Hammerfall, Krokus, The Poodles
13/02/07 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Marco Ferrari

Le premesse per una sprizzante serata all’insegna dell’hard rock e dell’heavy metal c’erano tutte: i nomi in cartellone sono di quelli importanti e sin dalle primissime ore del pomeriggio, uno sparuto ma fedele numero di fans presenziava alle soglie dell’Alcatraz in un allegro sit-in.
Al mio ingresso nel locale noto con dispiacere, ma sarà l’unica stonatura della serata, che il palco allestito è quello secondario, contrariamente a quanto precedentemente previsto, ad ulteriore conferma che la scena live italiana è contraddistinta dai piccoli numeri. Un vero peccato anche perché quella che inizierà a breve sarà una delle serate più piacevoli e sorprendenti a cui abbia mai avuto il piacere di partecipare.


La Sorpresa 


thepoodles6bv6_01Ad aprire le danze sono gli svedesi The Poodles freschi del loro debut album “Metal Will Stand Tall”, fautori di un hard rock di ottima fattura che, nella mezz’ora a disposizione, lascerà entusiasta il pubblico italiano.
La curiosità di vederli dopo le numerose recensioni positive ottenute e dopo i vari dischi d’oro e di platino conquistati in Svezia e Finlandia è elevata, ma di certo non mi aspettavo una band di tale caratura. L’inizio dello show è affidato alle due hit che aprono il disco, ovvero “Echoes From The Past” e la sublime title track “Metal Will Stand Tall” pronte dare la sveglia ai metallari che lentamente cominciavano a riempire il locale.
I quattro “barboncini” non sono proprio gli ultimi arrivati e le numerose esperienze e collaborazioni eccellenti fanno permettono loro di affrontare l’impegno con la bravura e la spavalderia che in pochi possono permettersi.
La carica e le indiscutibili doti del carismatico singer Jacob Samuel (qualche critica in più sarebbe da fare al suo stilista…) hanno effetto immediato sul pubblico il quale risponde con entusiasmo e trasporto senza lesinare applausi; incredibile che un vocalist così dotato fino a poco tempo fa fosse noto solo a pochi in qualità di drummer.
La mezz’oretta comprende altri quattro brani tra cui vorrei sottolineare la carica di “A Night Of Passion” e l’inedita “Seven Sins”, canzone che sarà presente sul prossimo album della band scandinava.
Uno show che seppur breve ha entusiasmato chi già conosceva il gruppo e che sicuramente ha allietato tutti i presenti grazie ad una miscela di esplosivo hard rock melodico arricchito dalle ottime doti tecniche del chitarista Pontus Norgren e dalla potente ed aggraziata voce di Samuel.


La Storia


krokus5pt8Dopo un rapidissimo soundcheck, senza nemmeno preoccuparsi della scritta “The Poodles” alle loro spalle, salgono sul palco accolti con entusiasmo i Krokus. La band svizzera, capitanata dal sempre carismatico Marc Storace, porta in tour l’ultimo nato “Hellriser” e da vita ad uno spettacolo di buon livello alternando pezzi recenti alle fiammate hard rock che ne hanno fatto, a cavallo degli anni ’70 e ‘80, una delle band più apprezzate del genere.
L’inizio dello show è affidato, come da tradizione, alla trascinante “Heatstrokes” seguita dall’ultima nata “Hellraiser”.
Lo show conquista per la sua semplicità in perfetto stile rock’n roll senza troppi fronzoli, con i nostri che non sprecano inutilmente tempo in virtuosismi o sproloqui verbali, il tutto per soddisfare la sete di hard rock del pubblico che ha dovuto attendere a lungo (quasi due decadi) per poter assistere ad un loro concerto sul suolo italico.
La semplicità dei brani fa si che lo show scorra agevolmente, passando per la stupenda accoppiata “Easy Rocker” – “Rock City” con le quali ci si avvia verso un finale incandescente firmato “Rock N' Roll Tonight”.
Uno show di buon livello, ottimo sotto l’aspetto tecnico, in cui i nostri non hanno sbagliato quasi nulla, ma che personalmente non mi ha trasportato quanto quello dell’opening act della serata. Dettaglio di poco conto.

