Rock In IdRho 2012
21/07/12 - Arena Fiera, Rho (MI)


Articolo a cura di Eleonora Muzzi
Zaino pronto, pieno fatto. Inforchiamo gli occhiali da sole e mettiamo le scarpe più comode che troviamo e si parte alla volta dell’Arena Fiere di Rho per uno degli eventi dell’estate: la quinta edizione del Rock In IdRho. Quest’anno all’insegna del punk rock. Dopo il successo della scorsa edizione con i Foo Fighters, quest’anno l’evento si è inoltre sdoppiato, con una prima giornata denominata Rock In IdRho Preview, svoltasi al Carroponte di Sesto San Giovanni con la partecipazione di sei band. Ma il main event richiede un’area molto più grande per accogliere tutti i partecipanti attesi che fin dalle prime ore del mattino si accalcano all’entrata o alla biglietteria. Migliaia di persone giungono da tutta Italia per il ritorno a sud delle Alpi dei Rancid, dopo otto anni di assenza dai palchi nostrani, ma anche per vedere Millencolin, Sum 41, Frank Turner e i Public Image LTD di Johnny Rotten, che con i Sex Pistols è uno dei padri fondatori del genere oggi protagonista.

I cancelli vengono aperti poco dopo le 12 e dopo una serie di controlli piuttosto intensi a zaini e borse il pubblico inizia, lentamente, a riversarsi nell’assolata arena fiere. Il meteo non sembra essere troppo avverso, almeno inizialmente: fa caldo, ma non siamo ai livelli dello scorso Gods Of Metal. Caronte e Minosse sono stati accantonati e un acquazzone giusto il giorno prima ha rinfrescato l’aria. L’area è costellata di stand con cibo e acqua, di certo non a buon mercato, ma fame e sete verranno sicuramente placate. Attorno a noi creste di tutte le forme e dimensioni, abbigliamenti dei più disparati, jeans, kilt e persone di tutte le età, dal ragazzino al primo grosso concerto del genere pronto a scatenarsi con i Sum 41 a personaggi ben più scafati e addentro certe cose che si rilassano per poi scatenarsi più tardi con gli headliner. Nessuno, dato il sole accecante che inonda l’area si aspetta che, purtroppo, alle 17:30 finirà tutto. Ma di questo parleremo dopo.

All’incirca un’ora dopo l’apertura dei cancelli sale sul palco la prima band, gli italiani The Noise Guys. Ahinoi, la partenza non è delle migliori. Né loro né i seguenti No Relax riescono a convincerci appieno. A partire dalla tenuta di palco, che non è delle migliori probabilmente a causa della poca esperienza, per finire con la musica effettiva, acerba e troppo poco incisiva per fare da apertura. La maggior parte del pubblico pagante cerca refrigerio nelle poche zone d’ombra, sono ancora pochi quelli disposti a spendere energie per le band di apertura, e con delle premesse del genere sicuramente non vengono invogliati più di tanto. Certamente un po’ di esperienza in più gioverà a queste due giovani band, ma non sono ancora pronte per fare da apertura di un festival del genere.

A causa di un contrattempo sopraggiunto in Germania i Cerebral Ballzy sono costretti ad annullare all’ultimo secondo la loro partecipazine al festival, che li vedeva al terzo posto in scaletta, e quindi tocca ai nostrani Derozer, riformati di recente dopo un breve split. I vicentini danno fuoco alle polveri fin da subito, raccattando non poche persone sotto al palco. Con oltre vent’anni di esperienza alle spalle, riescono a mettere a ferro e fuoco la già accaldata arena, riversando il loro punk rock con tendenze hardcore su una folla felicissima di potersi finalmente scaldare sul serio. Poco più di trenta minuti di musica serrata e con pochissime interruzioni (se non quelle rare tra un brano e l’altro per insultare il pubblico, alla maniera punk vecchio stile). Decisamente un concerto ben fatto, con una forte partecipazione di pubblico, anche se i suoni non sono stati dei migliori, situazione che però è continuata fino alla fine anticipata del concerto.

