Moonspell - Road To Extinction Tour Part I
23/03/15 - Rock n'Roll Club, Romagnano Sesia (NO)


Articolo a cura di Luca Ciuti
Non sappiamo se alla fine di questi anni malati, i popoli latini soccomberanno sotto il peso del giogo imposto da Frau Merkel, ma c’è da scommettere che venderanno cara la pelle. Moonspell e Septic Flesh nel cartellone del “Road To Extinction Tour Part I”, greci e portoghesi assieme, la risposta alla troika in chiave metallica.
 
 
Chi pensava che certe sonorità fossero prerogativa esclusiva dei popoli con le corna si sbagliava: l’orgoglio mediterraneo si tinge di sole ma anche di nero quando occorre, in attesa di capire cosa ci offrirà la seconda parte di questa strada per l’estinzione celebrata dai Moonspell e spianata da banchieri e multinazionali. Non c’è niente di vagamente politico in questo tour, per cui godiamoci l'accoppiata, breathe in breathe out, until we are no more, prima che sia troppo tardi, come cantano i lusitani. I Moonspell sono tornati sulla cresta dell’onda sospinti dai consensi che “Extinct” sta raccogliendo fra pubblico e addetti ai lavori. Un disco che porta avanti il discorso intrapreso vent’anni fa con “Wolfheart” e “Irreligious”, l’ultimo vertice in ordine temporale di un triangolo magico, capitoli imprescindibili di un ipotetico manifesto gotico romantico, compendio fra metal di derivazione estrema e atmosfere dark. Tutt’altro discorso invece per i Septic Flesh. La svolta sinfonica di alcuni anni fa non è stata del tutto digerita dai fans della prim’ora e se a qualcuno la mossa può essere sembrata una furbata, a noi è parsa più che altro una vera e propria vocazione che la band prosegue in modo coerente, a giudicare da quanto visto e sentito stasera, la ghiotta occasione per ammirare on stage una band che raramente si fa vedere in giro. Ne esce una sapiente alternanza di tonalità black e gothic orchestrate con maestria da Spiros Antoniou (ma i pettorali sotto la cotta di maglia erano finti..?), uno che dispensa ferocia e carisma a tutto spiano a cui non mancano ironia e empatia col proprio pubblico. Un calore per certi versi inatteso e figlio delle origini mediterranee della band che fa da contrasto alle gelide trame orchestrate. L’ora dei Moonspell scocca alle 22:30, la scenografia è presa dall’artwork del nuovo disco, mentre un bel paio di corna fa la sua vistosa figura sul drum kit. Ecco che sulle note della baudelairiana “La Baphomette” i cinque lusitani entrano on stage, in un italiano appena accennato Ribeiro mostra eguale devozione verso il suo pubblico e verso le proprie origini, fra un “Grazie Italia” e un “Obrigado”. Non poteva passare inosservato un Pedro Paixão ormai dedicato in via esclusiva alle tastiere, la mancanza di una seconda chitarra si sente eccome, ma la buona notizia è che lo schema esalta il lavoro dell’ascia gemella di Ricardo Amorim, capace di inserirsi con trame melodiche di insperata bravura. “Extinct” è stato presentato alla stampa come una lezione di gothic metal e anche per questo viene letteralmente saccheggiato. C’è qualcosa di magico nel terzo elemento del triangolo di cui parlavamo, forse una tensione inedita per una band che si pensava avesse detto (quasi) tutto. Il resto del repertorio non ha voce in capitolo, c’è spazio solo per la title track di “Night Eternal” messa lì a far aumentare i giri di un motore che comunque non ha bisogno di essere truccato. I pezzi nuovi sono figli di una ricercatezza forse mai emersa prima e appare ancora più chiaro che ad Andrew Fletcher fischieranno le orecchie ogni volta che la band intona “Medusalem” o “The Last Of Us” (questa sì, davvero tanto radio oriented). Quando però hai a referto pezzi di storia come “Wolfheart” e “Irreligious” non puoi far finta di niente: il canto di guerra folk “Ataegina” e il cerimoniale di “Mephisto” conducono il Rock n’Roll di Romagnano in una discesa negli inferi senza ritorno, un turbinio di luci rosse  e atmosfere tardo gotiche di cui “Vampiria” resta la trasposizione più fedele. Fino al momento in cui giunge “Alma Mater”: questo cavallo di battaglia è ormai un inno transnazionale per i seguaci dei Moonspell e forse sì, è davvero la risposta profetica contro chi vuole schiacciare l’identità di popoli che voltano le spalle al mondo, orgogliosamente soli (citazione d'obbligo). La licantropia è un altro di quei temi tanto caro ai lusitani che viene celebrato nelle conclusive “Wolfshade” e nell’immancabile “Full Moon Madness”. Riusciamo a sentire le stelle e toccare la notte anche se ci troviamo nel chiuso di un vecchio cinema, l’atmosfera è magica fino alla fine, spezzata solo dalla lunga standing ovation e dall’abbraccio finale.
 
 
I portoghesi restano per chi scrive una band fra le più importanti nel suo genere: uno stile originale, una vibrante tensione emotiva, live set infuocati e coinvolgenti. Non è mancato davvero nulla nella carriera di questi ragazzi, se non la capacità di fare le scelte stilistiche giuste al momento giusto. Ma tutto questo stasera non conta, perché quando sul palco si spengono le luci è davvero un’altra storia.


Setlist:
1. La Baphomette
2. Breathe (Until We Are No More)
3. Extinct
4. Night Eternal
5. Opium
6. Awake!
7. The Last of Us
8. Medusalem
9. Funeral Bloom
10. ...of Dream and Drama (Midnight Ride)
11. Malignia
12. The Future Is Dark
13. Mephisto
14. Vampiria
15. Ataegina
16. Alma Mater
Encore:
17. Wolfshade (A Werewolf Masquerade)
18. Full Moon Madness



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