Fosch Fest
01/08/09 - Arena, Bagnatica (BG)


Articolo a cura di Fabio Rigamonti

“Il primo festival di Medieval Folk”. Questa la scritta che accompagna press notes e locandine del festival che si è tenuto a Bagnatica il primo Agosto.
Considerando e ponderando, c’è da dire che, aggiungendo la magica parolina "metal" nello slogan, è effettivamente vero, visto che qualcosa di così impostato sul modello tedesco, in Italia, non c’era ancora stato, e nessun altro se non gli orobici Folkstone (presto un’intervista su queste pagine) poteva elaborare qualcosa di così rustico e genuino.

Prima di passare in rassegna i vari gruppi che hanno animato, col loro metal fortemente contaminato dalla tradizione, la torrida giornata, voglio spendere due parole sull’organizzazione e sulla scelta della location. Per quanto riguarda la prima…beh, non posso far altro che constatare che l’ispirazione tedesca non riguardava soltanto la musica della manifestazione: l’organizzazione, difatti, si è dimostrata di una puntualità e precisione sconcertante, con tanto di area tranquilla dedicata alla stampa per le interviste e pieno rispetto del programma della giornata (sia per quello che il pubblico vedeva/sentiva, sia per quello che accadeva dietro le quinte), per cui tanto di cappello.
Sulla location, invece, si può solo recriminare il contesto eccessivamente urbano dell’arena di Bagnatica, sicuramente essere immersi in più verde avrebbe giovato al raggiungimento dell’obiettivo della rievocazione storica con maggiore efficienza. A parte questa quisquilia, al Fosch Fest non mancava assolutamente nulla.

E veniamo ora alla rassegna dei gruppi musicali che hanno intrattenuto una platea che, straordinariamente, era già abbastanza numerosa fin dalle prime ore di apertura dei cancelli, file di persone che sono andate via via ingrossandosi lungo l’arco della giornata, tanto che, durante l’esibizione degli Headliner Elvenking e Folkstone, credetemi che tanta gente tutta insieme a Bagnatica io, Bergamasco DOC, non l’ho mai vista.

Alle 17 aprono puntuali i veronesi Herjan, fautori di un viking metal assimilabile alle atmosfere di Ensifereum e Fintroll, unita alla goliardia dei Korpiklaani (a cui è stata anche dedicata la cover di “Happy Little Boozer”). Sinceramente, da loro non mi aspettavo molto, vuoi perché, in fase di ricerca documentale pre-festival, ad accogliermi sul loro Myspace c’era una traccia musicale che sembrava uscita dallo Studio di Guitar Hero World Tour, piuttosto che l’opera di una band prossima al debutto discografico (album atteso per dicembre di quest’anno).
Invece, devo dire che gli Herjan, pur conservando ancora qualche ingenuità sull’arrangiamento delle tastiere, riescono sin da ora a coinvolgere e convincere, per cui l’energica apertura del festival è stata assicurata.

death_armySituazione decisamente opposta per quanto riguarda i successivi Death Army, band verso cui avevo alte aspettative tutte disattese durante l’esecuzione del loro live. Le premesse erano decisamente invitanti: band milanese che annovera, tra le proprie fila, un gran numero di persone (tra cui anche una soprano alla voce), atmosfere musicali e liriche di diretta ispirazione longobarda…insomma, ero decisamente curioso di vederli all’opera.
Purtroppo, la band deve lavorare molto sull’armonia ed il bilanciamento di tutte le componenti della loro musica, sicché in molti momenti sembrava che la voce della soprano Gaby Koss non seguisse per nulla la musica del resto della band, e l’amalgama tra il grunt di Igor “Beranald” e l’evocatività di Gaby risulta ancora, decisamente, da perfezionare.
Poco male: la band ha ancora tempo di maturare, e la registrazione anche per loro imminente del debut album sono sicuro che sarà un’ottima palestra per poter acquisire maggiore sicurezza e confidenza nelle loro potenzialità.

La sessione pomeridiana ha quindi termine qui, e l’occasione è consona per far sì che le due compagnie di rievocazione storica presenti nella manifestazione, la “Compagnia dello Scorpione” e i “Fjording Sonn er Hird”, si sfidino a duello. Mi immaginavo qualcosa di maggiormente incisivo ed imponente del duello inscenato davanti ai tavoli tra cui alcuni baldi coraggiosi stavano già cenando (tra cui il sottoscritto), tuttavia è stato un buon diversivo per godersi il meritato pasto con uno spettacolo decisamente inusuale davanti agli occhi.

