Gods Of Metal 2016
02/06/16 - Autodromo, Monza


Articolo a cura di Giulia Franceschini

Questo Gods Of Metal mette alla prova già dall'ingresso. Chi arriva sotto al palco piazzato nel cuore del parco di Monza può già ritenersi quasi un guerriero, dopo aver attraversato il fitto verde che divide la raffinata città da quello che ieri era il più grande ritrovo italiano di metallari. Abbandonata la civiltà, ci si inoltra nel grande verde che circonda la splendida Villa Reale e l'autodromo. Dopo poco più di un km di percorso dall'ingresso, giusto il tempo di esaurire le scorte del viaggio, si apre un'enorme radura, una distesa immensa e verde che ospita il mastodontico palco del Gods Of Metal. Questa edizione, attesa da anni, si presenta con qualche differenza rispetto al passato. Tutto è condensato in un solo giorno, a causa di recenti e discussi cambi di programma, in cui dieci band toccano trasversalmente le sfumature del rock e del metal calcando lo stesso palco.

 

La giornata inizia presto. Toccano agli italiani Overtures - interessante scelta - l'onere e l'onore di aprire le danze del Gods Of Metal 2016 - la band fa parte anche della line up dello SpazioRock.it Festival. Il power metal melodico della band di Gorizia intrattiene e sveglia il per il momento scarso pubblico che inizia a manifestarsi sotto al palco. Lo slot successivo viene occupato dai Planethard, altra interessante realtà italiana, che tiene discretamente il palco con un sound che sfiora l'alternative e il prog. È il momento poi delle chitarre blueseggianti di Jeff Angell & Staticland che abbiamo intervistato proprio in occasione della loro partecipazione al festival (qui potete leggere la nostra intervista), e poi dei californiani The Shrine che aumentano la dose di puro rock and roll appena introdotta da Jeff.

 

È solo primo pomeriggio quando il pubblico del Gods viene acceso dalla forza incontenibile di Lzzy degli Halestorm, una delle frontwomen più travolgenti in circolazione. E i nomi della line up iniziano così a crescere. La band sfoggia il suo lato più aggressivo, forse per adattarsi al tenore della giornata. Il pubblico è finalmente davvero partecipativo, incantato dalla voce e dalla grinta di Lzzy. È lei che riesce a creare una buona connessione con i fan giù dal palco, dicendo qualche timida frase in un tenero italiano. Una scaletta apprezzata e molto cantata dal pubblico, che si chiude con "I Miss The Misery".

 

 

 

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È tempo per i Gamma Ray di salire sul palco, nella loro ammirevole e piacevole coordinazione estetica. È immediato l'impatto con la voce di Frank Beck che guida una scaletta composta da alcuni dei brani più d'effetto della band. I grandi del power metal tedesco propongono una gradita setlist, buon riassunto dei loro anni, da "Land Of The Free" a "Master Of Confusion". Trova spazio, con grande approvazione del pubblico, un brano storico degli Helloween, "I Want Out". Il fine set è allietato da qualche pesante goccia di pioggia fredda, che allevia un po' il bollore dai corpi che affollano il Gods.

 

Nikki Sixx sul palco è una garanzia e ora anche in Europa si sa. Era proprio ieri il debutto nel Vecchio Continente dei Sixx:am, che portano in Italia il loro nuovissimo "Prayers for the Damned". Un impatto visivo davvero notevole, tra le coriste e lo sgargiante taglio di capelli del frontman, tanto che dal pubblico si sollevano lecite osservazioni del tipo "Arrestategli il parrucchiere!". Tornando alla musica, anche l'impatto sonoro risulta davvero soddisfacente, soprattutto grazie ad un ritocco tecnico dopo qualche canzone, che si percepisce già con "When We Were Gods". E in anticipo sulla tabella di marcia e dopo una godibile performance, la band lascia il palco con "Life Is Beautiful".

