I-Days 2018 - Day 4: Queens Of The Stone Age + The Offspring & more
24/06/18 - Experience Milano, Rho (MI)


Articolo a cura di Giulia Franceschini

Dopo tre intensissime giornate per band e pubblico, giungiamo all'appuntamento finale di questi I-Days 2018. I sopravvissuti al festival sanno ormai come funziona, e dopo quattro giorni di live camminano placidamente lungo il decumano fermandosi a raccattare quanti più gadget possibili, c'è gente che si rincontra e si abbraccia, poi basta svoltare nell'arena per vedere gli highlander sdraiati sull'erba posticcia a prendere il sole, alcuni dei quali con i segni visibili di quattro giorni di festival, tanti sfoggiando magliette degli Offspring, tutti con il volto rilassato e in un clima di festa.

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Gli ultimi opener degli I-Days 2018 si chiamano CRX, vengono da Los Angeles e salgono sul palco precisamente alle 17.30. La band del chitarrista degli Strokes, Nick Valensi, con un album all'attivo dal titolo "New Skin" (2016), sfodera le proprie carte migliori sul palco dell'arena meneghina. Con un mood che oscilla tra sfumature più aggressive dello stoner e altre più malleabili dell'indie/alternative, i CRX offrono un set gradevole, puntando su riff groovy e dal suono graffiante e sul bel timbro talvolta piacevolmente effettato di Valensi. La breve setlist è una buona selezione dei brani del debut album, tra le quali spiccano i singoli "Broken Bones" e "Ways To Fake It", che chiude il set.

 

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Freschissimi di Firenze Rocks (li abbiamo sentiti tra le band di apertura del giorno 1, poco prima dei Foo Fighters), i Wolf Alice sembrano essere ormai di casa sui palchi italiani. Lo show, nonostante il pubblico meno cospicuo rispetto a quello del Firenze, non è meno intenso. L'affascinante ed elegante frontwoman Ellie Rowsell saluta in italiano: "Ciao Milano! Come stai?". Si conferma lei il fulcro della band e governa la scena con la sua voce incontrollabile. La formazione londinese, di cui ormai conosciamo le sonorità alternative, attinge dai suoi dischi "My Love Is Cool" e "Visions Of A Life", in uno show forse leggermente monotono ma per molti versi interessante.

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Il pubblico non torna a sedersi, anzi, si infittisce davanti alle transenne. Sembrano davvero in tanti ad aspettare gli Offspring, e di questo avremo conferma anche successivamente. Bastano le prime note di "Americana" e l'arena salta senza sosta. Una delle band punk di riferimento degli anni Novanta, voce e musica di tantissimi adolescenti, eseguono uno dietro l'altro dei pezzi che, volenti o nolenti, hanno fatto parte della vita di chiunque. Con la loro attitude inconfondibile, vanno da brani imprescindibili come una "Original Prankster" da spasmo, a "Why Don't You Get A Job" passando per una "Staring At The Sun" distruttiva. Il set è un pogo incessante, fatto salvo per l'unica simil-ballad della serata "Gone Away", che fa tirare un po' il fiato a tutti. Dopo una piccola pausa si torna a saltare con una sequenza tiratissima: "Why Don't You Get A Job", "Pretty Fly (For A White Guy)" con il suo "give it to me baby, ah ah!" conosciuto e cantato da ogni testa presente nell'arena, e "The Kids Aren't Alright" con i cori che partono da ogni angolo. Il finale è intensissimo con "You're Gonna Go Far, Kid" e "Self Esteem". Sul backdrop compare il celebre logo-teschio della band e ringraziando e presentando il main act della serata, l'ancora biondissimo Dexter e soci abbandonano il palco.

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Le file si sciolgono, il parterre si fa stranamente rarefatto, si sentono voci che sentenziano "Dovevano far suonare prima i Queens Of The Stone Age". Non stupisce dunque molto il fatto che all'inizio del set dei Queens Of The Stone Age ci si muova comodamente da un punto all'altro del parterre. Diventa evidente che effettivamente una cospicua parte di pubblico fosse alla venue non tanto per gli headliner, quanto più per gli Offspring.

 

Dopo un infinito cambio palco, il set dei QOTSA ha finalmente inizio. Le luci prendono vita e lo stoner si materializza sul palco. Si inizia con la bella doppietta di "Go With The Flow" e "Sick, Sick, Sick". La band di Josh Homme è precisa e serrata. Lui è come lo conosciamo, con il sorriso sghembo e il crestino rossiccio che oscilla sul suo capo scultoreo e il collo taurino. Con i singoli più recenti "Feet Don't Fail Me" e "The Way You Used To Do" finalmente inizia un po' di movimento anche nelle zone esterne al pit. Il set è un crescendo di intensità, il pit inizia a saltare sulle note dei classici e delle novità della band. Assistiamo così a un'esplosiva "My God Is The Sun", mentre si torna al passato con "Burn The Witch". C'è "No One Knows" e una marea di teste che saltano seguendo il celebre riff. I suoni cupi e le parole di Josh si propagano, dando vita ad uno spettacolo ipnotico e vigoroso. Tocca a "Domesticated Animals", altro grande estratto dell'ultimo "Villains", e poi a "Make It With Chu", con Josh che accende una sigaretta e che con i suoi noti modi sempre galanti invita il pubblico a cantare: "Se non vi interessa potete andarvene, non importa, ma se restate dovete cantare". E un coro si diffonde nell'aria infinito.

 

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Manca poco al termine del set, i QOTSA proseguono imperterriti con "Head Like A Hunted House", "Little Sister" e "A Song For The Dead". Su questo brano la band lascia il palco, senza dire una parola. Le luci si riaccendono e i tecnici affollano il palco. Gli I-Days 2018 sono finiti. Un flusso ordinato e composto di esseri umani ritorna sulla retta via del decumano, chiedendosi se veramente i Queens Of The Stone Age avessero terminato in quel modo il loro show e se forse non dovessero essere gli Offspring gli headliner. Polemiche a parte, ci lasciamo alle spalle un festival che ha portato alcuni tra i migliori act in circolazione su un palco per noi, per un pubblico che in Italia esiste, che ama il rock e che finalmente non ha come unica opzione quella di scappare in giro per l'Europa per vedere le band che più ama, nell'adrenalina e nell'esperienza che solo un grande festival può imprimere nei giorni di un fan.

 

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Setlist QOTSA

Go With the Flow
Sick, Sick, Sick
Feet Don't Fail Me
The Way You Used to Do
My God Is the Sun
The Evil Has Landed
Burn the Witch
You Think I Ain't Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire
No One Knows
If I Had a Tail
Domesticated Animals
Make It Wit Chu
Little Sister
A Song for the Dead 




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