Iron Maiden - Rock In Idro Day 3
02/06/14 - Arena Joe Strummer, Bologna


Articolo a cura di Andrea Mariano

La terza giornata del Rock In Idro ha visto come headliner una band attesa, attesissima: per tutto il giorno l’Arena Parco Nord di Bologna ha continuato a riempirsi di fan provenienti da tutta Italia e non solo; fino a pochi minuti dall’inizio del main event persone e personaggi si sono aggiunti a coloro che erano già in loco dal mattino pur di conquistare la miglior posizione possibile (inner circle a parte, ovviamente).

Dopo una giornata intensa passata tra Extrema, Black Stone Cherry, Opeth, Alter Bridge e molti altri che vi racconteremo in dettaglio nel nostro imminente report dedicato proprio all’intero Rock In Idro, ecco che la luce solare si fa sempre più timida, favorendo l’incombere dei toni più scuri di una notte limpida ed impreziosita da una falce lunare che pare sia li apposta per l’evento (verrebbe da chiedersi se possa spuntare da un momento all’altro un Eddie nelle vesti della Vecchia Signora). L’atmosfera inizia a scaldarsi quando, poco dopo le 21:00, l’impianto sonoro sprigiona le note del classico degli Ufo “Doctor Doctor”, ma è con i maxischermi che proiettano immagini che accompagnano l’intro di “Moonchild” che i presenti iniziano ad agitarsi, esplodendo in un fragoroso boato all’entrata in scena degli Iron Maiden in una esplosione di fuochi d’artificio e luci che mostrano in tutta la sua maestosità il palco su cui i sei musicisti daranno spettacolo: allestimento scenico che richiama “Seventh Son Of A Seventh Son”, rampe e gli immancabili teli giganti raffiguranti gli artwork più famosi della band inglese.

 

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Come da tradizione, gli alfieri della New Wave Of British Heavy Metal non si risparmiano neppure per un secondo, e continuano l’imperterrito assalto sonoro e visivo con “Can I Play With Madness?” e l’ottima “The Prisoner”. Non si fa in tempo ad applaudire, che Adrian Smith fa esaltare i presenti suonando uno dei riff più famosi del repertorio della Vergine di Ferro: “2 Minutes To Midnight”. Il pubblico risponde in maniera davvero energica, con salti e pogo che i sei musicisti sul palco guardano compiaciuti.

ironmaiden_rockinidro2014_ann_01Bruce Dickinson parla poco, ma ringrazia e ricorda come questa sia una delle ultime occasioni per ascoltare alcuni brani che difficilmente troveranno spazio nei futuri tour. A questo punto arriva la prima sorpresa della serata, ovvero una eccezionale “Revelations” al posto di “Afraid To Shoot Stranger”, e l’atmosfera non può che essere delle migliori, così come la prestazione della band. Si susseguono velocemente i due classici “The Trooper” e “The Number Of The Beast” (durante la quale alla sinistra di Bruce compare un mezzo busto demoniaco), per poi giungere ad uno dei brani più dirompenti della loro carriera, una chicca che purtroppo, difficilmente tornerà in scaletta. “Phantom Of The Opera” è un’epopea di sette minuti durante i quali dove non arriva l’estensione vocale di Dickinson, arriva il pubblico: non un secondo di silenzio, laddove non ci sono parole da cantare, si canta la melodia delle chitarre di Murray, Smith e Gers. Dopo una “Run To The Hills” che ha visto la partecipazione di Eddie in versione soldato, arriva il turno di “Seventh Son Of A Seventh Son”, brano epico, intenso, con un impressionante Eddie gigante e dagli occhi purpurei che si erge sullo sfondo, senza dimenticare la interpretazione davvero rasente la perfezione da parte di Steve Harris e soci.

Segue la seconda sorpresa, una “Wrathchild” tanto inaspettata quanto dannatamente apprezzata da tutta l’Arena Joe Strummer, “Fear Of The Dark” cantata così forte da coprire quasi del tutto il suono proveniente dalle casse. Conclude il set principale l’immancabile “Iron Maiden”, durante la quale un imponente Eddie si erge con in mano un feto che si dimena all’interno della placenta e guarda minaccioso e il pubblico (nota per i chitarristi: Adrian Smith per questa canzone ha rispolverato la vecchia Ibanez rossa).

Un bis coi controfiocchi ci regala “Aces High”, “The Evil That Man Do” ed un’incendiaria “Sanctuary” che va a sostituire “Running Free” ma non di meno esalta i presenti e al tempo stesso fa venir voglia di chiedere ancora un’altra canzone, ma niente da fare: i Maiden lasciano lo stage salutando soddisfatti il pubblico altrettanto soddisfatto.

 

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Tutto perfetto orbene? Non proprio. Al di la di un bilanciamento dei volumi non sempre ottimale, vi son stati alcuni giri a vuoto di Nicko McBrain alla batteria, ma ciò è assolutamente perdonabile se si considera che ha suonato per tutta la sera con un tutore al braccio, dunque non al 100% della forma. Anzi, questa precisazione dovrebbe far capire ancora di più di come i Maiden siano delle vere e proprie macchine da guerra in sede live, ed ancora una volta sono riusciti a sfoderare una prestazione invidiabile, sicuramente memorabile.

Up the irons. Again!

 

Setlist:
Moonchild
Can I Play with Madness
The Prisoner
2 Minutes to Midnight
Revelations
The Trooper
The Number of the Beast
Phantom of the Opera
Run to the Hills
Wasted Years
Seventh Son of a Seventh Son
Wrathchild
Fear of the Dark
Iron Maiden

Bis:
Aces High
The Evil That Men Do
Sanctuary




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