Florence + The Machine - How Blue Tour 2016
13/04/16 - Unipol Arena, Casalecchio di Reno (BO)


Articolo a cura di Eleonora Muzzi

Siamo all'Unipol Arena di Casalecchio Di Reno per assistere alla prima delle due date italiane di Florence + The Machine, concerto molto atteso dopo il fulmineo sold out della data dello scorso Dicembre a Milano. Quando siamo arrivati, verso le 17:30, abbiamo notato una già nutrita folla accalcata alle entrate del parterre, in attesa di poter entrare, e una volta dentro abbiamo potuto notare come, anche in questo caso, la band inglese sia in grado di riempire arene di dimensioni considerevoli anche con ben due date consecutive.
Vorremmo far notare una piccola iniziativa a scopo di beneficenza voluta dalla band, ovvero la preghiera, rivolta a chi aveva l'accredito stampa o un biglietto a invito, di devolvere una piccola somma a Medici Senza Frontiere, presente in biglietteria con due volontari. Un bel gesto, degno di lode. Facciamo inoltre notare che anche dall'introito di ogni biglietto venduto verranno devoluti 0,82 cent sempre a MSF. Un gesto che può sembrare banale, ma che per l'ONLUS da anni impegnata alla difesa dei più deboli, può significare tanto.

 

 

Dobbiamo però far notare inoltre una piccola nota dolente per quanto riguarda l'organizzazione in loco della security. Probabilmente a causa di scarsa informazione e comunicazione tra l'organizzatore del concerto stesso e chi si occupa dell'Unipol Arena e tutto quello che ne consegue, abbiamo rischiato di rimanere fuori, in quanto parecchi addetti non erano al corrente del diverso tipo di tagliando consegnato in biglietteria a chi come noi aveva un accredito stampa, photopass o biglietto a invito. C'è voluto il tempestivo intervento di un addetto invece al corrente del tipo di tagliando dato agli accreditati per non rischiare di restare fuori. O peggio.

 

 

Apre le danze Gabriel Bruce, talentuoso ventisettenne inglese che, forte di una voce molto simile a Nick Cave, con quel poco che ha tira fuori un opening act più che discreto, con un mix di indie rock, new wave, un tocco di fusion e un pizzico di blues, tanto per gradire. Piacevole, sebbene troppo spesso ci siano momenti in cui qualcuno sul palco va fuori tempo e la smorfia scatta. Questo problema si fa sempre meno marcano col procedere dell'esibizione, segno che l'ensable sul palco aveva solo bisogno di ingranare la marcia.
Classico esempio di come l'Inghilterra sforni imperterrita artisti dediti al rock alternativo, tutti un po' figliastri di Placebo e Muse di questi tempi. Non brillano di luce propria, ma c'è della sostanza, concentrata in un'esibizione breve (neanche mezzora) ma intensa.

 

 

Sono da poco passate le 21 quando le luci si spengono e la Macchina sale sul palco, addobbato nient'altro che luci e un backdrop costituito da tanti piccoli tasselli riflettenti sempre in movimento, che generano un effetto di caleidoscopio ad ogni cambio di colore dei fari. Semplice, diretto e a tratti etereo, anche grazie all'uso (o meglio, abuso) della macchina del fumo.
Nonostante i primi piccoli problemi di suoni mal regolati (soprattutto i volumi, talmente bassi che per l'opener "What The Water Gave Me" e la seguente "Ship To Wreck" il pubblico cantando sovrasta l'audio dal palco e, spesso, non si sente molto, ma già a metà della stessa questo problema si è risolto con un netto innalzamento dei volumi e finalmente, per quanto il folto pubblico potesse cantare forte, raramente sovrastava completamente la voce o gli strumenti.
Pare palese fin da subito che la band sia in ottima forma, e Florence Welch da il meglio di sè sul palco. Vestita con un leggerissimo abito pare una nuvola blu mentre corre, salta, balla e ovviamente canta sul palco dell'Arena, da instancabile performer che è. Ormai lasciati alle spalle i primi concerti e i piccoli palchi (una delle prime date in Italia le hanno tenute proprio qui a Bologna, ma all'Estragon), hanno ora tutto lo spazio che vogliono per esprimersi, e Florence ne approfitta, sfruttando anche il pit sottopalco per avere un più intenso rapporto col suo pubblico adorante.

 

 

La setlist, rispetto alla data di Milano, non ha subito grandi variazioni, ma dobbiamo purtroppo dire che abbiamo sentito la mancanza della spensierata "Third Eye", sostituita invece dalla più malinconica cover di "Sweet Nothing" di Calvin Harris, tutto sommato ben incastrata in un momento più pacato del concerto, che per il resto si è mantenuto su livelli molto alti per quanto riguarda l'energia sprigionata. Sarà che il batterista Christopher Lloyd Hayden pesta come un fabbro ferraio sulle pelli ed è protagonista tanto quanto solo sono gli ottoni per i brani di "How Big How Blue How Beautiful" - eseguita magnificamente - o l'arpa per quelli invece tratti da "Lungs". A proposito dei brani tratti dal primo album, bellissima l'idea dei palloncini a forma di cuore illuminati con i flash dei cellulari tirati fuori durante "Cosmic Love", qui suonata in versione acustica. Il brano è chiaramente molto sentito dalla cantante, l'emozione che sprigiona nel cantarla è commovente, e anche in questa data non possiamo fare altro per reiterare il concetto.

 

 

Il momento più alto però è stato toccato un po' più avanti, quasi alla fine del loro tempo sul palco, su "Spectrum". Il brano, tratto da "Ceremonials", è di per sè abbastanza complicato e replicarlo dal vivo, con in continui salti di tonalità non è semplice, ma c'è stato un momento in cui, possiamo dirlo senza timore di smentita, il pubblico è stato ammutolito da un attimo di sindrome di Stendhal collettiva, per poi riprendersi nell'arco di mezzo secondo, perchè un'esecuzione così non solo merita un applauso, ma non sarebbe stata fuori luogo una standing ovation.
Non sono mancati altri brani eseguiti in maniera spettacolare ovviamente, menzione speciale va a "Shake It Out", uno dei tanti momenti in cui il pubblico viene reso protagonista durante i cori, o la finale "Drumming Song" che chiude il concerto con una nota altissima, ma veramente, su "Spectrum" la Machine ha dato il meglio di sè.

 

 

Questa è stata la seconda volta ad un concerto di Florence + The Machine per chi vi scrive, e se il trend è questo, la bramosia dei fan per poter assistere ad un loro live è più che comprensibile dal nostro punto di vista. Sono concerti intensi perchè la concentrazione è tutta sulla musica, non ci sono orpelli eccessivi a distrarre l'ascoltatore. Si è lì per la musica, per divertirsi, per creare un collegamento emotivo tra i performer e il pubblico pagante, e la Machine ci riesce perfettamente dal primo minuto, con una rapidità ed efficacia devastante, che ti lascia incapace di star fermo o anche solo di pensare di distrarti un secondo.
Concerti come questi sono destinati a rimanere ben impressi nei ricordi di chi ha avuto la possibilità di assistervi, per molto, molto tempo.




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