Wacken Open Air 2011
04/08/11 - WoA, Wacken


Articolo a cura di Marco Ferrari
Report a cura di Marco Ferrari, Davide Panzeri e Laura Olmi 

Come ogni anno, con l’arrivo di agosto arriva puntuale come la bolletta della luce il Wacken Open Air, festival diventato ormai un vero e proprio punto di riferimento per la scena metal europea e mondiale. Giunto alla ventiduesima edizione, il festival cerca continuamente di migliorare e perfezionare le caratteristiche che lo contraddistinguono, mantenendo come punto fisso la soglia dei 75.000 partecipanti; per questo motivo, finisce ormai immancabilmente sold-out addirittura già a febbraio. Il bill di quest’anno (ma in genere di qualsiasi edizione) è vario e marcatamente mainstream: si passa dai nostrani Rhapsody Of Fire, agli Avantasia, dagli Iced Earth ai Mayhem, dai Morbid Angel ai Motorhead, da Ozzy ai Judas Priest (solo per citare i gruppi più famosi), una lista che potrà far storcere il naso alla maggior parte di voi (magari più intransigenti ed attenti alla scena underground e di nicchia), ma che, tutto sommato, si difende egregiamente.

In occasione di un evento di tale portata, la redazione di SpazioRock non poteva che muoversi in massa ed affrontare l’entusiasmante quanto impegnativa trasferta in questo delizioso paesino tedesco. Tra neofiti del festival (Marco e Laura) e consumati veterani (Davide), le emozioni vissute ci hanno toccato a 360 gradi sia dal punto di vista musicale che per quanto riguarda tutto l’universo che gravita intorno a questo immenso parco di divertimenti per metallari. Un'esperienza così ricca non è certo semplice da narrare e far rivivere sulle pagine di un magazine, ma, come sempre, cercheremo di analizzare tutti i diversi punti di vista al fine di poter condividere con tutti voi questa incredibile esperienza.

Accantoniamo quindi, per il momento, il lato prettamente musicale della manifestazione e dedichiamoci, attraverso le parole del nostro Davide Panzeri, al lato estetico e di contorno del festival.
 
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Per spiegare bene cos’è Wacken a coloro che ancora non lo conoscono o non ci sono mai stati, mi servirà suddividere la spiegazione in tre punti: "Villaggio", "Campeggio" ed "Area Concerti e suoi Dintorni".

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Villaggio

Wacken è un simpatico villaggio di contadini e poco altro (ah sì, ci sono anche le mucche) che conta più o meno 2.000 anime, la cui vita viene stravolta completamente nella settimana di durata del festival (in realtà la manifestazione dura tre giorni, ma tra l’arrivo, le partenze e tutto l’ambaradan si rimane occupati per una settimana buona). L’avvicinamento alla città sarà differente a seconda dei mezzi che utilizzerete: se arriverete in macchina, vi accorgerete di essere prossimi alla meta quando inizierete a scorgere altre vetture come la vostra che recano sul lunotto posteriore la scritta WoA affissa con lo scotch (bianco, altrimenti non si vede) e utilissimi cartelli personalizzati luminosi che indicano distanza e consigli sulle uscite da prendere; se giungerete in treno, vi ritroverete alla fermata di Itzehoe e, se non siete stati accolti da orde di metallari sulla carrozza, vi ritroverete circondati da una moltitudine di gente vestita di nero che si dirige fedelmente con taxi, pullman, cavallo e quant’altro verso l’Holy Land. Se, infine, arriverete in aereo, non vedrete niente se non qualche sporadico metalhead (sarà più divertente al ritorno quando si organizzano simpatici wall of death direttamente davanti al banco dei chek-in). I villici intelligentemente sfruttano la fiumana di gente che rimarrà in loco per sette giorni mettendo in piedi un vero e proprio centro commerciale all’aperto. Stand, gazebo, pullmini, tende, tavoli, panchine, casse stereo, palchetti sono disseminati per tutta Wacken stordendo immediatamente il viaggiatore di turno. Vi sentite affamati? Nessun problema, il baracchino che vende panini, kebab e bretzel nel giardino di una villetta farà al caso vostro. Siete sporchi? Le docce a pagamento con acqua calda installate da un paesano nel suo cortile sono disponibili per chiunque. Ovviamente senza contare i soliti stand di vestiario, bigiotteria e cianfrusaglie varie che si trovano in tutte le feste di paese. Oltre a tutto ciò, troverete il "WoA Info Office" che sarà in grado di fornirvi tutte le informazioni di cui potreste avere bisogno: dal trovare un alloggio (esiste un alloggio a Wacken oltre il campeggio?), al pullman per tornare a casa e così via. Se poi avete comprato due casse birra e non ce la fate a trasportarle fino al vostro quartier generale, potete sempre pagare una manciata di euro i bambini locali che, con un insolito triciclo, porteranno le birre per voi. Non dimenticate, poi, di fare il classico gesto delle corna agli anziani del posto: è sempre un piacere vederli sorridere e ricambiare felici seduti sulle loro comode panchine o alle finestre.

