Aerosmith - Let Rock Rule Tour 2014
25/06/14 - Arena Fiera Rho-Milano, Rho (Milano)


Articolo a cura di Chiara Frizza

In un’estate come questa, che appena cominciata ha già portato rock star leggendarie nel nostro Paese – e altre ancora ne porterà – potevano forse mancare loro? Più di quaranta anni di carriera sulle spalle e nessun bisogno di presentazioni: a quattro anni dall’ultima apparizione sui palchi italiani (Heineken Jammin’ Festival, 2010) gli Aerosmith ritornano e lo fanno insieme a una manciata di colleghi in quel dell’Arena Fiera di Rho (Milano), unica tappa italiana del “Let Rock Rule World Tour 2014” che sta portando la band di Boston in giro per il mondo. Un mercoledì di hard rock a tutto spiano, atteso da moltissimi e preparato con più cura del previsto anche da parte delle aziende dei trasporti pubblici, che hanno aggiunto dei treni extra all’orario tradizionale per venire incontro alle esigenze degli spettatori, soprattutto alla fine della serata.

 

aerosmith_livereport_milano_2014_02Per un concerto all’aperto, le premesse non sono le migliori: il meteo dice acqua per tutta la giornata e la mattina del 25 sembrerebbe confermarlo con un temporale con i fiocchi… Anche se si tratta degli Aerosmith, l’idea di passare ore sotto la pioggia non è per niente allettante, ma fortunatamente il tempo ha pietà delle migliaia di spettatori radunatisi alla Fiera e concede sole e caldo abbastanza sopportabile. E meno male, perché la giornata è lunga: ben quattro gli special guest che hanno il compito di intrattenere il pubblico fino all’arrivo delle superstar. Si tratta dei britannici The Treatment, i Walking Papers – probabilmente noti ai più per la presenza dell’ex Gunner Duff McKagan al basso e di Barrett Martin (Screaming Trees) alla batteria – gli Extreme di Nuno Bettencourt e gli Alter Bridge. Persi i primi due per impegni lavorativi e persa, causa un ritardo del treno (ordinaria amministrazione…), una parte dell’esibizione degli Extreme - che comunque ho potuto constatare essere in gran forma - e il districarsi tra il caos generale dell’Arena, è subito il momento degli Alter Bridge capitanati da Myles Kennedy, cantante e chitarrista già noto per la sua partecipazione al progetto solista di Slash.

 

Alter Bridge: il commento di Stefano Benzi. “Ma chi sono questi?” È una delle domande più frequenti quando gli Alter Bridge suonano in Italia per aprire qualche show importante come quello degli Aerosmith: e la gente rimane sorpresa. Pochi sanno che hanno inciso quattro dischi, pochissimi li hanno seguiti fin dall’inizio e dal primo concerto al Fillmore di Cortemaggiore quando erano conosciuti solo perché “Metallingus” era la entry music di un wrestler della WWE (Edge, a.k.a. Adam Copeland loro ammiratore della primissima ora). Vedere la folla degli Aerosmith conquistata da Myles Kennedy e soci è una goduria per chi li ama e fa costante opera di divulgazione fin dall’inizio del loro percorso. Ieri, nonostante un’acustica pessima e distorsioni continue che hanno costretto la band a chiedere di continuo alla gente se sentissero bene, altra prova gigantesca di maturità di una band che vede Kennedy sempre più frontman e leader e sempre meno il timido ma talentuosissimo musicista che era nei The Mayfield Four. Una band che è un gioiello: una delle più belle cose, tra le poche, che questo decennio di rock fatto molto di Déjà vu e di scopiazzato ci ha regalato.

 

Palpabile e destinata a crescere sono l'emozione e l'attesa, dato che lo spettacolo per cui nessuno sta più nella pelle si fa attendere più del previsto. Qualche minuto dopo le 22, con circa mezz’ora di ritardo sul programma e anticipati da un’intro rap che disorienta parecchi dei presenti, gli Aerosmith fanno finalmente la loro comparsa sul palco. E via, let rock rule, appunto: “Mama Kin”, “Eat The Rich” e la strepitosa “Love In An Elevator” inaugurano lo show e mandano l’adrenalina a mille, la band di Boston è in ottima forma e si sente. Potrebbero essere dei trentenni per l’energia che emanano, ripercorrendo la propria storia musicale in un concerto paragonabile alle montagne russe per il modo in cui Tyler e soci infiammano il proprio pubblico con brani tiratissimi e smorzando poi il tono, solo per riportarlo al vertice nel giro di qualche minuto. La splendida “Cryin’”, “Livin’ On The Edge”, “Rag Doll” con i suoi graffianti riff e la voce di Joe Perry in “Freedom Fighter”, con tanto di video sullo sfondo che mostra la band in pieno centro a Milano, Joe che suona la chitarra in Piazza Del Duomo subito riconosciuto dai fan, ogni brano è un piccolo colpo messo a segno.