La tranche della sera si è aperta con l’esibizione dei francesi Heol Telwen, molto attesa da una buona parte del pubblico presente. Purtroppo, il sottoscritto, causa intervista con gli Elvenking programmata durante la loro esibizione, non ha potuto che assistere all’esecuzione dei primi due pezzi. Da quel poco che ho sentito, devo dire che il pagan black metal, fortemente influenzato dal folk celtico, proposto da questo quintetto è decisamente convincente e brutale al punto giusto.
Sembrava decisamente che tutte le creature che animano il lato oscuro delle foreste fosse stato richiamato in quel di Bagnatica, ed il delirio tra le prime file dimostrava quanto le aspettative dei fan della band fossero state tutt’altro che disattese.

 

heol_telwen
 

 

Un soundcheck più accurato del solito fa giustamente da introduzione alla band co-headliner dell’evento, ovvero i sempre più noti (più all’estero che in Italia, invero, ma non che questa sia poi una novità quando parliamo di metal made in Italy…) Elvenking.
Purtroppo, il soundcheck accurato non ha scongiurato i classici problemi tecnici iniziali, concretizzatisi tutti in uno sbilanciamento dei volumi delle chitarre e nella voce di Damna discontinua (anche assente del tutto), tutti problemi comunque risolti con tempestività, tanto che l’attacco energico ed assolutamente azzeccato di “The Scythe” all’inizio dello show non è andato, fortunatamente, perduto (sarebbe stato davvero un peccato!).
La prima parte della setlist ha alternato le tracce degli ultimi due lavori della band friulana, ed highlights sono stati la romantica “The Divided Heart” (che si riconferma come uno dei maggiori successi di pubblico per gli Elvenking), la danzereccia “Another Awful Hobs Tale” (inutile dire che la folla era in delirio) e la decisamente folkloristica “From Blood To Stone”.
La seconda parte dello show, invece, è stata dedicata ai lavori più antichi, con una chiusura magistrale affidata all’inno di “The Winter Wake”.
Non c’è davvero nulla di brutto che si possa scrivere sugli Elvenking in versione live: il loro power/death folk metal ha letteralmente travolto il pubblico, e la professionalità è andata di pari passo col cuore durante la loro esibizione.
Da segnalare la capacità di Damna di intrattenere ed aizzare il pubblico, pur senza rinunciare ad un’interpretazione vocale eseguita ottimamente e con grande partecipazione.
Uno spettacolo decisamente di prima classe.

 

Tempo di chiudere la giornata, e l’onore è stato (giustamente) riservato a coloro che hanno reso possibile la realizzazione del Fosch Fest, ovvero gli orobici Folkstone.
Inutile dire che, come al solito, i nostri briganti di montagna hanno imbastito uno spettacolo al solito divertente da guardare, ma anche appassionante da seguire.
Ho avuto occasione di vedere live i Folkstone in molte occasioni, e quello che vi posso assicurare è che questi ragazzi stanno crescendo come musicisti, per cui certe grossolane sbavature esecutive degli esordi sono, oramai, solo un lontano ricordo.
La scaletta ha proposto per intero l’omonimo album di debutto, con l’aggiunta di un momento acustico per sole cornamuse ed altri strumenti a fiato medievali, un momento reso ancora più evocativo grazie alle doti di mangiafuoco del bassista Ferro.
I punti più alti dell’esibizione sono stati, come sempre, l’esecuzione della goliardica “In Taberna” (impossibile rimanere impassibili su quel refrain di cornamuse e chitarre), l’epica “Rocce Nere” (che scatena sempre un pogo violento nel pubblico) e la cover di “Vanità di vanità”, una canzone che i Folkstone riescono a proporre inalterata nello spirito, pur privandola del messaggio cattolico di cui era ripiena nelle intenzioni del compositore originale (Angelo Branduardi, per chi non lo sapesse…).
Sulla conclusiva “Con Passo Pesante” è stato bello vedere la band ringraziare sentitamente il pubblico per l’ottima risposta fornita all’evento da loro organizzato e patrocinato, nonché vedere il Lore eseguire la canzone accompagnata da una loro fan accanita, una fan che si è dimostrata per nulla intimorita dal palcoscenico!

 

folkstone_fosch
 

 

Bene, che dire…una gran, bella, giornata di folkloristico metallo quella che ha avuto luogo lo scorso primo agosto.
Sono sicuro che ci saranno altre edizioni di questa manifestazione: il pubblico ha partecipato numeroso ed entusiasta, lo spirito che muove i Folkstone permane senza alcun segno di cedimento…non vedo davvero quali possano essere le premesse per cui non si possa scrivere: arrivederci, primo festival italiano di medieval (metal) folk.

Si ringrazia Luca Barachetti per la splendida collaborazione e totale disponibilità.

Si ringrazia Daniele Pelizzari per il materiale fotografico.




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