Campeggio

wacken2011_05_01Non appena riuscirete a entrare nel campeggio che vi sarà assegnato (le aree sono contrassegnate dalle lettere A-Z, che risulteranno utili quando sarete ubriachi e vi perderete) inizierà la prima gara non ufficiale dei metalhead di Wacken: vince chi si prende più spazio e chi si costruisce la miglior area campeggio. Mentre voi, inesperti giovini, state ancora montando la prima di tre tende, i vostri vicini teutonici avranno già montato una tenda da dieci posti, un centro di comando operativo sotto un telo militare, una gazebo 9x3m (quest’anno me lo sono costruito pure io, tiè!) con panchine e tavoli in legno, un bunker antiatomico per ogni evenienza, un cesso chimico personale, una recinzione elettrificata per tenere lontano persone ubriache ed un videocitofono. Orsù, non fatevi scoraggiare; piuttosto, andate a fare amicizia con i vicini in modo da ingraziarveli e da far annettere le vostre quattro capanne di legno al loro impero (e, soprattutto, sarà più facile chiedere loro di abbassare un pelo il volume dello stereo che alle CINQUE di mattina continua a rigurgitare brutal metal). Nella full Metal Bag che vi forniranno quando andrete a cambiare il biglietto col braccialetto, ci saranno anche dei comodissimi tappi per le orecchie. E qui scatta la seconda gara del tipico metalhead: la competizione a chi ha il volume più alto e chi a chi resiste di più nell’ascoltare metal (ovviamente, senza i tappi!). Il campeggio è ben fornito e servito, con bagni chimici e a pagamento (50 centesimi per un bel bagno con tazza, carta igienica, tenuto bene e dovuta privacy è una benedizione, e queste strutture sono dislocate un po’ ovunque), accanto ad essi si trovano i rubinetti dell’acqua potabile che è gratuita ed accessibile a tutti. Se poi vorrete anche lavarvi, sono a disposizione varie docce che, alla modica cifra di 2,5 € (a meno che non prendiate un carnet da dieci docce), vi permetteranno ti togliervi il sudore ed il fango del posto (sempre che non abbiate remore a farvi una doccia con una moltitudine di persone). Ci sono, inoltre, vari servizi di ristorazione chiamati WoA Breakfast che, come facilmente intuibile dal nome, servono caffè, thè caldo, brioches ed altre amenità al mattino, ma che fungono anche da mini-market per il resto della giornata (se vi servono acqua, un grill istantaneo, sedie pieghevoli od altro, le trovate lì). Se per caso non vi sentite sicuri di ritrovare la vostra tenda al ritorno dai concerti, non vi resta altro da fare che issare un palo di sei metri con bandiere personalizzate e luci di segnalazione (non sto scherzando, ci sono). Bene, direi che è finalmente giunta l’ora di spostarsi e recarsi verso l’area concerti e suoi dintorni.

Area Concerti e Dintorni

Mentre vi recate all’area concerti memorizzate la strada, così da non dover vagare più tardi. La prima cosa che vi si presenterà davanti una volta giunti all'area concerti è la lunga coda nei pressi del villaggio vichingo (Wackinger) per ritirare braccialetto e Full Metal Bag che contiene i più disparati gadget ed ammennicoli. L’area in cui vi trovate è decisamente particolare: sarete, difatti, all'interno di un tendone da circo, dove troverete un ring ed un palco antistante. Varcando le porte in legno, vi ritroverete catapultati indietro nel tempo di per lo meno cinquecento anni: banchetti di armature, spade, corni, accessori di pelle e cuoio, giochi d’armi e di scalata sono piazzati tutti'intorno al bel palco in cui suoneranno alcuni gruppi a tema per l’intero festival. Ad accompagnare tutto questo ben di dio, ci sono gli immancabili stand di cibo (sempre a tema vichingo), birra e met (idromele che di giorno è servito freddo e di sera caldo). Se vi serve una nuova cotta di maglia o una nuova ascia, sapete quindi dove andare.
 