La Conferma

hammerfall5nd9Quando si arriva a vedere una band dal vivo per ben sei volte nel giro di pochi anni c’è poco da commentare: segno che le performance on stage ti hanno sempre convinto.
Con gli Hammerfall ci eravamo lasciati dopo un’entusiasmante serata da co-headliner con gli Stratovarius in una fredda quanto memorabile serata novembrina impreziosita da una scenografia mastodontica e da una prestazione pressoché perfetta.

Nonostante la bontà dell’ultimo nato in casa Hammerfall le previsioni di affluenza vengono smentite e, come detto in apertura di report, viene allestito il palco secondario del locale che permette una scenografia parziale fatta di una doppia scalinata adornata da grancasse che formano il nome degli attesi headliner della serata.
L’inizio è a dir poco esaltante con una serie di hit di primissimo livello che scatenano il caldo pubblico meneghino: i templari sono tornati e il pubblico rende loro onore.
L’apertura del concerto viene affidata alla neonata “Threshold”, accolta con calore. Nonostante i suoni delle chitarre non sembrino pesanti come di consueto l’effetto è dirompente anche grazie alla successiva “Templars of Steel” ormai divenuta un inno irrinunciabile in sede live.

Nemmeno il tempo di rifiatare ed ecco che i cinque vichinghi estraggono dal loro arsenale due dardi infuocati: prima l’incontrastabile tempesta di “Ryders of the Storm” seguita da quella “Legacy of Kings” che mantiene sempre intatto il suo fascino ancestrale.
E’ giunto al momento di tornare a tempi più recenti, ma prima che ciò avvenga, il frontman Joacim Cans ci ricorda che i Templari svedesi esistono da ormai dieci anni. A sancire il loro credo ecco arrivare “Rebel Inside” con il suo incedere pesante che non fa altro che entusiasmare ancor di più i presenti seguita dall’unico estratto del buon “Chapter V”, ovvero “Bloodbound”.
E’ giunto sia per la band che per il pubblico il momento di prendere fiato con un break rappresentato da un simpatico drum-solo in cui il meno noto dei fratelli Johanson intrattiene i presenti passando dal tema di “Happy Helloween” a quello della famiglia Adams prima di dare inizio alla parte forse meno entusiasmante della serata. L’accoppiata “Raise the Hammer” – “A Legend Reborn” fanno da introduzione ai tradizionali rombi di una Harley che giungono a noi non solo campionati ma, inaspettatamente, anche dall’ugola di Cans. Il siparietto inatteso crea un momento di totale ilarità sul palco con Djornak che abbandona la posa da templare incallito per scoppiare in una fragorosa risata . Parlavamo dei rombi di una Harley che, come di tradizione, non possono che introdurre “Renegade” a cui fa seguito una versione abbastanza imprecisa di “Let the Hammer Fall”.
Segue un altro break strumentale, atto a far riprendere fiato ad un Cans non propriamente in grande spolvero dopo l’operazione alla gola, rappresentato da un sorprendente quanto sconcertante guitar solo proposta da Djornak in chiave ritmica.

La fine della prima parte dello show viene affidata alla strumentale “Reign of the Hammer” cui segue l’immancabile“Hammerfall”. Giunge l’ora del primo encore e con esso la band svedese decide di tornare a fare sul serio: è infatti l’ottimo singolo “Natural High” ad inaugurare il gran finale a cui fa seguito la maestosa bellezza di “Glory to the Brave” la cui assenza nei precedenti tour mi aveva lasciato un significativo rimpianto. Questa volta non c’è la neve ad avvolgerci, ma veniamo cullati dalla poesia di questa stupenda canzone.

Come un secchio d’acqua gelida in pieno viso al risveglio mattutino, gli Hammerfall ci risvegliano dall’incantesimo con l’epica “Heading the Call” prima che cali il sipario con la chiusura affidata, come sempre, alla super hit “Hearts on Fire”.
Si conclude così uno show piacevole che ci ha mostrato una band ormai matura e che, seppur non in una delle migliori serate, ha saputo divertirsi e divertire.

Voti:

10
- Al pubblico presente: appassionato, allegro e sempre pronto a supportare tutte le band.
9 - The Poodles: Bravi, bene, bis. I migliori della serata.
8 - Hammerfall: ormai una certezza.
7 - Krokus: bravi, ma autori dello show che meno mi ha coinvolto.
4 - Al prezzo della birra.




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