Meshuggah The Violent Sleep Of Reason Tour 2016
02/12/16 - Estragon, Bologna


Articolo a cura di Isadora Troiano
E’ un Estragon già gremito quello che si presenta alle 19:00 di venerdì 2 dicembre all’apertura delle porte. A due anni dall’ultima data nei club dei Meshuggah, il primo live italiano del tour di "The Violent Sleep Of Reason", per di più aperto da degli High On Fire, fa gola ai fan della band svedese e il sostegno si vede già a pochi minuti dell’inizio dello show del gruppo di supporto.
 
Gli High On Fire salgono sul palco alle 19:45 spaccate e non ci mettono molto a richiamare l’attenzione dei presenti, anche quelli appollaiati al bar per qualche birra pre concerto. Il loro set è incentrato sul loro ultimo lavoro all’attivo, "Luminiferous" (2015), ma non manca di proporre anche vecchi successi del trio, e il pubblico, che dopo mezz’ora di concerto si fa sempre più numeroso intorno al palco, apprezza notevolmente. Matt Pike è in buona forma vocale e la band fa tutta una tirata, con brevissime pause per i ringraziamenti d’ordinanza, fino all’applauditissima Snake for the Divine. 

Un breve cambio palco e, anche qui con la massima puntualità, fanno il loro ingresso sul palco i Meshuggah al completo, un breve saluto e si comincia. Le luci si spengono e restano solo i giochi sul palco dietro la band, che appare quasi sempre in controluce, con buona pace dei fotografi presenti. 
 
È un live di una potenza devastante e di una precisione tecnica impressionante. I suoni, nonostante l’acustica non sempre ottimale dell’Estragon, sono nitidi e ben delineati per far godere di ogni singola nota che viene fuori dal quintetto che, in certi momenti, ha davvero qualcosa di sovrumano.
Non una sbavatura, non una nota stonata e chi conosce i Meshuggah sa che le loro accordature sono ribassate sfiorando l’improbabile e che le loro linee di batteria sono qualcosa di violento. Ma sempre chi conosce i Meshuggah sa anche che, per fare un esempio indicativo, il loro ultimo, grandioso lavoro, "The Violent Sleep Of Reason", è registrato in presa diretta. Basta questo a dire quanto questi cinque musicisti possono fare dal vivo e lo dimostrano ripetutamente durante tutta la durata del set.
 
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Nonostante il connubio sonoro tra gli strumenti sia coeso a livelli estremi, i cinque membri della band non interagiscono tra loro, così come Jens Kidman si limita a qualche brevissimo ringraziamento al pubblico. La musica è al centro di tutto, il resto non sembra avere importanza. Si apre con Clockworks, prima traccia dell’ultimo album, ed è una dichiarazione di intenti molto specifica: i Meshuggah sono qui per glorificare le nostre orecchie con la loro maestosa potenza sonora. Segue la traccia successiva dello stesso album, una magistrale "Born in Dissonance", per poi spaziare nell’intera discografia della band, andando indietro fino al 1998 con l’ipnotica "Sane". Il suono della band è regolato ad arte, ogni colpo di batteria, ogni nota di basso e chitarra viene fuori dagli impianti fino ai nostri timpani come un flusso inarrestabile, compatto, preciso, possente. Tomas Haake regala una performance di qualità elevatissima, la sua batteria è un orologio svizzero, martellante e implacabile e non ha un attimo di calo per tutta la durata del set. Insieme ai colleghi Fredrik Thordendal, Mårten Hagström e Dick Lövgren, crea un impianto sonoro mastodontico, di incredibile profondità e chiarezza, che investe il pubblico come un treno in corsa e si muove in sincronia perfetta.
 
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La scaletta prosegue con altri grandi classici della band svedese come "Stengha" e "Dancers To Discordant System" ma anche i brani dell’ultimo album, come "Nostrum" o la titletrack "Violent Sleep of Reason", brillano all’interno del set e fanno dislocare le vertebre cervicali a mezzo Estragon. Le attese dei fan non vengono deluse, in un set che è una sapiente miscela di brani vecchi e nuovi, e con "Bleed" il club esplode mentre Jens Kidman osserva soddisfatto il suo pubblico. 
Ancora due brani per l’encore, sia "Demiurge" che "Future Breed Machine" semplicemente impeccabili, e i Meshuggah lasciano il palco del club bolognese e un pubblico a dir poco soddisfatto ma soprattutto ancora a bocca spalancata per il livello della performance appena conclusa. E con qualche dubbio sulla reale natura umana dei cinque. 
 
 
Setlist
 
Clockworks
Born in Dissonance
Sane
Perpetual Black Second
Stengah
The Hurt that Finds You First
Lethargica
Do Not Look Down
Nostrum
Violent Sleep of Reason
Dancers to a Discordant System
Bleed

Encore:
Demiurge
Future Breed Machine





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