King Gizzard & The Lizard Wizard - World Tour '19
15/10/19 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Federico Barusolo
Una giornata molto piovosa a Milano, quella che lo scorso martedì si preparava ad accogliere i King Gizzard & The Lizard Wizard nella cornice dell'Alcatraz. Condizioni metereologiche particolarmente avverse, che non hanno però potuto contrastare il misto tra curiosità ed entusiasmo che la vulcanica band australiana ha saputo destare nella sua unica data in terra italica del tour mondiale. I 7 musicisti sono stati infatti accolti da una serata da sold-out alla loro terza apparizione di sempre nel nostro Paese, dopo i festival di Ravenna e Torino, rispettivamente nelle estati 2017 e 2018.


Sicuramente, rispetto a questi precedenti, di nuovo materiale da proporre non ne mancava, grazie ai ben due album pubblicati nel 2019 ("Fishing For Fishies" e "Infest The Rat's Nest"), aggiuntisi ad una incredibilmente prolifica discografia in studio che vede pubblicati la bellezza di 15 dischi nel giro di 7 anni. Anche l'affinata presenza scenica è un fattore determinante che, assieme alla varietà di repertorio, giustifica ampiamente i numeri che i King Gizzard stanno raggiungendo in questo tour.


In apertura alla serata, davanti ad una sala non ancora propriamente gremita, salgono sul palcoscenico gli ORB. Il quartetto di Geelong, Victoria, imposta subito l'atmosfera doom della serata, grazie al suo sound grezzo e ricco di sfumature psych, sicuramente molto affine allo stile portante degli headliner di giornata. La scaletta è piuttosto breve e, nel giro di circa mezzora, accompagna il flusso di persone che stanno popolando via via la struttura del locale meneghino, sostenuta da un carismatico basso ed una ruvida batteria a caratterizzare la potenza di un gruppo che probabilmente ha ancora da guadagnare in termini di affiatamento.

orb

Dopo aver strappato i primi applausi di serata, gli ORB si defilano lasciando il posto alla band tutta al femminile delle Stonefield, composta dalle quattro sorelle Findlay. Anche loro giovanissime, anche loro australiane, anche loro sull'onda di uno psych-rock che in questo frangente assume caratteristiche più tipicamente settantiane. Tra i riff della chitarra, i colpi della batterista/vocalist e il tappeto di tastiere, l'eleganza scenica delle musiciste mette in scena uno show incentrato sul nuovissimo disco "Bent", in grado di conquistare in pochissimo tempo la sala.

 
Giunti al momento dei saluti per le Stonefield, l'Alcatraz è ormai strapieno e attende solo di veder comparire i Gizzard. Sono da poco trascorse le 21.50 quando la band fa il suo ingresso in scena, accompagnata da una suggestiva intro video tutta a tema "Infest The Rat's Nest".

stonefield

Ed è proprio dall'ultimo lavoro in studio che Stu Mackenzie e compagni iniziano ad infiammare la serata. La potenza della doppia batteria e le plettrate dure e veloci sulla Flying V di Joey Walker introducono la faccia più heavy del loro sound attraverso "Self-Immolate" e "Organ Farmer", scatenando da subito la foga del pit. La scaletta procede affrontando la piega elettro/blues/boogie di una sezione che vede susseguirsi brani di "Polygondwanaland" e dello sventurato penultimo album "Fishing For Fishies", che riesce comunque ad attirarsi il pieno consenso nella versione live di pezzi come "Cyboogie", capace nella sua semplicità di aumentare la carica dell'Alcatraz a dismisura.

 
Nella seconda parte dello show, una nuova accelerata di stampo "Rat's Nest" dà il via ad una carrellata più eterogenea attraverso anche le atmosfere più sperimentali e progressive di pezzi come "Hot Water" e "Bitter Boogie", prima che lo show si chiuda nello spaventoso crescendo di potenza dei quattro pezzi conclusivi di "Murder Of The Universe". In chiusura, una versione infuocata della title-track dello stesso album accompagna la follia di un pubblico in delirio dal primo minuto dello show, un pubblico mai domo e sempre alle prese con continui quanto improbabili crowd surfing e massicci moshpit.


I King Gizzard sono andati ben oltre le aspettative, portando a Milano uno show che li consacra ormai come una band esperta e collaudata, oltre che incredibilmente talentuosa e versatile. Lo spettacolo è solido e coinvolgente in tutta la sua durata (circa un'ora e quaranta) e la sua varietà e ricchezza in termini di strumenti, fa riflettere sulle incredibili qualità di un complesso che negli ultimi 3 anni è stata in grado di rilasciare 7 album in studio ed al contempo costruire uno spettacolo di queste proporzioni.


Solo complimenti.

 

gizzard

 

Setlist:


Self-Immolate
Organ Farmer
Plastic Boogie
Inner Cell
Loyalty
Horology
This Thing
The Bird Song
Cyboogie
The Great Chain of Being
Venusian 2
Hell
Hot Water
Evil Death Roll
The Bitter Boogie
Digital Black
Han-Tyumi the Confused Cyborg
Vomit Coffin
Murder of the Universe




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