Tempo di un veloce cambio di palco sale Frank Turner, il cantautore inglese che mescola le proprie radici punk con il folk/rock acustico. Un sound anomalo tra quelli in scaletta, ma decisamente apprezzato da tutto il pubblico attorno a noi. La folla sotto al palco inizia a farsi piuttosto nutrita anche se molti preferiscono sfuggire al sole impietoso rimanendo il più possibile all’ombra e i cinque iniziano a suonare. Sul palco c’è gran movimento benchè il genere non sia dei più energici, ma Turner è un ottimo conduttore e trascina il pubblico in diversi momenti di sing-along. Di pogo non se ne vede molto, ma di movimento ce n’è, segno che la gente apprezza.

Ed è proprio verso la fine del set di Turner che ci rendiamo conto che da Nord-Est non sta arrivando un’ondata di caldo insopportabile, ma tutto il contrario. Il cielo in quella direzione è scuro, in netto contrasto con l’altra parte invece di cielo che è ancora serena e a dir poco limpida. E il fronte nuvoloso è in veloce avvicinamento, al punto che già quando Turner ha finito di suonare sopra di noi l’azzurro ha fatto spazio al color piombo delle nubi. E nel momento stesso in cui i Sum 41 attaccano le prime note di “Reason To Believe” che i primi, sporadici goccioloni cadono sulla folla. C’è chi preventivamente indossa una mantella e continua, ma la pioggia non fa altro che cadere sempre più forte e già durante “Motivation” c’è chi preferisce rifugiarsi sotto le coperture. Il vento forte spinge l’acqua addosso alla folla proprio da dietro al palco ma i quattro canadesi non accennano a volersi fermare. Solo quando effettivamente la pioggia è troppo forte per continuare a suonare che i Nostri si fermano, dopo “Walking Disaster”.

Il classico temporale estivo inzuppa i più temerari che hanno resistito fino all’ultimo, e con calma e pazienza aspettiamo che l’intensità della pioggia cali in modo da poter riprendere da dove ci eravamo fermati. In totale il temporale si scatena su Rho per circa 25 minuti, poi si passa ad una lieve pioggerella perfettamente sopportabile senza l’uso di mantelle o ombrelli, ma non si accenna a voler riprendere, nonostante molti si siano già spostati sotto al palco speranzosi di vedere i Sum 41 sul palco. La delusione scatta pochi minuti più tardi, quando uno speaker non meglio identificato annuncia l’annullamento del concerto a causa delle attrezzature irrimediabilmente danneggiate che non permettono di continuare il festival. Come per le cinque fasi dell’elaborazione del lutto la prima reazione generale è la negazione. C’è chi pensa ad uno scherzo, chi spera che lo sia, chi non ne vuole sapere e chiama a gran voce le band sul palco. Niente da fare. Lo stesso speaker ci invita, senza dare ulteriori spiegazioni, ad abbandonare l’area il prima possibile perchè il concerto non può andare avanti.

Finisce così la quinta edizione del Rock In IdRho, senza spiegazioni che avrebbero portato il pubblico a capire meglio la situazione, con tanta rabbia e delusione, soprattutto per chi ha assistito a concerti e festival andare avanti sotto diluvi e piogge torrenziali ben peggiori di questo temporale estivo, e con un comunicato stampa rilasciato ore dopo l’effettivo annullamento. Tanta delusione quindi e grande amarezza per chi attendeva da otto anni il ritorno in Italia dei Rancid, ma anche da parte di chi era presente per altre band o anche solo per passare una bella giornata insieme agli amici all’insegna del buon punk rock. Si torna a casa quindi. C’è chi ha pochi chilometri davanti, chi oltre 100, c’è chi viene da altri stati. Ma lo stato d’animo è lo stesso per tutti.


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