The National - Festival Del Vittoriale
29/07/14 - Teatro del Vittriale, Brescia


Articolo a cura di Fabio Rigamonti

Passeggi per le meravigliose stanze private di D'Annunzio al Vittoriale, chiedendoti che sensazioni debbano aver provato i The National nel fare lo stesso giro prima di te, quando la guida - mentre attende che il resto del tuo gruppo dia un'intensa occhiata al bagno con 600 oggetti - ti chiede: "Sei qui per il concerto?".

 

Cronaca di ordinaria amministrazione quando uno dei luoghi più interessanti e carismatici d'Italia ospita una delle band più interessanti e carismatiche del moderno panorama dell'indie/alternative rock internazionale. D'altronde, l'elemento caratterizzante la tappa dello scorso 29 luglio dei The National è stato proprio il Vittoriale (a Gardone Riviera, in provincia di Brescia), casa/museo di Gabriele D'Annunzio che, con il suo anfiteatro intimo (raccoglie al massimo un migliaio di anime, non di più) a ridosso del lago di Garda, offre uno scenario unico e pittoresco. Talmente potente, che la location si può definire come la croce e la delizia della serata, visto che l'imponenza del suo contesto è stata l'elemento più stridente con la proposta musicale della band di Brooklin.
Una sorta di atavico timore che serpeggiava nella maggior parte del pubblico, il quale - ad inizio dello show - quasi non osava partecipare, timoroso che l'anima di D'Annunzio si potesse risvegliare, lamentandosi dell'ardito ingaggio nella stagione 2014 dei concerti estivi al Vittoriale.
Una cappa inibitoria - fortunatamente - destinata a durare ben poco: al terzo brano in scaletta, Aaron ha esortato il pubblico ad alzarsi, e da allora per la platea al livello inferiore del teatro è stato di nuovo un concerto rock. Purtroppo, per noi dell'anello superiore si è dovuto attendere la prima calata dal palco di Matt Berninger su "Mr. November" eseguita proprio sotto lo spalto per far sì che davvero tutti ci si destasse dal torpore del luogo e si rendesse giustizia alla musica proposta dalla band.

 

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Ripensando a questi avvenimenti, viene proprio da scrivere che la tappa di Gardone del tour dei The National (con palco privo - naturalmente - degli orpelli scenografici ed elettronici che solitamente vengono montati su stage più capienti) è stata una perfetta testimonianza della capacità della band di costruire un crescendo emotivo che si traduce in una partecipazione sempre più intensa da parte del frontman Matt, che passa da pacato intrattenitore a demoniato distruttore man mano il vin...emh, la trance artistica compie il suo effetto. Peraltro, l'inizio di questo concerto è stato parecchio sfortunato, con un Berninger estremamente perplesso dalla distanza tra microfono e casse spia dal pubblico, così come le pedaliere dei gemelli Dessner imponevano ad entrambi una posizione piuttosto arretrata, e tutto perché parte frontale del palco era allagata a causa dell'abbondante pioggia che, inclemente, ha continuato a cadere su Gardone per tutto il pomeriggio, smettendo proprio poco prima dell'inizio del concerto. Una quisquilia che non ha però impedito al biondo cantante di scendere nella folla per ben due volte, e cercare ostinatamente - su "Terrible Love", ovviamente - l'accesso al livello superiore del teatro, via che purtroppo, era stata preventivamente sbarrata.

 

I The National, dal vivo, sono tutto questo: un delizioso stridore tra un'immagine ed una musica che solo all'apparenza appaiono sobrie e pacate, e che però nell'intimo celano un uragano emotivo pronto ad esplodere quando meno te lo aspetti. Scevra da doveri promozionali, questa calata in territorio europeo durante l'estate 2014 ha poi visto anche la proposta di una scaletta anomala ed estremamente democratica, con tutto il post-"Sad Songs For Dirty Lovers" trattato in modo equo, e con delle chicche riservate ai fan della band, riconosciuti da Bryce durante l'esecuzione del live.
A tal proposito, si fa magari un po' fatica a perdonare ai The National l'assenza di "Mistaken For Stranger" (proprio la settimana dell'uscita nelle sale italiane dell'omonimo documentario, poi...), così come la mancanza di un po' di watt in più nell'impianto audio (palesemente non a suo agio sulla musica rock) che avrebbero consentito alla voce di Berninger di svettare più distinta ed alle chitarre dei gemelli Dessner di supportare a dovere il muro ritmico, ma c'è davvero ben poco da lamentarsi quando - dopo la tradizionale "Vanderly Crybaby Geeks" lasciata cantare tutta a squarciagola dal pubblico - il concerto finisce, forse un po' prematuramente (solo una sensazione, di quelle che sempre lasciano le cose belle che paiono finire troppo in fretta, dacché la scaletta è stata copiosa e di ben 21 brani).


Perché nonostante tutti gli elementi avversi, i The National sono riusciti a far risaltare il bello del Vittoriale in un modo anomalo e stuzzicante, invadendo il pubblico di un'emozione che veniva loro spontaneamente donata e successivamente, in segno di gratitudine, restituita amplificata. Un atto che deve aver fatto sì che lo spirito di d'Annunzio tornasse a dormire sonni tranquilli e, perché no, un po' più rock'n'roll.

 

Di questo, noi che c'eravamo la sera dello scorso 29 luglio, siamo certi.

 

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SETLIST:

Don't Swallow the Cap
I Should Live in Salt
The Geese of Beverly Road
Bloodbuzz Ohio
Sea of Love
Hard to Find
Afraid of Everyone
Squalor Victoria
I Need My Girl
This Is the Last Time
Guest Room
Abel
Slow Show
Pink Rabbits
Graceless
About Today
Fake Empire

 

Encore:
City Middle
Mr. November
Terrible Love
Vanderlyle Crybaby Geeks




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