 

Sono le 18.30 quando una delle band più attese fa finalmente la sua apparizione. Vessati dalla recente scomparsa dell'ex batterista Nick Menza, i Megadeth, uno dei gruppi simbolo del thrash americano, infiammano la folla dell'autodromo. Band in grande forma, un Dave Mustaine al top che  fa ripercorrere la carriera della band in una scaletta forzatamente breve, ma esaustiva. Dai classici dei primi anni ai brani di Dystopia, il loro ultimo lavoro, i Megadeth, in una formazione tutta nuova ma molto stabile e credibile a livello di sound, mettono in mostra tutta la tecnica e la concentrazione. Siamo già verso la fine del set quando durante l'acclamata Peace Sells, passeggia sul palco la mascotte della band. Sono pochi i momenti in cui Dave riemerge dalla sua chioma bionda per parlare al pubblico. Uno di questi è il momento della presentazione di Holy Wars che Dave dedica a recentemente scomparso Nick Menza. E con immensa compostezza, i Megadeth abbandonano il palco, lasciando il pubblico in attesa dei Korn.

 

 

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I Korn ci accompagnano durante il tramonto. Il cielo ancora gentilmente coperto di nuvole si colora di rosso e di blu in mille sfumature. Con il calare del sole anche il palco prende vita e lo show acquista il netto valore aggiunto di luce ed effetti scenici. E soprattutto finalmente anche in fondo si balla: l'attitudine groovy e danzereccia dei Korn fomenta la voglia di saltare della "fucking amazing crowd" - come la descrive Jonathan. Chiudono con il quella che probabilmente è la loro più fruttuosa hit "Freak On A Leash". E così, con un po' di anticipo, scendono dal palco salutando il pubblico soddisfatto del Gods.

 


Siamo all'ultimo e più atteso cambio palco della giornata. Il fondo è ormai devastato dai salti e dagli scalpitii del pubblico presente da diverse ore sul suolo del Gods. Ma sono tutti ancora lì, fermi, piantati a terra con il naso all'insù, aspettando di vedere cose incredibili su quel palco, in quanti basta per non lasciare dubbi su chi fosse la vera star della giornata. "Voglio le fiamme", urla qualcuno dal pubblico, qualcuno che probabilmente li conosce bene. I Rammstein iniziano ad essere chiamati a gran voce, fino a quando un countdown ingannevole, interrotto da degli improvvisi fuochi d'artificio che partono dal tetto del palco e si disperdono nel buio del cielo sopra di noi, annuncia l'arrivo della band berlinese.

 

 

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Doom è da solo sul palco quando gran parte della band viene calata sul palco da delle sorta di piattaforme-ascensori. E le potenti note di Ramm 4 iniziano a far tremare la terra. Bastano pochi minuti per capire che uno show dei Rammstein è qualcosa di impareggiabile nel mix di suono e scena. E con questo pensiero in testa, un argenteo Till, in un goffo tip tap, appare finalmente sul palco. Quei suoni di ferro, ipnotici e a volte nevrotici, trasportano quasi in una distopia. E il pubblico sembra inerme davanti alla grandezza e alla potenza di certe immagini e certi suoni. "Raise raise": il pubblico esulta in un coro soddisfatto. Sembra un juke box per fan dei Rammstein, che cantano in un tedesco spesso improvvisato, alcuni degli episodi migliori della band, da "Ich Will" a "Du Hast". Passa circa un'ora di fuochi d'artificio, anche sopra al pubblico che viene riscaldato dalle fiamme in lontananza, di scene paranoiche tra Till e Flake, e la band abbandona per un momento un palco, in attesa degli encore. Dopo pochi minuti Till ricompare sottoforma di un gigantesco e meccanico angelo. Con "Engel" e "Sonne" si conclude l'incredibile set dei Rammstein. Senza neanche un saluto, la band scompare e nella confusione generale i tecnici iniziano lo smontaggio. Ci si mette qualche momento a capire che il concerto e con lui l'edizione 2016 del Gods Of Metal, è davvero finito. Senza un saluto finale, senza una parola al pubblico.
Una chiusura di una potenza uditiva e visiva davvero inspiegabili, uno show studiato a tavolino e perfettamente replicato al pubblico senza una minima sbavatura. Quasi come se la band fosse controllata meccanicamente.
E in questo stato di incredulità e soddisfazione, il pubblico inizia lentamente ad abbandonare il prato del festival.

 

Qui tutte le nostre Gallery:

 

THE SHRINE

 

HALESTORM

 

GAMMA RAY

 

SIXX A.M.

 

MEGADETH

 

KORN




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