Hydrogen Festival 2013 - Santana - The Sentient Tour
05/07/13 - Anfiteatro Camerini, Company Arena, Piazzola sul Brenta (PD)


Articolo a cura di Francesco De Sandre

In occasione del “The Sentient Tour 2013”, Carlos Santana, l’alieno della sei corde, atterra in Italia per tre tappe in cui con la solita simpatia e la classe che lo caratterizza saluterà ancora una volta decine di migliaia di fans affezionati al suo sound unico e ammaliante. Nel padovano stasera c’è un unico must: si va a vedere Santana. Con leggerezza e tanti bei ricordi, un pubblico adulto accorso da ogni parte del triveneto riempie la Company Arena allestita di fronte alla solenne Villa Contarini Camerini, dal 1500 simbolo e onore della cittadina di Piazzola sul Brenta, che anche quest’anno ospita la rassegna estiva denominata “Hydrogen Festival”, ricca di nomi altisonanti del panorama musicale internazionale. La location unisce alla bellezza della storia e al fascino della cultura i valori di fraternità e di unione che la musica crea e diffonde. Quale artista se non uno dei più validi, carismatici ed amati al mondo come Carlos poteva aprire al meglio una rassegna così varia e prorompente?

 

Dalle 19.30, in contemporanea con la conferenza stampa di presentazione, la folla di curiosi ed appassionati inizia a riempire l’arena, cosituita da gradinate fronte palco e una vasta  platea: ai lati di essa sono disponibili due corridoi per i posti in piedi. La luce arancione del tramonto accarezza la facciata della villa, ed in questo contesto estrememente rilassante prosegue il flusso del pubblico verso i posti a sedere. Molte le famiglie che hanno scelto di farsi accompagnare al concerto dai figli: per essi questa è un’ottima introduzione alla realtà dei live. E anche da questa particolarità si capisce come Santana unisca più che mai uomini e donne di differenti età, etnie, realtà. L’artista è molto legato al ruolo dei bambini, ed è attivo umanitariamente attraverso la sua Fondazione Milagro, tanto che una piccola parte del costo di ogni singolo biglietto è devoluta in beneficenza. 

 

175e3787e7500d80b7ff84c6c072448b_600Durante l’attesa, mentre qualche signora si accalca presso le transenne con lo stesso entusiasmo di una ragazzina degli anni ’70, il pubblico ha l’opportunità di osservare la carrellata di chitarre che i tecnici accordano una ad una sul palco. Alle 21.35 il buio è ormai sceso sulla piazza, tanto che la Villa viene prontamente illuminata con fari artificiali dalle tonalità calde: scende qualche goccia di pioggia, inconveniente che non scoraggia i partecipanti. Quando Carlos arriva sul palco, vestito con un tradizionale abito latino largo e bianco e indossando l’immancabile cappello, l’ovazione è inizialmente solo per lui, ma presto ci si rende conto della cornice stupefacente che la sua band crea grazie alle doti superlative di alcuni membri, come il percussionista Karl Perazzo che, come un metallaro incallito, durante il primo brano rompe subito una bacchette, tanta è la foga che impiega nel battere i tamburi. 

 

Lo show di Santana è una riproposizione dei brani che hanno fatto la storia del personaggio e della musica: si ascolta subito “Black Magic Woman”, per poi passare attraverso “Love Is You Love Is Me”, l’acclamatissima “Gypsy Queen”, la conpartecipata “Oye Cómo Va”, “Maria Maria”, “Foo Foo”, “Josefina”, “Europa”, “Trinity”, “Corazón Espinado”, “Jingo”, l’altisonante “Smooth”, “Dame Tu Amor” e tanti altri classici. Alla fine dell’esibizione Carlos presenta uno ad uno i componenti del supergruppo, che però durante ogni singolo brano hanno, a turno, sfoggiato la propria abilità: Raul Rekow alle congas è un portento ed impiega ogni muscolo delle braccia e del viso in un ritmo vertiginoso, Andy Vargas e Tony Lindsday si alternano tra voci e maracas, in un connubio tra voce latina e voce nera davvero ammirevole. David Mathews alle tastiere è il primo solista con cui Santana scambia occhiate d’intesa tra un assolo e un ritornello ripetuto. La punta di diamante del gruppo è il bassista Benny Rietveld, che inizialmente si destreggia con un contrabbasso elettronico, poi inforca il quattro corde e in più occasioni si innalza su di tutti con diverse tecniche di slap e di arpeggi che entusiasmano sia i presenti, sia Carlos stesso, che più volte scherza coi colleghi e con il pubblico, facendo qualche simpatica linguaccia e divertendosi quando dei ragazzi innalzano una sua sagoma di cartone a grandezza originale.

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Fino all’ultima canzone, passando per  “Into The Night”, che nella versione originale è cantata da Chad Kroeger, frontman dei Nickelback, il sound pulito e sincero si propaga leggiadro per l’arena. Più volte Santana invita il pubblico della platea ad alzarsi in piedi e a ballare, e viene prontamente accontentato. I maxischermi laterali alternano immagini in diretta a filmati storici che ripercorrono la lunghissima carriera del chitarrista messicano, aggiungendo talvolta istantanee dal mondo, fotografie di paesi poveri in cui la gente si rifugia nella danza e nella condivisione.

 

Incredibile come la band di Santana liberi la mente dei presenti e trasmetta gioia e calore con un sound inimitabile, costruito attraverso dieci virtuosi provenienti da paesi differenti, i quasi si fondono alla perfezione costituendo una base acustica impressionante sulla quale Carlos può sfoggiare tutta la sua classe, tra improvvisazioni divertenti e arpeggi da mito, da mago. La sua musica è un bel messaggio di positività e pace che, nonostante l’età avanzi, continua a diffondere con convinzione e passione. Santana è più di un’icona: è un valore incarnato in forma umana che ha la capacità di far parlare le chitarre, contagiando appassionati e amatori di ogni angolo del globo.




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