Wacken Open Air
30/07/09 - Area Concerti, Wacken (Germania)


Articolo a cura di Alessandra Leoni

Mi accingo a descrivere un evento, un festival tra i più grandi e meglio organizzati del mondo, che non ha la musica solo come protagonista: ha anche noi, ascoltatori e fan di questo o quel gruppo, che ogni anno facciamo migliaia di chilometri per rendere grande ed indimenticabile il Wacken Open Air, località al di sopra di Amburgo apparentemente piatta e piena di bovini e campi per il resto dell’anno, ma che in una settimana d’estate si riempie di colori, folclore, pazzia ed originalità, il tutto sotto lo stesso vessillo: la musica metal in ogni sua forma.
Una festa indimenticabile, suggellata quest’anno dal ventesimo anniversario dalla sua nascita.


When The Journey Begins…

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Mi piacerebbe non solo descrivere freddamente le band che si sono succedute sul palco, ma anche documentare in modo un po’ personale l’intera esperienza che ho avuto, che ha compreso anche un lungo viaggio ed alcune tappe.
Il viaggio inizia alla mattina presto, di lunedì, in una Milano dalle tangenziali perennemente intasate: la cosa non ci preoccupa, poiché la nostra tappa non è immediatamente Wacken, ma Ulm, meravigliosa cittadina tedesca del Baden-Württemberg bagnata dal Danubio. Nota per la sua bellissima cattedrale gotica, la più alta al mondo con i suoi ben ottocento scalini per arrivare in cima, e per aver dato i natali ad Albert Einstein, Ulm è splendida da visitare girando a piedi, nel pomeriggio gradevole e molto meno torrido rispetto all’Italia. Alla sera, le stradine si illuminano di luci calde ed accoglienti, e ci accomodiamo in un ristorante presso un piccolo canale. Una buona cena accompagnata dall’immancabile birra, e poi un temporale improvviso svuota le vie di Ulm, e mi diverto a correre nella pioggia e a fermarmi sotto il diluvio ad ammirare nuovamente la cattedrale tra fulmini e tuoni. Uno spettacolo sinistro ed affascinante. Si rientra rapidamente in albergo e ci riposa per affrontare la seconda tappa del viaggio.

Wacken: The Promised Land

Di buon mattino ci si rimette in viaggio, affrontando gli onnipresenti cantieri stradali presenti sulle autostrade tedesche, peraltro tenute in ottimo stato, e godendo del panorama verde e rigoglioso e dalle casette dalle caratteristiche tegole rosse, si arriva verso Amburgo, accolti da una grande coda, tipica di una grande città. A bocca aperta ammiro il porto enorme della città, caratterizzato da gigantesche gru, quasi fantascientifiche. Ci immettiamo poi nel tunnel che ci fa passare sotto il mare, e s’inizia ad intravedere qualche furgone o macchina vicina con su la scritta “W:O:A”. Ci stiamo avvicinando a Wacken e l’emozione cresce di chilometro in chilometro.

Una pioggerella leggera ci accoglie all’arrivo, in questo piccolo paese anonimo di duemila abitanti per gran parte dell’anno, ma ora riempitosi di metallari fino a scoppiare. Ci sistemiamo nell’area campeggio, e il prato circostante non si può vedere, perché è costellato di tende multicolore, di ogni sorta e dimensione. Ora è solo attesa per l’inizio dei concerti, previsto per il giovedì. Si può ingannare il tempo visitando le bancarelle ricchissime di oggetti e vestiti, e fare incetta di dischi e cofanetti a prezzi convenienti al Metal Market, ma anche sedersi al Beer Garden per una birra, o provare il cibo nelle bancarelle disseminate ovunque, da quello tedesco a quello cinese e persino quello italiano.

Giorno 1: Faster, Harder, Louder!