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Anche quest’anno, poi, era presente il Metal Markt (e ci mancherebbe altro) che con i suoi numerosissimi stand ha coperto veramente un vasto range d’offerta: bracciali, anfibi, anelli, piercing, mantelli, t-shirt, spille, patches, tappeti, teli, ricariche telefoniche, antichità varie e chi più ne ha, più ne metta (senza dimenticare il tendone il cui ingresso a pagamento consentiva di poter sfogliare decine di migliaia di album, vinili, musicassette metal e non). A girarselo bene tutto occorrono almeno un paio d’ore, e se nel frattempo vi è venuta fame, potrete servirvi di uno degli innumerevoli stand di cibo disposti in fila che offrono i più disparati alimenti: dal kebab alla pizza, dalla pasta al vegetariano, dalle patatine agli hot dog, dagli spiedini di mezzo metro all’insalatona, dal pesce fritto ai gamberetti, dagli spaghetti di soia al gyros; insomma, davvero tanta scelta e a prezzi davvero onesti (con 4 € ti puoi nutrire con qualsiasi cosa e con dosi davvero generose). Ovviamente, non potrete non bere dell’ottima birra tedesca servita al Beer Garden (terza gara del metalhead è, ovviamente, competere per chi ne beve di più), dove la Franziskaner è legge. Numerose panchine e tavoli sono qui posizionati in modo poter offrire un attimo di relax agli avventori e, perché no, ascoltare qualche simpatico gruppo che suona sul mini palco presente. Se, però, dovete raggiungere qualche palco principale del festival (in totale sono quattro: due grandi chiamati True Metal Stage e Black Metal Stage, uno medio chiamato Party Stage e uno più piccolo sotto al tendone chiamato W.E.T. Stage. Tutti godono di un eccellente impianto audio e luci, di torrette con amplificatori dietro il mixer e maxischermi che permettono la visione anche nelle zone più lontane), vi converrà fare i dovuti calcoli, perché le distanze sono ampie e le persone sono molte. Oltrepassata l’entrata ed i controlli precisi della security, non vi resta che camminare in direzione di uno dei palchi, zigzagando tra la moltitudine di persone in piedi, sedute e sdraiate. L’area concerti vera e propria è esattamente come i suoi dintorni: stand di merchandising e cibo sono sparsi su tutto il perimetro, mentre in ogni dove sono disseminati stand di birra e met. E se per caso vi venisse sete mentre state guardando la vostra band preferita? Nessun problema, scrutate sopra le teste della folla per cercare le bandierine della Becks, perché sotto quelle bandierine c’è un simpatico omino con zaino refrigerato che vi riempirà il bicchiere in un attimo. Di sera, rimarrete di sasso quando vedrete per la prima volta incendiarsi il logo di Wacken appeso tra i due Mainstage, una celebrazione che, inevitabilmente, vi farà sussurrare: “sono davvero qui”.

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L’essenza di un festival è certamente la musica, e dopo aver cercato di farvi vivere “il mondo del Wacken” non ci resta che mettere ordine alle decine di concerti visti e raccontarvi l’incredibile susseguirsi di band a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere.

