Katatonia + Alcest + Junius - Dead Ends Of Europe 2012
22/11/12 - Magazzini Generali, Milano


Articolo a cura di Marco Belafatti

Sono passati tre anni e mezzo dall'ultima comparsa dei Katatonia in territorio italico. In questo lasso di tempo neanche troppo lungo il legame emotivo tra la band e i suoi estimatori si è definitivamente consolidato grazie ad una fittissima attività di promozione - veicolata dai sempre più in voga social network - che ha puntato le luci dei riflettori sul nuovo “Dead End Kings”, seguendone passo per passo la gestazione, le registrazioni e le fasi di rifinitura. La compostezza e la raffinatezza del disco, pubblicato lo scorso agosto, hanno solleticato il desiderio di malinconia di centinaia e centinaia di fan sparsi per la penisola, e la Scandinavia non è mai sembrata così vicina come in questa serata in musica ai Magazzini Generali di Milano.

L'antipasto è quanto di meglio si potesse chiedere, considerate le recenti derive stilistiche di Jonas Renkse e soci. Lo spettacolo offerto da Junius e Alcest regala agli astanti un genuino mix di sonorità sospese tra la freddezza del metal più cupo ed i vortici emotivi dell'ondata contemporanea di fascinazioni shoegaze e post rock. Non male la performance della band di Boston, anche se in vista di tour futuri sarebbe il caso di rivedere il songwriting ed arricchire la forma-canzone di maggiori variazioni, in modo da non lasciare spiragli per quella noia che, questa sera, serpeggia minacciosa durante la loro breve esibizione. La formazione francese capitanata dal buon Neige, invece, può già vantare tre dischi di grande successo e un pubblico ben nutrito nel nostro paese, che non fatica a riconoscerne i brani e ad abbandonarsi alla loro dimensione (quasi) ultraterrena sferzata, di tanto in tanto, da una rabbia atavica che affonda le proprie radici nella tradizione black metal.

Gli occhi, come ben sappiamo, sono tutti puntati sui Katatonia e la speranza del pubblico è quella di assistere ad uno show emozionante, che ricrei le atmosfere plumbee e introspettive degli ultimi dischi. Chi ha amato l'evoluzione artistica della band, del resto, sa bene che la componente metal, pur mantenendo un occhio vigile sulla scaletta, resterà una semplice comparsa, cedendo il ruolo di protagonista assoluto ad un rock alternativo esaltato da eleganti arrangiamenti elettronici (piccola nota di demerito: tante basi pre-registrate e nessun tastierista on stage, peccato) e dalla voce di un frontman sempre più preciso e calato nella parte. Certo, non siamo di fronte ad animali da palcoscenico e l'esibizione risente ancor oggi di una leggera freddezza che è tipica dei concerti del quintetto di Stoccolma. Le cose, tuttavia, sembrano essere decisamente migliorate rispetto a qualche anno fa, complice una setlist che, pur dimenticando per strada qualche grande classico, esalta a dovere l'attuale stato di grazia dei Nostri, tra momenti di pura introspezione e ondate di riff (per i nostalgici tre piccole chicche: “Strained”, “Sweet Nurse” e la più datata “Deadhouse”). Un lecito occhio di riguardo per le uscite più recenti non delude le aspettative dei fan, rapiti dalla professionalità di questi musicisti e appagati dall'ennesima conferma di una scena musicale – la stessa che ha visto nascere band quali The Gathering e Anathema – che ha saputo resistere agli anni e cambiare pelle per tracciare nuovi orizzonti espressivi ad ogni uscita discografica. Senza assurgere al ruolo di idoli delle masse, i Katatonia lasciano il palco tra numerosi applausi e consensi; ascoltando la loro musica dal vivo, non risulta difficile comprendere come abbiano potuto portare avanti una carriera del genere laddove tanti altri sono rimasti incollati al passato continuando a vivere di luce riflessa. Tanto di cappello.




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