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Che la festa abbia inizio!
E’ con questo spirito allegro e festoso che mi avvicino al Black Stage, uno dei due palchi principali del Wacken, dove per il pomeriggio ci sarà il concerto di apertura degli Skyline con vari ospiti presenti, tra cui Sabina Classen degli Holy Moses, l’intramontabile Doro, e l’immancabile Onkel Tom. Gli Skyline vent’anni fa suonarono al primo Wacken Open Air della storia, e non solo, è anche la band dei due fondatori della manifestazione, e l’apertura di oggi è più simbolica che altro. Una buona performance che diverte e niente di più. Tra una cover degli AC/DC, “It’s A Long Way To The Top (If You Want Rock ‘N’ Roll)”, e la famosissima “Fear Of The Dark” degli Iron Maiden, viene anche presentato l’inno del Wacken “We Are The Metalheads”, cantato dalla mitica Doro, il simbolo per eccellenza della donna metallara. Terminato il concerto d’apertura, buona parte del tardo pomeriggio e della prima serata viene occupato dai Metal Hammer Awards, presentati da Sabina Classen.
Quella che si prospetta è una bella serata piena di emozioni e grandi nomi: infatti sul Black Stage ci aspettano i Running Wild, che chiuderanno proprio a Wacken trent’anni di onorata carriera all’insegna del power metal. Scenografia totalmente scarna, non c’è il leggendario galeone ad accompagnarli, ma vedere tutti i musicisti vestiti di tutto punto da pirati, capitanati da Rolf “Rock ‘n’ Rolf” Kasparek, riproporre i loro cavalli di battaglia per l’ultima volta, è molto commovente e coinvolgente. Un’esibizione veramente ottima, un memorabile suggello ad una lunga carriera.
Quasi nel contempo, sul terzo palco, il cosiddetto Party Stage, a destra dei due principali, si esibiranno i nostrani Lacuna Coil, ritardati di un quarto d’ora per un copioso diluvio. L’esibizione si apre con  “Survive”, tratto dall’ultimo lavoro “Shallow Life”, dal quale sono state proposte anche “I Won’t Tell You”, “Not Enough”, ed il singolo “Spellbound”. Non mancano neppure brani tratti da “Karmacode”: “Fragile”, “Closer”, “Fragments Of Faith”, “Our Truth”, e la cover dei Depeche Mode “Enjoy The Silence”. Non poteva mancare il tormentone “Heaven’s A Lie” e “Swamped”, tratti da “Comalies”. La performance da un punto di vista strumentale è molto buona ed impeccabile, mentre quella dei due cantanti è un po’ altalenante: buona la prova di Andrea Ferro, mentre purtroppo Cristina Scabbia fatica per tutta l’esibizione, mancando della solita grinta e potenza cui ci ha abituato. Un vero peccato.
Non c’è tempo da perdere, bisogna correre al True Metal Stage, poiché lo spettacolo più atteso sta per iniziare: gli Heaven And Hell.
A distanza di circa un mese, dopo averli visti al Gods Of Metal in una eccellente performance, la scaletta rimane invariata, ma, complici suoni molto migliori, e la vastità del pubblico accorso, lo show è ancora migliore di quello proposto a Monza. Ronnie James Dio e compari musicisti sono in forma invidiabile, e l’apice viene raggiunto nell’imancabile “Heaven And Hell”, dove il pubblico mostra tutto il calore possibile nei confronti della band storica, intonando cori e cantando a piena voce. Il finale viene lasciato come sempre dalle prime strofe di “Country Girl” che si fondono poi nella trascinante “Neon Knights”.
Come primo giorno è stato tutt’altro che deludente e si attende con ansia il secondo giorno, decisamente ricco di band da ascoltare e da scoprire.


Giorno 2: Rock ‘n’ Roll!
 