 

 

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La celeberrima “I Don’t Wanna Miss A Thing” è un momento immancabile, introdotta dagli accordi di pianoforte con cui la canzone si apriva nel film “Armageddon” (1998), del quale è colonna sonora. E forse proprio perché diventata fin troppo celebre manca un pochino di emozione, non da parte del pubblico in quanto cantata a squarciagola da tutti, ma forse da parte della band, che sembra suonarla come se fosse un ostacolo da lasciarsi alle spalle il prima possibile. E infatti si salta più indietro nella storia e si cambia registro con “No More No More”, tratta da “Toys In The Attic” (1975) e a sorpresa, “Come Together”, cover dei Beatles. Esistono parecchie cover di questo brano, ma tra tutte la versione degli Aerosmith è probabilmente la migliore (oltre che la più conosciuta) ed è una sorpresa molto gradita che va a impreziosire una setlist già di suo eccezionale, soprattutto con i brani che seguono; di lì a poco, infatti, l’intera Arena esplode all’inconfondibile attacco di “Dude (Looks Like A Lady) ” e “Walk This Way”.

 

Una piccola pausa precede l’ultima parte del concerto, che riprende con la comparsa di Steven al pianoforte. Con stupore di molti, le note di “Angel” riempiono l’aria. Non viene però eseguita per intero, anzi dopo un minuto scarso lascia la scena alla sempre bellissima “Dream On” e alla conclusiva “Sweet Emotion”, sulla quale si chiudono quasi due ore di puro spettacolo, nel vero senso del termine.

 

 

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Sessant’anni e non sentirli, ecco cosa viene in mente quando le luci si spengono su un concerto come questo. Ci sono decenni e decenni di storia del rock racchiuse in queste poche ore; assoli che quasi sfociano in piccole jam session, un frontman magnetico che tiene il palco e l’attenzione del pubblico come ben pochi fanno, contemporaneamente capace di una performance praticamente impeccabile, condotta con una carica e un’esperienza invidiabili. E a proposito di esperienza, è affascinante assistere a quell’alchimia che solo dei professionisti uniti da anni riescono a creare, indipendentemente dai toxic twins e dal loro cameratismo. L’unica pecca? S’è sentita la mancanza di brani come “Pink” o “Crazy”, che probabilmente sarebbero stati il tocco finale, ma al di là delle preferenze personali, è difficile chiedere di più da una serata di questo genere. No, non si può proprio chiedere di più.

 

Nota del direttore: Il 25 giugno 2014, a Milano, un altro tassello si è aggiunto a quel meraviglioso puzzle che raffigura l'intera storia del Rock. Gli Aerosmith hanno dimostrato che la loro generazione è quella che ancora oggi traina la nuova, una macchina da guerra che sul palco non è seconda a nessuno. Lo spettacolo offerto è degno del più profondo rispetto: un'esplosione di luci, colori e suoni che sembrano donare giovinezza eterna a Steven Tyler, Joe Perry & Co. Ma un sincero applauso va fatto anche al pubblico, uno dei più partecipi che la nostra “capitale concertistica” abbia mai presentato: uno show di queste proporzioni meritava un parterre delle stesse dimensioni, migliaia di cuori spinti dalla forza della musica, della passione e da una band che nonostante i segni del tempo non demorde e non indietreggia di un solo centimetro. La storia del Rock è qui, la storia del Rock è oggi. (Gaetano Loffredo)

 

Setlist:

Intro

Mama Kin

Eat The Rich

Love In An Elevator

Oh Yeah

Cryin’

Livin’ On The Edge

Last Child

Rag Doll

Freedom Fighter (Joe Perry)

Same Old Song And Dance

Rats In The Cellar

I Don’t Want To Miss A Thing

No More, No More

Come Together

Dude (Looks Like A Lady)

Walk This Way

 

Bis:

Angel/Dream On

Sweet Emotion




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