Virgin Steele
26/02/10 - Live Club, Trezzo d'Adda


Articolo a cura di Marco Somma
Si tratta di uno dei padri fondatori dell'epic metal, con una carriera di tret’anni alle spalle costellata di successi. Marchio di fabbrica di alcune dei dischi tra metal ed hard rock più raffinati, colti e ben composti del genere. Loro è lo straordinario concept album The House oh Atreus primo esempio di vera e propria metal opera, origine anche di Klytaimnestria, spettacolo che ha riscosso un impressionante successo nei teatri di mezza Germania.
Signore e signori, i Virgin Steele!

Nome memorabile per una serata memorabile a cominciare da un'organizzazione teutonica di quello che ad oggi è certamente uno dei migliori locali italiani anche a livello di acustica.
Giungiamo in quel del Live di Trezzo con largo anticipo. Fuori fa un freddo spaventoso e fortunatamente veniamo fatti entrare subito ed altrettanto rapidamente veniamo accompagnati nei camerini per procedere con la video intervista in programma. Con un simile background personale non stupirebbe se ci si trovasse di fronte ad atteggiamenti da rock star, fare altezzoso, magari un po’ sufficiente… invece è tutto il contrario! DeFeis e compagni sono la quinta essenza del garbo e la disponibilità. concerto_virginsteele_trezzo_2010_02_600
I Virgin ci accolgono in un’atmosfera rilassatissima, la stessa che più tardi porteranno anche sul palco, mettendoci subito a nostro agio. Il tempo di preparare l’attrezzatura e scambiare due battute e sentiamo i suoni del sound check dei Clairvoiant che si spengono. Fuori cala il silenzio, il momento per cominciare è perfetto. I tre si sistemano di fronte alla telecamera con il sorriso sulle labbra, con fare curioso e sorridente. E’ evidente che la possibilità di sfruttare l’intervista per fare “due chiacchiere con loro fan” a loro piace parecchio, ed è proprio con questo spirito che viene vissuta. A questa gente non serve nessuna posa da rock star, il carisma lo potrebbero vendere un tanto al chilo. Usciamo dall’intervista quasi storditi da tanto saperci fare ed ansiosi di vedere quel che i nostri hanno in serbo per la serata.

L’attesa è piuttosto lunga e snervante. Fortunatamente la selezione dei pezzi mandati in diffusione è più che godibile e ad aprire lo spettacolo ci pensano i nostrani Clairvoyants, più che nota band tributo degli Iron Maiden. I ragazzi non si limitano ad ingannare l’attesa, ma tengono bene il palco, riuscendo a catturare il pubblico con una set-list che mescola pezzi storici della vergine di ferro ad estratti del loro primo Lp. I complimenti ai cinque italiani sono doverosi. Hanno stoffa e speriamo vivamente che possano continuare a crescere in fama e successo come meritano. Una nota di plauso particolare va al lavoro del vocalist che riesce a giostrarsi bene su i continui cambi di registro di una scaletta tutto fuorché facile.

Siamo ormai intorno alla mezzanotte quando finalmente le luci scendono e una lunga intro orchestrale anticipa la comparsa sul palco dei nostri eroi. Il sipario si solleva sulla figura in controluce di DeFeis e il pubblico esplode in urla di entusiasmo ed eccitazione.
Due cose appaiono evidenti fin dalle prime battute. Quello che sta cominciando sarà uno spettacolo senza fronzoli o inutili accessori e il pubblico del Live ama i propri beniamini come pochi altri.

 

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Lo spettacolo comincia senza perdere un istante, il tempo di salutare il proprio seguito e una scambio di sguardi tra voce e chitarra fa partire il set acustico.
Immediatamente veniamo precipitati in un’atmosfera da teatro, e non un teatro qualsiasi. Siamo in un teatro greco e quella che viene messa in  scena è una selezione di alcune delle più belle tragedie, rivedute e reinterpretate in chiave solo parzialmente moderna.
Difficile se non impossibile rievocare a parole la magia di una scaletta lunga ed articolata, che scorre fluida dall’inizio alla fine senza un solo istante di stanca. Non mancano i cavalli di battaglia, "Victory is mine", "Gate of kings", "Child of desolation" ma forse è proprio nella set-list che sta la maggiore sorpresa. Pressoché nessuno dei pezzi acustici dei Virgin viene scelto e riproposto, optando invece per un incredibile lavoro di ri-arrangiamento di brani anche tra i più duri e veloci della loro carriera. La scelta comunque ripaga decisamente le aspettative dei presenti che sembrano conoscere davvero ogni lirica parola per parola. Veri gioielli della serata i due medley "Noble savage/I will come for you" e "Crown of glory/Sword of the gods". I cori si susseguono incessanti. Guardando ed ascoltando DeFeis si direbbe che lo spirito dei Led Zeppelin di Achille’s last stand stia aleggiando su di lui. Un’influenza resa così evidente solo in questa veste atipica. La performance di David è devastante e il lavoro alle corde di Pursino, seppur quasi tutto d’accordatura, è memorabile. Per gli ultimi pezzi i nostri vengono raggiunti anche dal bassista Josh Block, per l’occasione armato però anche lui di chitarra.
Uno spettacolo unico, commovente ed esaltante. In una parola: epico!


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