G3 - Joe Satriani, John Petrucci, Uli Jon Roth 2018
04/04/18 - Teatro degli Arcimboldi, Milano


Articolo a cura di Federico Barusolo
Spesso, in certe piovose serate milanesi di primavera, la miglior cosa da fare è chiudersi per qualche ora in un bel posto asciutto, in buona compagnia, ed aspettare che il maltempo passi. Per tanti appassionati di hard rock e heavy metal o di chitarra in generale, mercoledì 4 aprile, questo posto era il Teatro degli Arcimboldi di Milano e la compagnia quella delle più illustri di tre maestri delle sei corde come Uli Jon Roth, John Petrucci e Joe Satriani, riuniti assieme sotto il segno del G3.


Dopo Roma (foto) e Firenze (foto), il progetto nato dalla mente di Satriani fa tappa proprio nel capoluogo lombardo, incontrando da subito un nutritissimo seguito. Ma, se fuori dal suggestivo teatro meneghino la pioggia batte più o meno insistentemente, al suo interno la situazione non promette certo cielo sereno, con più di tre ore e mezza di riff massicci, intensissimi assoli ed altri folli virtuosismi che solo tre tra i più grandi ed iconici chitarristi al mondo possono offrire. Allora non resta che prendere posto nella propria poltroncina rossa e prepararsi ad immergersi in questa autentica tempesta di tecnica, potenza e, soprattutto, emozioni.

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Sono da poco scoccate le 19.40, quando Uli Jon Roth, storico chitarrista degli Scorpions, si presenta sul palcoscenico, rigorosamente agghindato di bandana e piume sul manico della sua Dean Sky. Il repertorio è quasi esclusivamente composto da pezzi della leggendaria band tedesca, come "Sun In My Hand" e "We'll Burn The Sky", che il musicista dedica al fratello recentemente scomparso, prima di chiudere la performance con la travolgente "The Sails of Charon", accompagnato dalla voce squillante di Niklas Turmann. Il metal ottantiano dalle forti ispirazioni blues e psych di Roth accendono in poco più di 40 minuti il pubblico milanese, prima che il chitarrista teutonico lasci, assieme alla sua band, la scena all'ospite successivo.


Dopo una decina di minuti, necessari per il cambio palco, ecco quindi spuntare John Petrucci, in un power trio che lo vede assieme al batterista, suo compagno di band, Mike Mangini (Dream Theater) e allo strepitoso Dave LaRue al basso. Inevitabilmente, i toni si spostano verso un progressive metal più affine al chitarrista americano, che parte in modo molto cinematografico con una propria rivisitazione della colonna sonora scritta da Rupert Gregson-Williams per il film "Wonder Woman" (2017), "Wrath Of The Amazons". Tra solidi riff e tecnicismi assurdi Petrucci presenta brani del suo album solista del 2005, "Suspended Animation", come "Jaws Of Life" e "Damage Control", ma anche due pezzi "nuovi" che presenta come in netta contrapposizione tra loro: "The Happy Song" e la "scary" "Glassy-Eyed Zombie", al termine della quale il musicista si accerta che in sala vada tutto bene.

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Dopo la chiusura con l'immancabile "Glasgow Kiss", anche Petrucci si inchina e scompare dietro le quinte, lasciando libero il palcoscenico per il "Godfather of the Electric Guitar", come lo stesso chitarrista dei Dream Theater lo etichetta, Joe Satriani. Pochi minuti di cambio palco e conseguente respiro per la platea, che torna in trance totale non appena il musicista originario di New York le si presenta davanti, iniziando la sua parte di show con brani del nuovo album "What Happens Next", come "Energy", "Catbot" e "Cherry Blossoms". Il guitar hero, che con il precedente ospite della serata condivide le radici italiane, mette in mostra tutto il suo stile unico e la tecnica che caratterizza lui e la sua band, composta da Bryan Beller al basso, un infuocato Mike Keneally alla chitarra e tastiere e Joe Travers alla batteria. Lo spettacolo prosegue alternando pezzi nuovi a cavalli di battaglia più affermati, come "Satch Boogie" e "Circles", senza che il pubblico riesca per un solo secondo ad evitare di spalancare la bocca o muovere la testa. In poco più del tempo concesso ai colleghi, Satriani dà dimostrazione del motivo per cui la sua performance è lasciata per ultima; per circa un'ora di concerto è padrone totale del palco, del teatro e delle emozioni di un audience che, dopo la leggendaria "Summer Song", si prepara alla pirotecnica jam finale dei tre protagonisti della serata.

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Raggiunto in scena da John Petrucci e Uli Jon Roth, dunque, Joe Satriani presenta ad uno ad uno i tre grandi classici sui quali i tre si accingono a "sfidarsi" a colpi di chitarra. La voce di Niklass Turmann torna protagonista per i versi di "Highway Star" dei Deep Purple e "Immigrant Song" dei Led Zeppelin, tributi del G3 alle due band britanniche per i quali si rivela particolarmente adatta. "All Along The Whatchtower" viene invece intonata da Roth in onore di quella che sicuramente è stata la sua influenza più importante, Jimi Hendrix. Al termine della lunghissima e nostalgica jam, i tre si inchinano e si abbracciano tra l'ovazione del pubblico, salutando e ringraziando.


Con le orecchie ancora fischianti, gli appassionati iniziano così a liberare l'Arcimboldi, consapevoli di aver assistito ad un evento di rara importanza. Avere l'opportunità di ammirare, nel giro di un'unica serata, il meglio dell'eccellenza chitarristica mondiale, sia individualmente, che in una vera e propria "guitar battle", ha infatti un prezzo ben più alto di quello stampato sul biglietto.

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Setlist:

 

ULI JOHN ROTH

Sky Overture
Sun in My Hand
We'll Burn the Sky
Fly to the Rainbow
The Sails of Charon

 

 

JOHN PETRUCCI

Wrath of the Amazons
Jaws of Life
The Happy Song
Damage Control
Glassy-Eyed Zombies
Glasgow Kiss

 

 

JOE SATRIANI

Energy
Catbot
Satch Boogie
Cherry Blossoms
Thunder High on the Mountain
Super Funky Badass
Cataclysmic
Circles
Always With Me, Always With You
Summer Song

 

 

JAM SESSION

Highway Star
All Along the Watchtower
Immigrant Song

 




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