Mason, dalle pelli, batte come batteva cinquant'anni fa, con la stessa posizione delle braccia, la stessa faccia concentrata decorata talvolta da quel sorrisino abbozzato e compiaciuto, assolutamente sincero, di chi si diverte a far musica.

 

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Non manca il ricordo a Syd Barrett senza il quale "noi non saremo qui oggi", attesta con riconoscenza Mason. Così come non manca un simpatico riferimento a Roger Waters, "grande uomo, grande amico, ma non è mai stato bravo a condividere" prima di attaccare "Set the Controls for the Heart of the Sun" che manda in delirio il pubblico, con tanto di gong finale battuto proprio dal batterista "questa è la mia sera", dice. "See Emily Play", "Bike" e "One Of These Days" sono gli ultimi brani da pelle d'oca prima che la band abbandoni per pochi secondi il palco, per tornarci con "A Saucerful Of Secrets" -naturalmente- e "Point Me At The Sky", simpatica sigla di chiusura.

Applausi infiniti del pubblico, che adesso deve in qualche modo riprendersi dallo stato di trance in cui si era ritrovato catapultato. Mason e compagni ringraziano, soddisfatti ed emozionati di aver -anche quella sera- risvegliato dal torpore del tempo quelle canzoni immortali. Una storia che non segue per forza una logica, che non necessariamente deve essere lineare per essere compresa e interiorizzata: i Pink Floyd sono stati anche questo. I Pink Floyd hanno suonato e cantato la pura genialità creativa.




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