God Is An Astronaut - Epitaph European Tour 2018
05/05/18 - Fabrique, Milano


Articolo a cura di Mattia Schiavone

Freschi di pubblicazione di "Epitaph", uscito da poco più di una settimana, i God Is An Astronaut hanno immediatamente intrapreso un tour europeo in promozione del nuovo album. Il lavoro, nonostante le sonorità più dark e malinconiche, sta ricevendo il plauso di fan e critica ed era prevedibile una serie di show di grande successo. L'Italia, da sempre feudo di fan della band irlandese, non poteva mancare e, dopo i concerti dell'anno scorso in occasione del quindicesimo anno di carriera, i God Is An Astronaut sono tornati ieri sera a Milano per la prima delle tre esibizioni nel Belpaese, trasportando come sempre i presenti in un'atmosfera parallela.

 

Ad aprire la serata, mentre il Fabrique si sta ancora popolando, sono gli Xenon Field. Il duo proveniente da Dublino, composto da Robert Murphy e Conor Drinane, ha anche lavorato al sound design di "Epitaph" e sta accompagnando la band durante tutte le date del tour. I due hanno intrattenuto il pubblico con una proposta forse poco abituale per i fan del post rock, ma comunque godibile. Oltre a chitarra e basso, usati come sottofondo e accompagnamento, la loro musica si basa sul fortissimo utilizzo di sintetizzatori e tastiere, che vanno a costruire le fondamenta di tutti i brani. L'unione di questi elementi permette di creare un sound dalle tinte ambient fortemente contaminato dai ritmi elettronici che il pubblico ha complessivamente gradito. L'intera esibizione si svolge completamente al buio e l'unico oggetto di scena ad accompagnare il duo è una barra di led che crea piacevoli effetti, accompagnando la musica in modo consono. Lo show degli Xenon Field è estremamente ridotto (solo quattro brani per una durata di circa 25 minuti), ma nonostante questo i due sono stati capaci di convogliare sul proprio spettacolo di immagine e suono la curiosità del pubblico.

 

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Dopo aver ascoltato "Epitaph", c'era molta curiosità sull'efficacia dei suoi brani dal vivo e su come venissero inseriti nel contesto dello show. I God Is An Astronaut ci hanno messo pochissimo a spazzare via ogni dubbio e a lasciare nuovamente a bocca aperta il proprio pubblico. Lo show inizia infatti con la lunga introduzione al piano della title track del nuovo lavoro, durante la quale i tre (insieme al turnista Robert Murphy) salgono sul palco uno alla volta, prima che si entri nella parte centrale in cui la chitarra di Torsten Kinsella ruggisce, colma di dolore e malinconia. Senza alcuna pausa viene introdotta "Mortal Coil", seconda traccia di "Epitaph", la cui atmosfera fredda avvolge e rapisce i presenti abbandonandoli in una sorta di trance. Fin dai primi brani si può subito notare come la magnifica scenografia sia parte integrante dello show. Il classico telo nero costellato da tanti punti luminosi giganteggia dietro alla band, insieme ad un imponente set di fari e luci danzanti, che cambiano continuamente colore e contribuiscono ad amplificare le sensazioni trasmesse dai singoli pezzi.

 

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Dopo una prima sezione dedicata al nuovo lavoro, il chitarrista prende la parola spiegando come "Epitaph" sia un tributo al cugino tragicamente scomparso a soli sette anni e introducendo il brano successivo: "The End Of The Beginning". La scaletta si articola infatti tra i primi lavori della band e i più recenti, con un occhio di riguardo per "All Is Violent, All Is Bright", probabilmente l'album più famoso e apprezzato dai fan. La title track è una vera e propria esplosione di suoni e colori, soprattutto nel finale, e viene seguita dalla più delicata "Fragile", accolta in modo ugualmente trionfale. Tra le sorprese più gradite figura l'eterea "Frozen Twilight", mentre la seconda sezione dedicata ad "Epitaph" viene coronata da una performance da applausi di "Seance Room", probabilmente il brano più riuscito tra quelli proposti. Un altro momento in cui si toccano alti picchi emozionali è l'esecuzione di "Forever Lost", prima che il pubblico venga proiettato direttamente nello spazio freddo e desolato con "Suicide By Star". La parte conclusiva dello show è affidata alla note più heavy di "Centralia" e "Helios|Erebus", con la quale la band saluta e ringrazia il pubblico adorante dopo 90 minuti di pura magia.

 

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I God Is An Astronaut hanno nuovamente dimostrato i motivi per cui sono annoverati tra le migliori band post rock del globo. Assistere ad un loro show equivale ad imbarcarsi in viaggio verso un'altra dimensione, in cui suoni e scenografia si uniscono a ricreare atmosfere oniriche ed eteree catalizzanti, facendo coesistere in modo incredibilmente efficace tutte le sfumature del proprio sound presentate negli anni, dall'inizio della propria carriera. La leg italiana del tour continuerà oggi e domani a Bologna e Roma, per due show che si preannunciano ugualmente coinvolgenti e straordinari.

 

Clicca QUI per la fotogallery dell'evento.

 

Setlist God Is An Astronaut:

 

Epitaph
Mortal Coil
The End of the Beginning
Frozen Twilight
All Is Violent, All Is Bright
Fragile
Seance Room
Medea
Forever Lost
Suicide By Star
Dust and Echoes
Centralia
Helios | Erebus




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