The Smashing Pumpkins - The Other Side Of The Kaleidyscope Tour
28/11/11 - Forum, Assago (MI)


Articolo a cura di Alberto Battaglia
Dopo infiniti capitomboli, dipartite, risalite, rimescolamenti, scioglimenti e resurrezioni la band che Billy Corgan chiama ancora The Smashing Pumpkins ieri si è sottoposta a una prova importante: dimostrare che, dopotutto, sono sempre loro e che non deluderanno il loro fedele pubblico. Da anni ormai non si fa che rimpiangere quelli di "Mellon Collie" e "Siamese Dream", a rimpiangere quel periodo in cui la rabbia dolorante della band di Chicago si materializzava in canzoni memorabili. Invece cosa sono oggi gli Smashing Pumpkins?

Per chi avesse perso le loro tracce dopo lo scioglimento del 2000 riassumiamo le ultime puntate. Dal 2007 a oggi Corgan ha riunito un'altra line-up e dato alle stampe un album controverso, "Zeitgeist", dopodichè perde per la strada anche Jimmy Chamberlin, l'unico reduce della prima formazione; successivamente gli Smashing Pumpkins registrano e rilasciano gratis diversi brani direttamente dal loro sito, chiamando tale (trascurabile) progetto "Teargarden by Kaleidyscope". Approdiamo ai giorni nostri con l'imminente uscita del nuovo "Oceania", a Marzo, con l'aspettativa di un riscontro pienamente favorevole o altrimenti, fa sapere Corgan, il capitolo Pumpkins sarà da chiudere. Come avrete immaginato ormai la band altro non è che la dittatura del proprio leader, gli affezionati devono rassegnarsi a vedere sul palco facce praticamente tutte nuove, non senza un pelo di scetticismo.

Ascoltare gli Smashing Pumpkins è un'esperienza un po' contraddittoria, perchè da un lato la forza tellurica del loro sound potrebbe far pensare ad una fruizione "rock", dall'altro lo spirito quasi depresso che pervade testi e armonie tradisce il fatto che questa non sia una musica nata per gasarsi o per pogare. Il pubblico sugli anelli segue lo spettacolo comodamente seduto, mentre sul parterre i momenti di scompiglio non sono più di un paio; ma la noia in questo caso non c'entra nulla: è questione di istinto. Che sia calma o infuriata la musica dei Pumpkins si tende più a subirla che a parteciparla, lasciandosi traportare volentieri, passivamente.

 L'apertura della serata si chiama "Quasar", brano fresco dall'album in uscita. Il pezzo mette in luce come i Nostri vogliano riesumare il suono provieniente dai loro pezzi più duri, stile "Silverfuck" (1993): le distorsioni sono frastornate e incazzatissime, nella migliore delle vesti nineties, non manca poi una sezione pneumatica e psichedelica a precedere l'attacco frontale conclusivo. L'approccio con cui Corgan e soci impostano gran parte del concerto è a favore dell'aggressività sonora e della muscolarità, in tal senso continuando ad avanzare nel solco aperto da "Zeitgeist", sebbene neanche un brano di quel disco trovi spazio nella scaletta. Quest'impostazione forse avrà deluso quanti si aspettavano di sentire il lato melodico alla "1979" o alla "Disarm" (non suonate) o l'elettronica ottantiana di "Adore"; del resto la sintesi più riuscita e originale degli Smashing Pumpkins fu quella fra Hard Rock, Psichedelia e mood straziante: la melodia e la quiete sono solo una parentesi irreale alla quale viene sistematicamente opposto l'inferno. Con queste caratteristiche il concerto di ieri suona come un ritorno alle origini del periodo di "Gish", quando si sentiva nei loro show una carica metal che portava a macinare in velocità riff e ritmi furiosi, uragani distorti ed estemporanee oasi di pace. La scelta delle canzoni infatti, verte in buona parte sul repertorio di pezzi duri e acidi: "Siva" e "Window Paine" da "Gish", "Geek U.S.A.", "Silverfuck", "Cherub Rock" da "Siamese Dream", "Starla" e "Frail and Bedazzled" da "Pisces Iscariot"; in tutto ciò la notizia qual è? Il largo spazio dedicato al passato più "alternative" della band, mentre restano circoscritti allo stretto necessario i contributi provenienti dal capolavoro mainstream "Mellon Collie and the Infinite Sadness"; praticamente depennati, invece, "Adore" e "Machina" I e II. Fra le nuove proposte assaggiate dall'ultimo album, la più convincente è forse la ballata "Pinwheels", che, contrariamente a quanto scritto fin ora, riprende il discorso melodico con uno spirito proprio del successo a cavallo fra 1996/97; anche se è troppo presto per sbilanciarsi su "Oceania" da quanto si è sentito dal vivo le premesse sono, perlomeno discrete.

Tra le sorprese migliori della serata è certamente l'inaspettata destrezza del giovane batterista Mike Byrne capace di riprendere le ritmiche di Chamberlin suonandole con forza e impeto: non si rimpiange l'originale e in questo caso vuol dire parecchio. Notiamo invece che dal vivo Billy canta in modo decisamente più sgraziato, con timbriche molto nasali, in compenso il suo gusto come chitarra solista è piuttosto personale. Nel complesso, comunque, un esecuzione degna di questo nome, anche con la nuova line-up.

Per chiudere in bellezza i Nostri fanno contente quelle anime in pena che aspettavano con ansia "Zero" e "Bullet with Butterfly Wings", accoppiata che riscuote un successo più che ovvio. Meno ovvio era capire che cosa fossero gli Smashing Pumpkins di adesso. A quanto pare hanno deciso di dare retta ai fan che rivolevano indietro il registro dei loro capolavori. Per 3/4 non sono più la band di prima, ma l'impressione è che siano tornati fedeli come non mai a quello che erano in origine. E questo ci è piaciuto. Vedremo se l'album in arrivo riserverà altre sorprese.


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