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Una buona dose di power metal allegro ed ottimista è quello che ci vuole e i Gamma Ray non hanno deluso le mie aspettative. Un’ottima performance da parte di Kai Hansen e musicisti, e i filmati sugli schermi a lato del palco hanno reso ancora più simpatica e allegra l’atmosfera: da Spongebob, a Guitar Hero, ad uno spezzone del film capolavoro di Fritz Lang “Metropolis”. Il gruppo, poi riserva una bella sorpresa, presentando una nuova canzone che sarà sul prossimo album in uscita quest’autunno. Kai Hansen spiega che non è stata nemmeno registrata e che s’intitola “To The Metal”. Un brano ben cadenzato e heavy, che sembra essere ispirata nientemeno che ai Manowar!
Dopo il gruppo tedesco, è il momento di recarsi al Party Stage, i Tristania stanno per iniziare. Io ero fan dei lavori della band norvegese con l’affascinante cantante Vibeke Stene, e il suo abbandono mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Tuttavia, spinta dalla curiosità nei confronti della nuova cantante, l’italiana Mariangela Demurtas, decido di andarli a vedere. Mi trovo di fronte ad una band totalmente diversa, senza più quell’aura di fascinoso mistero e solennità, e la dipartita di Vibeke si sente tutta. Mariangela stenta a far decollare con la sua voce le canzoni della band norvegese. Anche questo è un vero peccato, ma d’altronde sembra che le cantanti liriche nel gothic metal non siano più così “in voga”, e che stia avvenendo un cambio di direzione nel genere.
Il pomeriggio trascorre tranquillo, con le performance dei Walls Of Jericho e dei Nevermore, due band che non sono il mio genere, a fare da sfondo. L’attesa è tutta per i rockers australiani degli Airbourne, che mi sono stati presentati come dei pazzi scatenati. Sin dalle prime note, mi rendo conto che sono veramente matti, e anche pesantemente influenzati dai loro rockers compatrioti, i leggendari AC/DC. A metà concerto, il leader del gruppo, il chitarrista e cantante Joel O’Keeffe, da’ spettacolo arrampicandosi su per l’impalcatura del Black Stage: si siede come se niente fosse ed inizia a suonare la chitarra come se si trovasse normalmente sul palco.
Terminato il momento delle acrobazie, l’esibizione prosegue, arrivando al termine. Una performance molto coinvolgente ed allegra, all’insegna del rock ‘n’ roll.
L’ondata di rock ‘n’ roll prosegue con una delle band più attese di questo Wacken: i Motorhead.
L’area concerti è stracolma di gente, infatti rimango molto indietro rispetto al True Metal Stage, e mi godo la fiumana di gente accorsa per assistere ad un grande spettacolo.
We Are Motorhead, and we play Rock ‘N’ Roll!” così ci accoglie la voce inconfondibile del leader dei Motorhead, Lemmy.
L’esibizione della band inglese è precisa e intensa, e c’è spazio per un assolo di batteria di Mikkey Dee, e per l’arrivo delle cosiddette “Fuel Girls”, delle signorine vestite di abiti succinti e dalle movenze ammiccanti e suadenti. Il termine dell’esibizione è letteralmente esplosivo, con uno dei cavalli di battaglia della band inglese, ovvero “Overkill”. Un altro pezzo di storia che da’ una vera e propria lezione di stile su come si tiene un palco.
Dopo tutta quest’abbuffata vera e propria di rock ‘n’ roll, per curiosità mi avvicino al Party Stage: gli Epica, tra le band di spicco del metal sinfonico con voce femminile, stanno per suonare. Pur avendoli visti spesso, ed esserne rimasta delusa, sia per le performance live, sia per l’ultimo lavoro “The Divine Conspiracy”, troppo pesante ed estremamente pomposo a livello compositivo, comunque decido di ascoltarli.
L’esecuzione a livello musicale è buona, specie sui brani dei primi due album, più evocativi e affascinanti pur nella loro semplicità. Mentre i brani tratti dall’ultimo lavoro non riescono a catturarmi, anzi mi lasciano piuttosto indifferente ed annoiata. La bella cantante Simone Simons sembra essere in forma migliore rispetto alle performance alle quali ho potuto partecipare, ma è ben lontana dal fare un’ottima prestazione. Tuttavia, anche lei sembra rendere molto meglio nei brani vecchi, e arranca un po’ nei brani nuovi.
La stanchezza si fa sentire, ed è ora di rientrare, ed in lontananza si sente chiaramente Doro cantare. Una ninna nanna decisamente metallica!


Giorno 3: Long Live To Wacken!


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La stanchezza si fa sentire parecchio, anche perché a Wacken non ci si ferma un secondo, e non si riesce neanche a seguire tutto come si vorrebbe. Dunque si decide di prendersela comoda, e di ascoltare i gruppi interessanti del terzo ed ultimo giorno al di fuori dell’area concerti. C’è da dire che l’ultimo giorno è decisamente meno attraente rispetto agli altri due, puramente per questione di gusti. Così ascoltiamo, tra uno stand di cd e uno di giubbotti in pelle e jeans, i thrasher Testament, e anche Axel Rudi Pell, che ci ricorda continuamente che la sua carriera di chitarrista è totalmente ispirata a Ritchie Blackmore, a tal punto da avere la stessa Fender Stratocaster color panna del chitarrista inglese.
E’ tempo poi dei cinici e sinistri Pain, capitanati da Peter Tatgren, cantante e chitarrista della band industrial metal. Un buono show, tra ritmi industriali e martellanti e qualche fuoco come effetto scenico.
La band più attesa sono senz’altro i Saxon, che in occasione della loro esibizione a Wacken hanno lasciato che fossero i fans, tramite un sondaggio sul loro sito web, a scegliere la scaletta del lunghissimo show, di ben due ore e mezza. Si passa per “Lionheart”, “Metalhead”, “Wheels Of Steel”, “Motorcycle Man”, “Crusader” (sempre sperando che cantino la famosa e veritiera strofa soppressa da tempo), “747”, “Princess Of The Night”, e tanti altri classici e cavalli di battaglia eseguiti in modo perfetto e coinvolgente da Biff e soci.
La stanchezza è tanta e il viaggio di ritorno sarà molto lungo ed impegnativo. Il Wacken 2009 per noi termina con la storica band inglese.

Dopo aver assistito all’evento metal che ogni anno anima e scalda l’estate di decine e migliaia di metallari provenienti da gran parte dell’Europa, e anche dal mondo, il ritorno alla normalità e alla quotidianità è quasi triste e strano. Certo è anche che se Wacken è un evento presente nel panorama metal da ben vent’anni, ed è l’evento più grosso del genere e anche il più apprezzato ed invidiato a livello di offerta musicale, ed anche per l'organizzazione dell’area campeggio ed intrattenimento al di fuori dell’area concerti, un motivo ci sarà. La mia idea è che si debba imparare da eventi come il Wacken per poter avere nel nostro Paese un’offerta simile e vagamente paragonabile per i livelli di qualità ed organizzazione.

Long Live To Wacken!




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