Linea 77 6 inTour 2012
10/06/12 - Impianti Sportivi di Castello di Godego, Castello di Godego (TV)


Articolo a cura di Simone Vian


La location scelta per queste serate targate “E20neranti” a Castello di Godego si presenta davvero bene: una specie di piccola “valle” costituita da un bel prato d’erba perfetto, qualche bancarella variopinta, chioschetti enogastronomici, un palco ben strutturato, di dimensioni ottimali per l’occasione, e al suo fianco un maxischermo poi utilizzato per mandare immagini in diretta del live stesso (per favorire la visione anche a chi sta mangiando nello stand poco lontano).

I Linea 77 sono, per motivi anagrafici e background musicale comune, tra le mie preferenze italiche da sempre: hanno davvero portato una ventata di novità nel panorama rock & metal italiano da fine anni ’90 in avanti. Attendevo quindi con curiosità questo appuntamento, sia per saggiare la nuova line-up (ampiamente pubblicizzata in rete grazie ad un simpatico “misunderstanding” creato ad hoc dalla band stessa sull’abbandono del bassista.. passato invece alla chitarra!), sia per testare il loro impatto live sulla lunga distanza, dopo averli visti in tante date del passato.


Un cambio palco durato circa 45 minuti e alle 22:52 i nostri eroi entrano in scena lentamente senza molti convenevoli ed ognuno si prepara al proprio “blocco di partenza”: i 2 frontmen al centro (Emi appare più magro e “composto” da come me lo ricordavo, mani in tasca nel suo k-way, mentre Nitto sempre voluminoso e massiccio pronto a scapicollarsi scatenato per tutto lo stage); i 2 fratelli chitarristi ai 2 lati opposti, quello “storico” Chinaski a sinistra mentre il “nuovo” ex bassista Dade a destra (curiosa la scelta tecnica di posizionare gli amplificatori delle chitarre di lato e non dietro come solitamente accade, probabilmente più funzionale per la gestione della pressione sonora sul palco e ottimale per le orecchie dei 2 che possono sentire il proprio sound puro e diretto); dietro invece un palchetto rialzato per il drumkit del drummer Tozzo, poi giù alla sua destra lo stack di basso con davanti il nuovo acquisto Maggio, già membro dei Medusa, nonché da anni backliner dei ‘77 (un bellissimo epilogo che mi ricorda Lemmy dei Motorhead e il suo inno “We Are The Roadcrew” dedicato a quanti si fanno il mazzo dietro al palco). La gente presente, prima del cambio non numerosissima, aumenta a livelli soddisfacenti in men che non si dica, continuando ad arrivare anche a concerto iniziato.

Si parte con una tripletta composta da “Sempre Meglio”, “The Sharp Sound Of Blades”, “Grotesque” che comincia a scaldare gli animi dei presenti, i quali soprattutto nei pezzi in italiano faranno sentire la propria voce. Nel primo momento di pausa Nitto presenta ufficialmente il nuovo bassista, il quale s’inchina e ringrazia con molta umiltà. Poco dopo ecco l’annuncio della storica “Moka” (quinto brano di 17 in scaletta): la platea s’infiamma subito (una teenager di fianco a me urla “Seeeeee!! È la mia preferitaaaa!!!” e si lancia nella ressa in movimento al centro) e il rituale del pogo (piuttosto tranquillo) e dei salti a tempo si avvia a trasportare lo show fino alla fine. Il resto del live è stato abbastanza coeso e si è mantenuto a livelli alti, sia sopra che sotto il palco. I brani sono stati pescati maggiormente dagli ultimi 2 dischi, “Horror Vacui” del 2008 e “10” del 2010, e poco o niente dai primi (vi rimando alla scaletta a fine articolo per i particolari). Ho apprezzato particolarmente “La Nuova Musica Italiana” (interessante canzone-manifesto dall’incedere stile marcetta, con tanto di inno di Mameli accennato), e le conclusive “Il Mostro” (con il perfetto stacco di “handclap” eseguito a tempo da tutti i presenti) e “Fantasma”, tutte ottime risposte a chi dice sia difficile fare musica “heavy” utilizzando l’idioma nazionale. La chiusura con “Touch” mi manda in visibilio e il refrain urlato “touch my hand” mi rimane in testa tutta la notte. Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando ci mandavano a casa doloranti dopo averci “finito” col pogo di “Meat” e “Walk Like An Egyptian” (incredibile cover delle Bangles!), ma non ci si può certo lamentare.

Il nuovo bassista dal braccio tatuatissimo svolge egregiamente il proprio compito, martellando col plettro il suo Musicman nero, rimanendo spesso chino e concentrato sullo strumento, presumo per il carico di responsabilità del nuovo ruolo e gli occhi dei fan inevitabilmente curiosi puntati addosso, ma non mancano momenti in cui anche lui salta e gironzola per il palco a incrociare sguardi d’intesa con i compagni di squadra e pubblico.
Il nuovo chitarrista invece è sempre lui, picchia nervoso la sua 6 corde come faceva con le 4 in precedenza, si dimena come da anni siamo abituati a vederlo fare, perfettamente a suo agio con la Telecaster tra le braccia.
La seconda chitarra aggiunge sicuramente qualcosa in più, riempie ritmicamente alcuni passaggi che erano più scarni e compatta maggiormente il muro sonoro, ma dire che ai Linea mancasse la “botta” sarebbe bestemmiare: questa, unita alla presenza scenica furiosa, sono da sempre il loro marchio di fabbrica. Gli intrecci vocali dei due cantanti, insieme ai riff mai scontati della chitarra, hanno dato alla band quell’originalità che li ha contraddistinti nel panorama metal/hardcore non solo italiano (non a caso l’etichetta inglese Earache li ha notati e lanciati agli esordi), ma non posso esimermi dallo spezzare una lancia per il lavoro impeccabile e vulcanico del batterista, rullo compressore preciso, violento, quadrato e “ignorante” che calza a pennello con la proposta sonora della band spingendo anche i più timidi a muovere il culo e saltare (ok, ho un debole per gli Helmet e per i batteristi, e Tozzo è nella mia top five da tempi non sospetti, ma se anche Boosta dei Subsonica l’ha scelto per i live del suo disco solista qualcosa vorrà pur dire...).

Discograficamente non so cosa potranno ancora proporre in futuro (anche se i vari sideproject e le mille collaborazioni potrebbero indicare una via), ma dal punto di vista live i cinque – pardon, sei! – torinesi continuano ad essere una perfetta macchina da guerra ben oliata da tanti anni di esperienza, una garanzia per chi si vuole divertire in maniera energica e per chi pensa che “solo gli ammmerigani sanno spaccare sul palco”.


Setlist:

01. Sempre Meglio
02. The Sharp Sound Of Blades
03. Grotesque
04. Vertigine
05. Moka
06. Sogni Risplendono
07. Aspettando Meteoriti
08. Evoluzione
09. Il Senso
10. Penelope
11. 66 (Diabolus In Musica)
12. La Nuova Musica Italiana
13. Mi Vida
14. Inno All’Odio
15. Il Mostro
16. Fantasma
17. Touch




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