Panic! At The Disco - Lord Of The Castle Festival
23/08/11 - Rocca Malatestiana, Cesena


Articolo a cura di Eleonora Muzzi
È un caldo pomeriggio di Agosto e ci apprestiamo ad assistere al primo concerto dei Panic! At The Disco in Italia, nella splendida cornice del cortile della Rocca Malatestiana di Cesena, da qualche tempo convertito in area concerti. Avevo delle riserve sulla location, più che altro per questioni di acustica. Con queste riconversioni di luoghi non preposti alla musica dal vivo non si sa mai, ma mi sono dovuta ricredere. Benché lo spazio non sia enorme (non siamo certo all'Arena Parco Nord), il palco un po' striminzito e la scenografia ben scarsa se non addirittura inesistente, i suoni sono ben bilanciati in ogni angolo della piccola arena, i volumi non sono esagerati ma permettono anzi di fruire al meglio dell'esperienza del concerto senza fastidiosi fischi alle orecchie il giorno dopo. Inoltre il luogo è organizzato anche per quanto riguarda i servizi. Oltre al classico banco piadina per sfamare gli avventori e un bar poco distante, i servizi igenici non sono squallidi bagni chimici, anzi sono bagni in piena regola con lavandini e sapone. Un grande sollievo considerando l'ondata di caldo che ha investito l'Italia negli scorsi giorni. Ma veniamo a noi.

Il viaggio da Bologna non dura a lungo; anche trovare la location è piuttosto semplice, il problema del parcheggio si risolve grazie ad una graziosissima stradina laterale a 500 metri dalla Rocca, si direbbe che meglio di così non possa andare. Dopo un'ora scarsa di fila, si aprono i cancelli e alle 20:00 circa i vercellesi Soldiers Of A Wrong War salgono sul palco. L'inizio è un po' a rilento, qualche stecca si sente e ogni tanto qualcuno perde il filo e sbaglia i tempi, ma già dopo due canzoni il combo prende la strada giusta e offre un buon spettacolo. Il loro alternative rock è molto melodico e pesca a piene mani ad alcune caratteristiche del metalcore, ma senza virare verso lidi tanto estremi. Con una mezz'ora divertente e piacevole, con tanto di simpatico siparietto durante il cambio frettoloso del rullante rotto circa a metà del set, fanno una più che buona impressione e premettono buone cose anche in futuro. Tanto di cappello al chitarrista solista che suona con una clavicola rotta dimostrando professionalità e grande coraggio. Se il frontman non l'avesse spifferato, dubito che qualcuno lo avrebbe notato.

Veloce cambio palco ed è l'ora degli About Wayne. Lo scetticismo iniziale lascia ben presto spazio ad una piacevolissima sorpresa. Esattamente come i Soldiers Of A Wrong War, questi ragazzi hanno carica e spirito da vendere. Anche loro relegati a meno di un'ora sul palco, coinvolgono e non risultano mai banali, e riescono ad intrattenere il pubblico che inizia a farsi sempre più focoso a mano che si avvicina l'ora del main event. Con una discreta presenza di fan che applaudono, gli About Wayne partono bene e finiscono bene, quaranta minuti circa di  musica estremamente piacevole e divertente.

Scocca quindi l'ora X del main event.  L'attesa della folla è palpabile. Attorno a me i fan, ma soprattutto le fan, fremono. Dopotutto, è la prima volta in sei anni di carriera che la band suona in Italia, i fan di vecchia data avranno atteso questo giorno con ansia per molto tempo. Non sono stati delusi. Fin dall'inizio è chiaro che i Panic! At The Disco non hanno intenzione di risparmiarsi, anzi. Il frontman Brandon Urie appare in forma, come anche gli altri componenti della band. Una breve intro e subito si parte con l'ultimo singolo estratto dal fortunato “Vices And Virtues”, uscito lo scorso Marzo, ovvero “Ready To Go”. Senza lanciarsi in lungaggini inutili e banali, si può affermare tranquillamente che la qualità che la band riesce ad esprimere su CD non risulta diminuita nel frangente live. Lo spettacolo, in linea con le band precedenti, è divertente, non mancano momenti di ilarità totale, come il previsto (o quanto meno indovinato, tra una chiacchiera e l'altra mentre attendevamo in fila) lancio di un reggiseno sul palco da parte di una fan. Capo prontamente acciuffato dal frontman che lo ha esibito con orgoglio in un siparietto divertente a circa metà del set.

Oltre all'ovvia prevalenza di traccie provenienti dall'ultimo uscito, la setlist comprende anche numerosi brani, tra i più famosi, dal primo “A Fever You Can't Sweat Out”, tra cui “Lying Is The Most Fun A Girl Can Have Without Taking Her Clothes Off” (“Closer”, avete presente?), uno dei momenti in cui la voce del pubblico si alza più forte, e la ormai iconica “I Write Sins Not Tragedy”, subito prima dell'encore. Un po' bistrattato è stato “Pretty.Odd”, rappresentato da sole due canzoni, in favore però di “New Perspective”, assoluta sorpresa della serata. Di fatti tale canzone non è presente in nessuna release ufficiale targata Panic! At The Disco, ma solo nella colonna sonora di “Jennifer's Body”. A sostituzione della cover dei Kansas “Carry On My Wayward Son” che più o meno tutti si aspettavano, la canzone è stata una piacevole deviazione dalla setlist che da qualche mese gira su internet e che credo tutti erano certi sarebbe stata riproposta. Altro piacevole diversivo è stata la cover di “Classico” dei Tenacious D, anch'essa totalmente inaspettata. Estremamente suggestivo, anche data la splendida location, è stato l'intermezzo acustico di “Always” eseguita dal solo Brandon Urie per voce e chitarra, assieme al pubblico e a qualche centinaio di accendini accesi. Un breve minuto giù dal palco e lo spettacolo ricomincia con le ultime due canzoni della serata, ovvero “Time To Dance”, unico momento in cui Urie accusa la stanchezza e i numerosi cambi e falsetti che caratterizzano il suo modo di cantare, e la conclusiva “Nearly Witches”, arricchita poi dal finale di “So Long, Farewell”. Quest'ultima, se qualcuno si intende un po' di cinema, è una delle canzoni di “Tutti Insieme Appassionatamente”, film a quanto pare particolarmente caro ai Nostri, poiché già citato sul finale di “A Fever You Can't Sweat Out”.

Così si chiude la prima discesa in suolo italico degli statunitensi, con un concerto ottimo sotto ogni aspetto, dalla setlist apparentemente rivoluzionata che ha spiazzato tutti i presenti, alla meravigliosa location che ha stregato più di uno spettatore (e non solo loro; anche la band ha espresso il  proprio entusiasmo per il luogo così al di fuori dell'ordinario). Credo che l'Italia sia uno dei pochi paesi in cui sia possibile assistere a concerti rock in contesti così particolari, e mi riferisco anche all'Arena di Verona, più volte usata per eventi del genere.

Tirando le somme, oltre a tessere le lodi del main event ci sentiamo obbligati ad una menzione d'onore alle band di supporto, che hanno saputo intrattenere perfettamente i presenti e a renderli partecipi di ottime esibizioni, nonostante a volte gli opening act deludano un tantino le aspettative. Non questa volta. Una grande serata, di quelle che raramente si dimenticano. E che si vogliono replicare il più presto possibile.


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