I top

Le fotografie più belle relative all’edizione 2011 del WoA sono sicuramente quelle che, andando in ordine cronologico, sono collegate ai Blind Guardian, a Ozzy Osbourne, ai Judas Priest ed al progetto Avantasia. Quelle che, di fatto, erano inserite come band headliner dellla manifestazione hanno confermato, con concerti indimenticabili la loro collocazione all’interno del bill, ma andiamo con ordine. I Blind Guardian hanno sfruttato al meglio il fattore campo: troppo facile per loro vincere in casa davanti a 70.000 sudditi pronti ad applaudire i propri re, anche se buona parte del merito va ai bardi di Krefeld che hanno dato vita al miglior concerto che gli abbia visto suonare nei tanti anni che li seguo. Il mix tra vecchie canzoni e nuove è stato ben armonizzato e la potenza dell’impianto audio del festival ha fatto il resto, supportato dalle ottime prestazioni individuali della band ed in particolare di un Hansi Kürsch in forma strepitosa (ovviamente l’allegra combriccola di amici italiani con cui ho seguito il concerto non ha tardato a farsi notare dal pubblico tedesco che si divertiva dirigendo l’allegro coro italico). Una prestazione sontuosa che, arricchita da effetti pirotecnici e dalla passione dei presenti, sarà impossibile dimenticare. 

La prima giornata del WoA 2011 era dedicata al Madman per eccellenza, ed è così che il parco di divertimenti per metallari più famoso del mondo ha trovato in Ozzy Osbourne la sua mascotte naturale. Il cantante inglese ha attinto a tutto il suo repertorio per intrattenere il pubblico, un repertorio fatto di passione, di salti, di idranti e delle immancabili secchiate d’acqua. Ma Ozzy non è solo un uomo di spettacolo, ma è ancora un artista capace di rapire con la bellezza delle proprie canzoni (troppo facile vincere con il repertorio Black Sabbath in aggiunta a brani della carriera solista di caratura superiore) supportate da una band che, seppur giovane, ha talento da vendere e che ha nel chiatarrista Gus G. la sua punta di diamante. Ozzy si è dimostrato ancora una volta un artista eterno, unico nel suo modo di vivere la musica e nel regalare emozioni.

Il giorno successivo ha visto il suo culmine nella definitiva consacrazione degli dei del metal per antonomasia che, con il loro "Epitaph Tour" hanno salutato l’immensa platea del Wacken per l’ultima volta. La scaletta proposta dai Judas Priest è risultata essere la stessa del nostrano Gods of Metal, ma di certo vedere lo show di fronte a 75.000 persone è stata una emozione unica. La stupenda scaletta ha solcato gli oltre trent’anni di carriera della band che, ancora in forma smagliante, ha proposto brani che non venivano suonati da tempo come le bellissime “Night Crawler”, “The Sentinel” e la versione originale di “Diamond And Rust”. Un concerto sontuoso per una vera e propria lezione di heavy metal fatta da chi il metal lo ha creato. Sembra un peccato che una band ancora capace di entusiasmare i fan abbia deciso di abbandonare i palchi, ma anche questa pare essere una storia con un finale ancora tutto da scrivere.

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L’ultima sera del Wacken ha visto come protagonista assoluto il talentuoso Tobias Sammet che ha dato vita, con il suo progetto Avantasia, ad un vero e proprio evento. Grazie ad una formazione di all star incredibile (Amanda Sommerville, Oliver Hartman, Sasha Peth, Jorn Lande, Kai Hansen, Bob Catley, Michael Kiske, ecc.) ha portato sul palco una vera e propria metal opera fatta di brani azzeccati e perizia tecnica da vendere. Per chi come me è cresciuto a birra ed Helloween, l’emozione di poter assistere ad una esibizione di Michael Kiske è stata unica. Il singer tedesco non ha perso nulla della sua incredibile voce riuscendo, in un paio di occasioni, anche a portare fuori giri la preparata ugula di un Tobias Sammet che, a parte questo piccolo inconveniente, si è dimostrato, ancora una volta, un frontman di caratura superiore. Da segnalare il bellissimo finale rappresentato dal medley “Sign Of The Cross” – “Seven Angel” che ha visto sul palco tutti gli artisti in una esplosione di suoni ed immagini da brividi.

I flop

Se quanto descritto fino ad ora è stato il racconto della perfezione musicale nella sua dimensione live non possiamo, per correttezza e professionalità, non sottolineare anche le (poche) note dolenti. 

