Crashdiet - The Savage Playground World Tour 2013
17/05/13 - Factory Club, Milano


Articolo a cura di Chiara Frizza

A quasi due anni dall’ultima apparizione italiana, datata Dicembre 2011, gli svedesi Crashdïet sono tornati a visitare il nostro paese per tre date durante lo scorso weekend, nell’ambito del tour mondiale di  “The Savage Playground”, pubblicato lo scorso 22 Gennaio. Un tour finora segnato dalla sfortuna: risale a poche settimane fa la notizia della scomparsa del manager della band, Michael Sundén, morto in seguito ad una caduta accidentale all’interno di un locale di Nottingham (Regno Unito) nel quale si era esibito il gruppo, e il tragico evento ha causato una serie di disguidi, tra cui la mancanza di fondi per finanziare la rimanente parte del tour. Se è vero che gli amici si riconoscono nel momento del bisogno, la stessa cosa vale per i fan dei Crashdïet: davanti al rischio della sospensione temporanea della tournée, il quartetto ha organizzato una campagna online in cui si offriva la possibilità di finanziare il tour con un contributo economico, ricevendo in cambio una serie di ricompense a seconda della cifra donata; tra le possibili alternative, per citarne alcune, un DVD degli show tenuti in Scandinavia a inizio anno, il proprio nome sul booklet del prossimo album, fino all’ ingresso gratuito a vita per tutti i concerti della band. La cifra inizialmente stanziata è stata abbondantemente superata e il tour è continuato senza ulteriori intoppi, portando i nostri al Factory Club, nuovo locale del milanese e location dell’evento. Purtroppo, il club si è dimostrato un po’ difficile da raggiungere e da trovare, nascosto com’è nel vicolo in cui è situato e circondato da altri locali. La conseguenza è la perdita dello show dei francesi Sleekstain e l’arrivo al momento dell’esibizione del support act Sister, già iniziata da qualche minuto. Anche loro molto attesi dai propri fan dopo aver aperto le date italiane dei connazionali Hardcore Superstar durante lo scorso anno, scaldano a dovere il pubblico presente attingendo dall’album “Hated”, pubblicato nel 2011 e prodotto da Martin Sweet, chitarrista dei Crashdïet. L’esperienza live accumulata negli ultimi tempi rende i suoi frutti: sono evidenti i miglioramenti rispetto alle esibizioni degli anni precedenti, l’energia dei brani eseguiti infiamma la folla e la prepara a dovere per i Crashdïet, che non si fanno attendere a lungo.

 

Dopo veloci sistemazioni della strumentazione e delle scenografie, gli headliner della serata fanno il loro ingresso sul palco, inaugurando lo show con “Change The World”, opener di “The Savage Playground”, e con la successiva “Circus”. Com’è giusto che sia, la band si concentra soprattutto sulla presentazione live dell’ultima release discografica, dalla quale sono tratti la maggior parte dei brani dello show, senza però dimenticare le hit meno recenti come “So Alive” o “Chemical”. Un velo di tristezza segna “California”, secondo singolo di “The Savage Playground”, dedicata al manager da poco scomparso, eseguita appena prima dell’highlight della serata, “Garden Of Babylon”. Con la sua struttura, comprendente una parte strumentale piuttosto lunga nel mezzo, è uno dei brani più interessanti dell’ultimo album e crea un’atmosfera suggestiva durante lo spettacolo, lasciando che per un momento l’attenzione dei fan ricada solo sulla sezione ritmica. A dispetto delle voci che li danno spenti e poco energici, la serata sembra confermare l’esatto contrario: l’energia dei quattro è palpabile e la prova vocale di Simon Cruz senza sbavature e molto convincente, sia sui brani vecchi che su quelli nuovi. L’entusiasmo del pubblico è al massimo durante i brani di “Rest In Sleaze”, il debut album che li ha resi famosi, e la carica trascinante di “Breakin’ The Chainz” o “Queen Obscene/69 Shots” è sufficiente per convincere anche i più scettici.

 

Una delle critiche più frequenti a “The Savage Playground” è la qualità della registrazione, secondo molti troppo bassa nel tentativo di ricreare un suono grezzo e ruvido, caratteristico forse di generi più heavy che dell’hard rock. In realtà, la scelta ha una logica ben precisa ed è proprio il live a confermarlo: il suono dei brani nuovi è più pesante e violento rispetto all’album, e il brano che incarna al meglio la “trasformazione” che queste canzoni subiscono dal vivo è “Cocaine Cowboys”, primo singolo estratto dal full-length e ultimo della serata. Il tono heavy che assume questo brano durante la performance live lo rende incomparabile alla registrazione del disco, la dimostrazione, insomma, che i Crashdïet non solo sanno quello che fanno ma che lo fanno bene, e che è dal vivo che danno il meglio, regalando uno spettacolo degno di tal nome. Unico neo, l’acustica non proprio perfetta: i suoni non sono regolati con particolare cura (sebbene ai Crashdïet vada meglio che ai Sister) e in alcuni momenti sembra di assistere ad un concerto di sola batteria. Nel complesso, comunque, la lunga attesa è più che ripagata e la speranza, ora, è quella di non dover nuovamente attendere troppo a lungo per un altro ritorno di una delle migliori band hard rock in circolazione.

 

Setlist

 

Change The World

Circus

Tikket

So Alive

Licking Dog

California

Chemical

Garden Of Babylon

Breakin’ The Chainz

Riot In Everyone

___________________

Anarchy

Queen Obscene/69 Shots

Generation Wild

______________________

Cocaine Cowboys




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