Leprous - "Pitfalls" Tour 2019
18/11/19 - Campus Industry Music, Parma


Articolo a cura di Cristina Cannata
Quello dei Leprous, questa volta, era una dei ritorni più attesi, non solo dai fan storici ma anche dalle nuove coinquiste fatte dalla band negli ultimi tre anni a partire dal successo di "Malina". Attesi quanto attesa è stata la loro fatica in studio, "Pitfalls", che ha deliziato, affascinato, impressionato e -per alcuni- sorpreso i fan dei cinque ragazzi norvegesi. Già, perchè malgrado sia sempre stata chiara l'intenzione della band di sperimentare a ogni uscita un'evoluzione concreta a livello di sound, di compiere un'effettiva progressione artistica, scostandosi spesso dalle buone prassi e "usi e costumi" del progressive, è anche vero che "Pitfalls" spiazza decisamente l'ascoltatore abituale della band, e gli pone davanti un nuovo approccio, "diverso" dall'usuale, che alcuni hanno osannato e altri preso con un po' di amarezza ("Ah ma dove sono finite le chitarre pesanti?). Ad ogni modo, la curiosità di sentire questo nuovo album, complesso e intricato, era tanta ed è stata testimoniata dai diversi show sold out che la band ha collezionato in questa prima uscita europea.

Ad accogliere i fan alle porte del Campus Industry Music di Parma è stata una fastidiosa pioggia insistente, che però non ha minimamente scalfito le intenzioni dei guerrieri della prima fila, in attesa già dalle prime ore del pomeriggio. La sala si popola velocemente, con un bel tappeto di teste già pronto per la prima band a salire sul palco: i Port Noir. La band svedese con un set molto breve di cinque brani prova a presentare l'ultimo album "The New Routine", anch'esso un lavoro che con le sue tendenze "indie-pop" ha segnato un netto distacco rispetto ai lavori precedenti della band. Senza il chitarrista Andreas Hollastrand -misterioso assente- il trio di Soldertalje riscalda l'atmosfera che viene decisamente infiammata dai The Ocean, secondo opener della serata. Con il loro eclettico post/avant-garde metal con tendenze post hardcore e ambient (impossibile da descrivere in maniera più precisa), i The Ocean mettono sul piatto un'esibizione a dir poco impeccabile: la band di Berlino impazza tra luci e fumi, inonando la sala con tutta la potenza dei loro strumenti e l'energia dei loro movimenti, calamitando su loro gli occhi dei presenti, incantati dalla carica penetrante della performance. Con un set di sette canzoni incentrate sulle ultime due uscite discografiche, i The Ocean salutano i presenti: è tempo dei Leprous
 
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Le sagome di Solberg e compagni appaiono in penombra, invocati a gran voce dalla sala impaziente. Sempre perfetti, nelle loro camicie e cravatte nere e grigie. Le note di "Below" -opener del nuovo album- impostano la carica emotiva dello show, sin da subito intensa e coinvolgente. La setlist è dedicata al nuovo album, conforto per i fan curiosi di godere della resa live delle perle di "Pitfalls", soprattutto dal lato vocale. Qui Einar Solberg non si smentisce e, nonostante un fortissimo raffreddore che avrebbe reso impossibile qualsivoglia esibizione a qualsiasi altro comune mortale, regala un'unterpretazione magistrale, segno di una crescita artistica e professionale importante. Crescita di cui, in realtà, è protagonista l'intera band ed è decisamente visibile sul palco: l'armonia è palpabile e si riversa ad ondate di energia sul pubblico. La band sostiene lo show in maniera eccellente. I Leprous non deludono, nè i nuovi fan nè tanto meno quelli di lunga data e propongono pezzi sia dal più recente "Malina" che da "The Congregation" e "Coal". Nell'ordine "Stuck" -che vanta dell'elegante contributo di Raphael Weinroth-Browne, violoncellista canadese ormai membro fisso della band- inaugura una carrellata nostalgica con "Slave", "The Cloak", l'immancabile cover dei Massive Attack "Angel" e "The Price", in cui il pubblico diventa seconda voce. La band prosegue con i nuovi brani: "Observe The Train", l'attesissima "Alleviate" (che fa scappare qualche lacrimuccia in giro...) e "Distant Bells". Un brano, quest'ultimo, che è un'ode alla bravura di ogni singolo componente della band, dall'armonia delle due chitarre di Tor Oddmund Suhrke e di Robin Ognedal, alle bracciate potenti di Baard Kolstad e alle strutture complesse del bassista Simen Daniel Lindstad Børven. Una brevissima pausa suggerisce che c'è ancora spazio per qualche altra canzone. "From the Flame", immancabile, manda in visibilio la folla e anticipa l'altrettando immancabile "The Sky Is Red", certamente il pezzo più complesso dell'ultimo album della band. 

Pochi commenti: in 18 anni di carriera i Leprous hanno forgiato la loro identità arricchendola uscita dopo uscita e rinnovandola alla ricerca della perfezione dell'arte. Un'identità importante e imponente che riversano sia su disco che sul palco; in questo ultimo caso, riuscendo a regalare un vero e proprio spettacolo.  
  
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