La prima, e più clamorosa, ha coinciso con la prima top band chiamata sul palco. Il compito di aprire il True Metal Stage è stato affidato alla band di casa, gli Helloween i quali, purtroppo, non hanno saputo rispondere con una prestazione all’altezza. La band di Amburgo ha dato vita ad uno show di livello tecnico mediocre (non facilitato dai due black out che hanno interrotto lo show sulla prima canzone “Are You Metal?”) con un Andy Deris costantemente fuori intonazione e un suono di chitarra impastato. La scaletta scelta per l’occasione non ha di certo aiutato con due brani da quasi dieci minuti (“Helloween” e “Keepers Of The Seven Keys”) che, seppur molto belli nelle versioni originali, non giovano in un concerto di un’ora nel quale, oltrettutto, è stato inserito un interminabile assolo di batteria. Pur confermandosi in buona forma per quanto riguarda il lavoro in studio il declino in sede live delle zucche di Amburgo è ormai evidente e poco appropriato per una band di tale blasone.

L’altra nota dolente della manifestazione mi è parsa essere quella legata al concerto dei brasiliani Sepultura. Sono costretto ad usare il condizionale perché, purtroppo, non ho potuto assistere a tutto lo show della band carioca a causa di altri impegni redazionali (le numerose interviste che presto potrete leggere sulle nostre pagine), ma la prestazione della ex band dei fratelli Cavalera è parsa poco coinvolgente e un po’ fine a se stessa. Non sono mancati gli interessanti passaggi legati soprattutto al passato della band, ma dai Sepultura è lecito attendersi uno show pirotecnico per quanto riguarda suono ed aggressività, ma in questa occasione avevano evidentemente le polveri bagnate. Peccato.

Le conferme

Un festival di tale portata non è certo fatto solo di top e di flop, ma tra i tantissimi concerti visti, devo ammettere che la qualità generale delle esibizioni è stata decisamente alta. Tra le band che mi hanno maggiormente convinto non posso non citare i Morbid Angel che, seppur in fase promozionale di un disco molto discutibile, hanno sicuramente dato vita allo show più aggressivo e cattivo della kermesse teutonica. Per band storiche come Motorhead, Kreator e Sodom la costanza è da sempre stata un punto fermo e sia la band capitanata dall’eterno Lemmy, che le due compagini esponenti del thrash made in Germany, hanno dato vita a show che, anche se non particolarmente originali, hanno dimostrato il proprio grandissimo valore in sede live.

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Un capitolo a parte meritano gli Iced Earth che, in occasione del ritiro dalle scene del frontman Matt Barlow, ci hanno regalato uno show emozionante e di rara potenza, ed i nostrani Raphsody Of Fire, i quali hanno sicuramente convinto grazie ad uno show che, seppure suonato sul Party Stage, ha mandato in visibilio decine di migliaia di fan. Passando ad analizzare le band più giovani meritano senza dubbio un plauso i Children Of Bodom, autori di uno show di altissimo livello, gli scatenati hard rockers Airbourne, che ancora una volta hanno dato vita ad un concerto assolutamente elettrico, nonché i Trivium, sempre bravi a proporre la propria musica dal vivo.

Le sorprese

Una piccola nota a parte la meritano due band che mi hanno fortemente sorpreso: Apocalyptica e Suicidial Tendences.  Anche se spesso additati come band non adatta ai festival, gli Apocalyptica hanno regalato al numeroso pubblico che alle due di notte ancora era presente di fronte ai palchi principali un concerto emotivamente coinvolgente, il tutto aumentato esponenzialmente grazie a fattori climatici (una suggestiva nebbiolina) che rendevano il concerto ancora più particolare. Altro discorso meritano i thrashers americani Suicidial Tendences. Qui i dubbi “della vigilia” erano, personalmente, legati maggiormente all’inesorabile passare del tempo, ma questi miei timori sono stati spazzati via già ai primi riff della band  californiana. Il gruppo del possente Mike Muir ci ha regalato un’ora di energia e di adrenalina pura, grazie ad una carica unica condita da un tecnica di primissimo livello. Brani come “Possessed To Skate” e “War Inside My Head” sono stati un inno per una intera generazione di ragazzi e, ancora oggi, mantengono inalterata la loro positiva e folle energia. Da applausi.

In questo lungo report abbiamo cercato di raccontarvi l’immenso mondo del Wacken Open Air, un mondo fatto di esagerazioni, un mondo fatto di divertimento, un mondo fatto di passione, di musica e, ovviamente di birra, un mondo che aspettiamo ritorni presto, del resto, mancano solo 335 giorni all’edizione 2012...



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