Asking Alexandria - Reckless and Relentless Tour
10/02/12 - Magazzini Generali, Milano


Articolo a cura di Alberto Battaglia
Dimmi con chi giri e ti dirò chi sei, faceva il detto. Entrando ci si guarda un po' in giro e si materializzano ai nostri occhi le parole già scritte per questa popolarissima band, gli Asking Alexandria, le quali ne parlavano come feticcio per teenagers. Che lo screamo/metalcore sia cresciuto tantissimo in questi ultimi anni è cosa risaputa, viene piuttosto da domandarsi cosa possegga in più la band di York rispetto alle frotte della concorrenza per guadagnarsi questo seguito più cospicuo. Vengono alla mente band come August Burns Red, Devil Wears Prada o Attack Attack! a pescare circa dallo stesso bacino d'audience, ma arrivando prima e con più freschezza dei Nostri. Gli Asking Alexandria più che essere i migliori in qualcosa sono innanzitutto il greatest hits degli stessi stereotipi del loro genere: ogni cosa arriva spesso e volentieri come te l'aspetti, la loro stessa rabbia diventa un'ingrediente da spolverare all'occorrenza in sede di scrittura e si vede. In questa parata di furbissimi clichè non manca anche l'ironica dedica di una canzone d'"amore" per Justin Bieber che fa subito sorridere tutti, ma a ben pensare è un'altra facile ruffianata per i ragazzi che s'atteggiano a cattivoni alternativi. Ovviamente una ragione per il loro successo, oltre a queste che sono abbastanza indignitose, c'è: in un una manciata di occasioni hanno interpretato meglio di altri i desideri del loro pubblico attraverso canzoni dall'alchimia perfetta. Quanto alla performance dal vivo in sè non riserva soprese nè in un senso nè nell'altro, dato il loro repertorio, del resto era difficile aspettarsi un concerto imprevedibile, la presenza di basi musicali, inoltre, aiuta molto la resa d'insieme.

Mentre aspettiamo che inizi il concerto la regia ci sottopone all'ascolto di brani dell'attualità commercial-discotecara accolti con le felici danze delle numerose ragazze presenti in sala, e sarò prevenuto, ma è un indicatore coerente con l'assenza di T-shirt degli Iron Maiden, il classico indumento medio per un concerto metal. A scaldare il pubblico per bene ci pensano le due band d'apertura, Chelsea Grin e BlessTheFall, i primi in particolare hanno una potenza d'urto spaventosa, da far invidia agli stessi headliner della serata. Quando saranno poi gli Asking Alexandria a calcare il palco il pubblico diventa quasi isterico, anche se generalmente calmo nelle manifestazioni di foga fisica. I Nostri hanno all'attivo gli album "Stand Up And Scream" e "Reckless & Relentless" e saranno gli estratti dal primo a convincere di più, data una vena di scrittura mediamente più fresca. La nota generale che viene da fare è che il concerto sia un tantino piatto, abituati alla patina succulenta della produzione su disco, sebbene l'esecuzione non sia certo carente su qualche aspetto in particolare. Come s'era scritto in precedenza la band di York può vantare più delle concorrenti quelle quattro o cinque canzoni che sono un'autentica marcia in più, e anche dal vivo ci si diverte maggiormente in prossimità di quei pezzi. "Not The American Average" è il brano che i Nostri dedicano a Bieber, con il suo inizio cantato con in pulito pop punk, il riff hardcore irresistibile, il breakdown condito di effetti elettronici e quell' intermezzo d'archi e pianoforte vagamente gotico rappresenta uno dei migliori esempi di sincretismo di stili pensato per essere la pietanza sonora della giovane generazione. Dall'ultimo disco, poi, emerge con prepotenza "Closure", nella quale è l'elemento di orecchiabilità, sepolta in poderosi chugga-chugga riff o esaltata in cavalcate hardcore, a costituire l'attrattiva di un brano comunque "tamarro" e furbo come sempre. La chiusura del concerto è affidata all'uno-due migliore del repertorio: "Alerion"+"The Final Episode". Quest'ultimo può a buon diritto essere considerato un inno di questa subcultura, scandito dalla brutalità elementare del testo "Oh My God" (x 2), e da un' evoluzione del brano efficissima sebbene vengano rispettati i confini del genere (o forse sfruttando proprio questo) culminante nella fusione di riffs ad un beat quasi dance.

Emerge un ritratto chiaro da questa serata, quello di una band più votata agli imperativi dello stile che alla musica in senso stretto, il ritratto di quelli che con qualche trovata riscuotono dieci volte tanto; interessantissimi come guilty pleasure nel caso se ne apprezzi il genere o la cultura di riferimento che sta segnando le ultime tendenze di gusto giovanile.


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