Caparezza - Museica Tour II: The Exhibition
10/08/15 - Azzurro Fest, Sciacca (AG)


Articolo a cura di Riccardo Coppola

Ebbi un love affaire con Caparezza diversi anni fa. Una storia seria, al punto da sapere a memoria praticamente ogni testo dei suoi primi quattro album. Poi ci separammo, lui per dare alle stampe un non eccellente sogno eretico, io per percorrere strade musicali notevolmente differenti (generalmente alla rassicurante ombra della bandiera britannica). Sapevo però che il mio commiato col mio cantautore pugliese non sarebbe affatto stato un addio.

A darmi la sempre bellissima occasione di ricongiungermi con un idolo di gioventù è stata l'ultima edizione dell'Azzurro Fest, nella giornata conclusiva dopo un po' di assortito folklore e qualche cuoco internazionale, e su un grande e luminoso palco in mezzo a stand vendenti birra San Miguel "fresca" (seriamente, chi può mai vendere birra usando un aggettivo tanto blando? È come se Victoria's Secrets pubblicizzasse lingerie "esteticamente accettabile") o avanguardiste follie come i panini con le panelle al gusto di gambero e pistacchio.

Caparezza è salito sul palco con mezz'ora d'anticipo causa allerta alluvione (pioveranno, al più, tre gocce. Meglio così) prima che si compattasse nella piazza il suo discreto seguito di aficionados di un migliaio di persone. Per due ore e mezza non ho fatto che colpevolizzarmi di aver atteso così tanto per assistere a un suo show. Perché quello di Capa non è un concerto come tanti altri. È una follia. Una devastazione dei confini tra generi, tra strumentazioni, sonorità, linguaggi espressivi. È rap, nel flow, nell'animo, ma è al tempo stesso tante, tantissime altre cose: sa fare esplodere le chitarre con un'energia che a tanti concerti rock manca (non a caso qualche malinformato ha scritto "rap metal" alla voce "genere" sulla pagina di Wikipedia inglese dedicata al cantante), sa far risuonare elettroniche spinte, adesso sfrigolanti a 8-bit, adesso tamarramente declinate in bombardamenti quasi dubstep. Arrivano anche degli insensati ma godibilissimi flauti pseudo-irlandesi, sull'ultima balzellante hit "Non me lo posso permettere". Arrivano prolungate code strumentali di pura lisergia, tra campionamenti d'armoniche e rallentati assoli.

È musica, ma è anche qualcosa di più. Perché Caparezza non si limita a saltare come un grillo attingendo da una riserva d'energia che pare infinita, ma porta con sé sul palco la Venere di Botticelli e le Teste di Modigliani, Dante e una pianta carnivora, gerarchi nazisti e colbacchi rossi, palloncini a forma di Pianeta Terra e stampe di copertine di classici del rock progressivo. In un'esibizione costruita come una dissertazione artistica dai toni adesso semi-seri adesso completamente demenziali, i brani (anche quelli degli album precedenti "Museica", riadattati perfettamente al contesto) prendono colori e forme che un claustrofobico solco su cd non può ovviamente dar loro, raggiungendo dimensioni inimmaginabili per chi a uno show del Capa non ha mai presenziato.

 

 

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Nell'esaltazione di un concerto splendido sento scorrere venti canzoni senza quasi rendermene conto, senza praticamente respirare un attimo - eccetto per ricaricare le batterie sul filotto di ballad "Cover" - "China Town" - "Eroe". Ci dò dentro di pugni all'aria sul casino di "Abiura Di Me" o della cattivissima "Argenti Vive". Canto e faccio a sportellate sulla finta ignoranza di hit intramontabili come "Vieni a ballare in Puglia" o "Fuori dal tunnel". Si raggiunge la mezzanotte, e si chiude anche questa fase della mostra itinerante di un musicista che avrà sempre meno riconoscimento di quello -sconfinato- che meriterebbe. Sulle note dell'outro "Troppo Politico" Caparezza farfuglia esanime qualcosa a un pubblico rammaricato di dover riporre per la notte i propri selfie-stick, e urla un "arrivederci". Forse un tour per paeselli e un live a Sciacca non sono cose che accadranno nuovamente, almeno non nel futuro immediato. Ma qualunque sia la location più facilmente raggiungibile, so già che segnerò le prossime date di Capa in rosso sul calendario. Per fare il bis di un'esperienza unica.

 

 Setlist:
Mica Van Gogh
Abiura di me
Sono il tuo sogno eretico
Teste di Modì
Nessuna razza
Follie preferenziali
Comunque Dada
Il dito medio di Galileo
Cover
China Town
Eroe (Storia di Luigi Delle Bicocche)
Argenti vive
Ilaria condizionata
Non me lo posso permettere
La fine di Gaia
Vieni a ballare in Puglia
Avrai ragione tu (Ritratto)

Encore:
Vengo dalla luna
Fuori dal tunnel
Goodbye Malinconia
Troppo politico (outro)




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