Out Of The Dark Fest
04/10/11 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Alessandra Leoni

Live Report a cura di Alessandra Leoni e Marco Belafatti

 

Il mini-festival intitolato Out Of The Dark approda in Italia, dopo aver fatto tappa in quel di Parigi e Pratteln, per una data unica all'Alcatraz di Milano. La line-up di quest'evento è così composta: Amberian Dawn, Xandria, Serenity, Van Canto e Tristania. Insomma, un evento i cui riflettori sono puntati su un genere dominato da avvenenti frontwoman che fanno del cantato simil-lirico una scelta caratterizzante, eccezion fatta per la cantante dei Tristania, l'italiana Mariangela Demurtas, che predilige l'energia del cantato moderno, e del cantante dei Serenity, Georg Neuhauser.


In un locale non troppo pieno, dove era lecito aspettarsi più gente, gli Amberian Dawn aprono puntuali le danze. Il genere proposto è un power metal dalle vaghe tinte sinfoniche, combinate ad un massiccio uso del sintetizzatore. Le linee vocali della cantante Heidi Parviainen, durante l'esibizione, si rivelano piuttosto piatte e prevedibili, così come le canzoni proposte. Purtroppo il difetto di questa band è lo scarso dinamismo dei brani: in apertura possono anche andare bene, dato il poco tempo a disposizione, ma non si può negare che questi siano piuttosto omogenei e alla lunga stancanti.


In breve tempo si procede con i tedeschi Xandria. La band di Bielefeld, capitanata dalla bella e coinvolgente Manuela Kraller, intrattiene i presenti con melodie piuttosto simili a quelle del gruppo precedente, sicuramente con più dinamismo e vivacità, soprattutto da parte della band, che seduce gli astanti in particolar modo sulle note di "The End Of Every Story" e "Ravenheart", oltre a presentare due brani estratti dal nuovo album, ancora senza titolo, la cui pubblicazione è prevista per l'inizio del 2012. La presenza scenica di Manuela è senza dubbio più energica e in grado di far leva sul supporto del pubblico. Anche per loro, il tempo è piuttosto ridotto, ma per essere il primo concerto della band in Italia, è andata piuttosto bene.


E' la volta dei Serenity: esibitisi all'Alcatraz lo scorso Maggio come support act dei Delain, Georg Neuhauser e compagni ritornano a breve distanza nel nostro paese a causa della defezione dei ReVamp. La cantante della band olandese, Floor Jansen, ha avuto un esaurimento nervoso e non ha potuto prendere parte a questo evento insieme ai propri musicisti. La band austriaca è autrice di una performance decisamente più consistente e potente rispetto a quanto ascoltato finora, con un buon livello della performance vocale. Tuttavia, va fatto notare che la regolazione dei suoni non è stata ottimale per le prime tre band: i suoni risultavano troppo alti e potenti, e stando tra le prime file si poteva tranquillamente avvertire un certo fastidio. Tutto sommato, la performance è stata piuttosto soddisfacente, pur essendo i Serenity un gruppo abbastanza simile agli altri. Un lato positivo dello show dei Nostri è la bella performance vocale da parte di Georg, supportata dai compagni di squadra alle backing vocals e dalla bella voce femminile della corista Clémentine Delauney (Whyzdom).


Finalmente arriva il momento di dare spazio a una certa dose d'originalità, pur rimanendo in ambiti prettamente metal: i Van Canto calcano il palco e sono pronti a travolgere gli astanti (che solamente durante quest'esibizione sembrano accorrere in gran numero) con le sole voci accompagnate dalla batteria. Noto per aver eseguito cover a cappella di famosi brani metal, il ricco ensemble alterna brani originali, tendenti al power metal con qualche tinta più epica, e cover: non mancano "Wishmaster" dei Nightwish, "Master Of Puppets" dei Metallica e l'onnipresente "Fear Of The Dark" degli Iron Maiden. Per quanto si sia rivelata a suo tempo originale nella proposta, la band diverte e coinvolge molto di più sulle cover che sui brani propri. Oltretutto, sia in sede live che su disco, l'unica voce femminile del gruppo, che risponde al nome di Inga Scharf, non risulta mai troppo convincente, soprattutto quando le vengono affidate le strofe della celeberrima "Fear Of The Dark". Insomma, un'esibizione abbastanza piacevole, divertente per alcuni aspetti, anche se alla lunga prevedibile. La nota positiva è sicuramente il divertimento di questi musicisti nell'eseguire pezzi a cappella, scelta che in passato li ha portati ad esibirsi su palchi ben più grandi di quello dell'Alcatraz.

Con l'ingresso dei Tristania lo stacco rispetto alle band precedenti si fa ancora più netto, grazie al tipico sound gothic metal della formazione di Stavanger e alle sue molteplici sfumature. La band sfoggia ben tre voci, tra cui quella maschile solista di Kjetil Nordhus (chiamato a sostituire lo storico vocalist Østen Bergøy poco prima della pubblicazione dell'ultimo album in studio dei Nostri, "Rubicon") e il growl del chitarrista Anders Høyvik Hidle, ma gli occhi, per ovvi motivi, sono tutti puntati sulla scatenata Mariangela Demurtas, vocalist di origine sarda accolta tra le file dei Tristania dopo la dipartita dell'amatissima Vibeke Stene. La cantante si presenta al pubblico in maniera esuberante e grintosa, interagendo a più riprese con i fan e invitando le prime file a scatenarsi sulle note agrodolci dell'opener "Year Of The Rat". Le atmosfere si surriscaldano non appena la band estrae dal proprio cilindro i pezzi più forti della propria carriera, tra cui la sempreverde "Beyond The Veil" (autentico manifesto del gothic metal) e la più sontuosa "The Shining Path", impreziosita da austeri passaggi corali interamente eseguiti dal vivo. La giusta dose di varietà viene garantita grazie all'alternanza tra brani più datati ed altri più recenti (tra i quali si fanno notare la romantica "Exile", l'apocalittica "Sacrilege", condita da tastiere al limite dell'industrial, e "The Wretched", un malsano crescendo di sinfonie mortuarie). Entrambe le voci soliste sorprendono con un'interpretazione non impeccabile ma senza ombra di dubbio trascinante e, dal canto nostro, non possiamo che spezzare una lancia in favore della nostra connazionale, un concentrato di energia e carnalità pronto ad esplodere al primo sollecito. Da una band di questo calibro ci si sarebbe aspettati per lo meno una scaletta più lunga, ma il contesto del festival non ha concesso ai Nostri di offrire al pubblico uno spettacolo completo. Un vero peccato, se pensiamo che i Tristania sono l'unica band della serata a poter vantare una carriera quindicinale e una discografia di alto livello. Da rivedere, possibilmente in un ambito più consono alle loro capacità.


In buona sostanza questo mini-festival è stato fonte di attrazione specialmente per Tristania e Van Canto (proprio durante l'esibizione di quest'ultima band si è visto un picco di affluenze). D'altro canto le prime band non erano di certo di alto livello, nonostante abbiano svolto in maniera sufficientemente esaustiva il proprio ruolo di comprimari. Una serata sicuramente adatta agli appassionati del genere (data la scarsa varietà delle melodie proposte) e leggermente altalenante nella qualità delle esibizioni.




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