Badflower - OK, I'm Sick Tour 2019
14/11/19 - Circolo Magnolia, Milano


Articolo a cura di SpazioRock

Articolo a cura di Linda Gianini 

 

Con il loro EP "Temper" avevano già scalato le classifiche. Ora, dopo aver rilasciato il primo full-length album "OK, I'm Sick", i Badflower si sono ufficialmente guadagnati un posto d'interesse nella scena alternative rock. Nei loro pezzi convivono uno strumentale ispirato all'hard-rock classico, con fraseggi di chitarra melodici e orecchiabili, e parti vocali graffianti più vicine al post-grunge. Ma non tutto si rifà al passato: gli arrangiamenti e i contenuti fanno di questa band una rappresentante singolare del rock contemporaneo, toccando anche temi delicati come la politica e il suicidio, senza mai perdere quell'energia che smuove le folle. Siamo andati a sentirli nell'unica data italiana del tour, al Circolo Magnolia, curiosi di vedere se anche dal vivo non ci avrebbero deluso.

 

Aprono la serata i Deal Casino, per la prima volta in Europa dal New Jersey. "I Badflower ci hanno chiamato dopo che erano già arrivati qui. Abbiamo subito detto sì, preso il primo aereo e da allora non abbiamo ancora dormito". Ma da come tengono il palco non si direbbe proprio che siano stanchi. Da subito creano una bella sintonia con il pubblico, che partecipa volentieri anche quando il frontman JoeP decide di insegnare a tutti il ritornello di "Color TV". "Voi italiani avete proprio una bella voce! In America cantano tutti da schifo!". Dubitiamo che questo sia vero, ma almeno con la loro musica sono riusciti a convincere: un indie-rock un po' grezzo come sonorità ma per niente banale nella scrittura. Basso, chitarra e tastiera si contendono spesso il centro dell'attenzione, ma è la fisicità di JoeP, talmente coinvolto nei pezzi da sembrarne posseduto, a lasciare il segno.

 

Con i Broken Hands si volta decisamente pagina. La band, anche se nata in un "piccolo paese dell'Inghilterra", ci trasporta subito verso un sound più pesante, tipiche della scena heavy-alternative-rock americana (non per niente avevano suonato, con i Badflower, in apertura al tour americano degli Shinedown). L'esecuzione è pulita ed energica, la voce impeccabile anche nel range più alto (dove si muove spesso), potenti i riff di chitarra e basso. Performance nel complesso interessante.

 

Arriva il momento dei Badflower e il pubblico ormai è caldo, nonostante la pioggia gelida che si sente scrosciare sul tetto del Magnolia. Scelgono di aprire la scaletta con "Wide Eyes", ma è con il secondo brano, "x ANA x", che la sala si infuoca. 
Anche loro sono carichi, anche se, abituati ai numeri da festival, sembrano accusare un po' il colpo vedendo che la sala non è piena. Ma ci scherzano sopra: "È la prima volta che veniamo in Italia, ci aspettavamo dieci persone, invece siete in cento". E poi ancora, chiedendo aiuto al pubblico per la pronuncia in italiano: "Grazie mille! No, wait, how do you say ‘one hundred'? ... Then, grazie cento!". Il loro rapporto con la gente in sala è ormai consolidato quando, vedendo tutti scatenati durante il brano "Die", dichiaratamente anti-Trump, affermano "Grazie per odiare il nostro presidente tanto quanto lo odiamo noi!".
L'atmosfera si distende con la ballad "24", seguita da "Move me", che inizia solo chitarra e voce, per poi finire in un'esplosione che segna l'entrata nella seconda parte di scaletta. Ma è proprio in acustico che risulta ancora più evidente la particolarità del timbro del frontman Josh Katz, capace di passare con facilità da un soffiato avvolgente a un potente graffiato.
Quando giunge il momento della hit "Animal" la band chiede al fan Francesco di aiutarli, invitandolo sul palco a suonare la chitarra. Senza più lo strumento in mano, Katz è libero di lanciarsi in un riuscitissimo stage dive, durante il quale non si perde neanche una nota del cantato.
Nella scaletta trovano spazio anche due cover: "Champagne Supernova" degli Oasis, che ben si integra tra i loro pezzi più melodici, e a sorpresa una rivisitata "bury a friend", che della versione originale di Billie Eilish ha poco e niente, ma che nel loro stile funziona benissimo. Chapeau!
Torna comunque subito chiaro che, per coinvolgere il pubblico, non avrebbero bisogno di nessuna cover, visto che con la loro "Girlfriend" la sala torna a esplodere.
Intenso anche l'encore, per il quale riservano tre singoli di grande impatto come "Heroin", "Ghost" e "Promise Me".
Se con il loro album in versione studio ci avevano già convinto, è chiaro come è dal vivo che trovano la loro dimensione e danno il loro meglio.
Invitano il pubblico a spargere la voce, perché sperano proprio di poter tornare di nuovo a tornare a suonare in Italia. E che dire, dopo una serata del genere, lo speriamo tanto anche noi.

 

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