Iron Maiden - Legacy Of The Beast Tour
09/07/18 - Ippodromo del Galoppo, Milano


Articolo a cura di Cristina Cannata
"Scream with me Milano!"

E' certo, come potrebbe essere diversamente, caro Bruce Dickinson? Come potrebbe essere possibile non urlare, cantare, lasciarsi andare, emozionarsi ad un concerto degli Iron Maiden? Ad uno show che trasuda deferenza storica da ogni singola nota che viene suonata? Dicono sia umanamente impossibile.

Alla seconda tappa della loro ascesa in terra italica, dopo la comparsa al Firenze Rocks 2018 e prima di proseguire per Trieste, ieri a Milano all'Ippodromo del Galoppo (in occasione del Milano Summer Festival) gli Iron Maiden l'hanno fatto di nuovo: hanno fatto un concerto degli Iron Maiden. Anzi, pardon, uno spettacolo degli Iron Maiden. Una vera e propria esperienza completa. Bruce Dickinson e compagni si sono ancora una volta caricati sul groppone tutta quella maledetta energia che hanno in corpo da che storia ne abbia memoria e l'hanno mitragliata sul pubblico presente senza alcun senso della misura. Un vero e proprio bagno d'artistico piacere. 
 
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A dare il via al tutto sono stati i The Raven Age, gruppo in qualche modo frutto di una costola degli Iron Maiden. Già perchè anche qui in formazione si conta un Harris, George per la precisione, figlio di Steve, e chitarra della band. I cinque ragazzotti arrivano sul palco già ben rodati, non è infatti la prima volta che introducono nomi di un certo calibro e hanno così imparato, a forza di calli e faccia tosta, ad attirare da subito l'attenzione di chi non li ha mai sentiti nominare. Il loro sound arrabbiato, giovane, quasi "immaturo" coinvolge e incuriosisce.

A seguire arriva la chitarra di Mark Tremonti e dei suoi Tremonti: la band approda sul palco prontissima ad inondare il pubblico con brani tratti dall'appena sfornato "A Dying Machine", un mesetto di vita. Suoni puliti, tecnicismi che fanno venire i brividi sulla schiena degli appassionati: la proposta del chitarrista degli Alter Bridge è un heavy metal disciplinato e rigoroso, promosso a pieni voti dal mare umano che pian piano inizia a riempire il pit. Il set, di circa un'ora, scorre senza perdersi troppo in chiacchiere, diretto e preciso, una serie di muri di suoni che si infrangono uno dopo l'altro sul pubblico, che riceve il colpo e ringrazia. 
 
Appena 40 minuti di cambio palco, in un'atmosfera composta per la maggior parte da eccitamento, agitazione e zanzare, e la tradizionale "Doctor Doctor" è il segnale: signori e signore, prendete posto, mettetevi comodi, lo show degli Iron Maiden sta per avere inizio.  Gli occhi sono tutti puntati sul palco, i bambini iniziano a prendere posizione sulle spalle dei genitori, i ragazzini si preparano per il pogo sregolato, i più grandi si sistemano la giacca di jeans con le toppe: è proprio vero, la musica è il collante più bello che possa esistere per mettere in connessione gli uomini senza se e senza ma. Il discorso di Churchill introduce la scenografia pensata appositamente per il "Legacy Of The Beast" tour: un maestoso aereo plana sul palco, premessa alle sei sagome che, armate di strumenti, iniziano a scorrazzare da una parte all'altra del palco. "Aces High" è la degna apertura delle danze. 
 
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Bruce Dickinson e compagni appaiono immediatamente in forma smagliante. Il cantante dimostra di essersi totalmente ripreso rispetto alle uscite precedenti: la voce è impostata, pulita, pronta agli acuti che tanto fan girare la testa ai seguaci degli Iron Maiden, che contemplano la sua professionalità con devota ammirazione. Corre, su e giù, a destra e a sinistra nei suoi pantaloni di pelle e camicie alla Lady Oscar, non si riesce a seguire con gli occhi, e sorge spontaneamente la domanda "Ma a quasi 60 anni come diamine fa?". Poche risposte: e' Bruce Dickinson. Anche Steve Harris e Dave Murray non sono da meno, così come Janick Gers e Adrian Smith: tutti lì pronti a scorrazzare sul palco come palline impazzite del pinball, in una sorta di gara, tra movimenti improbabili, seguendo il copione di uno show sapientemente architettato nei minimi dettagli, il tutto sorretto dai colpi maestosi e veloci di Nicko McBrain

La scaletta scorre velocemente, tra cambi d'abito di Dickinson (che bello sarebbe avere la sua velocità al mattino...) e di scenografia, quasi una per ogni canzone: dall'aereo iniziale si passa a scenari con vari Eddie, montagne, guerre, vetrate di chiese, The Trooper, fuoco e fiamme, Icarus. Un impatto visivo che supporta magistralmente la setlist accuratamente studiata, elogio puro alla carriera dei Maiden. E così, in fila, gli Iron Maiden propongono "2 Minutes To Midnight" con tanto di finale urlato in coro a squarciagola, "The Clansman", "The Trooper" e "Revelations". L'alchimia con la folla è straordinaria: le innumerevoli teste che tappezzano l'Ippodromo diventano un'altra voce, attiva e co-protagonista, esortati da Dickinson che parla, scherza, osserva e si compiace. "Maiden, Maiden", il pubblico acclama e si diverte, sta andando tutto bene. 
 
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Il finale è scoppiettante: "Flight Of Icarus", "Fear Of The Dark", "The Number Of The Beast" e "Iron Maiden" fanno perdere quel briciolo di lucidità che ancora appariva sfumata all'orizzonte. Ragazzi, siamo davanti agli Iron Maiden, siamo di fronte ad un pezzo di storia della musica: godetevela. 

"I am a man who walks alone..."

Una brevissima finta uscita per poi tornare a completare il lavoro e saziare del tutto la libidine del pubblico: prima "The Evil That Men Do", poi le immancabili "Hallowed Be Thy Name" e "Run To The Hills". Sentiti ringraziamenti, si va a casa. 

Ebbene sì, gli Iron Maiden l'hanno fatto di nuovo: ci hanno accolto nel mondo che raccontano, ci hanno trascinato in un'esperienza musicale totale, ci hanno infilati in una macchina del tempo e ci hanno riportato negli anni Ottanta, quando l'heavy metal era davvero una filosofia di vita. Uno spettacolo, costruito nei minimi dettagli, una celebrazione puntuale della carriera di una della band che può affermare: "Si figliuolo, l'heavy metal è anche opera mia!".
 
Gli Iron Maiden hanno di nuovo fatto un tipico spettacolo degli Iron Maiden.  



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