The National Tour 2016
12/07/16 - Piazza Duomo, Pistoia


Articolo a cura di Giulia Franceschini

Pistoia è una caldissima, piccola città magicamente fuori dal tempo, incastonata, come qualcosa di molto prezioso, tra le colline toscane. Ogni anno, da 36 edizioni, Pistoia ospita uno dei festival di maggiore qualità a livello di scelte musicali che l'Italia può vantare: il Pistoia Blues Festival. Quest'anno, sul manifesto, accanto a nomi come Whitesnake, Damien Rice e Lucky Peterson, spuntano, con immenso piacere e riconoscimento nei confronti dell'organizzazione , i The National.
Chiunque abbia mai ascoltato la band è perfettamente consapevole del fatto che ciò che andrà ad essere lo show, non sarà di certo solo un concerto. Quel biglietto rappresenta in realtà un patto emotivo. E questo è esattamente ciò che è accaduto per l'ennesima volta lo scorso 12 luglio.
Arrivati in città, quello che ci guida in piazza sono le dolci note di piano di "Pink Rabbits" che la band sta suonando durante il soundcheck: un metaforico richiamo musicale, come se fosse la band a guidarci dall'alto e a condurci nel luogo giusto.

 

La piazza è rovente, e ospita, oltre alla band in outfit da scampagnata, già alcuni fan, deliziati da questo piccolo momento privato con Berninger e amici. L'attesa spensierata, occupata solo da dell'improbabile sangria toscana e da discussioni tra sconosciuti con gli accenti più disparati, scorre piacevole e impercettibile.

Sono da poco passate le 20 quando Father John Misty muove i primi sconnessi passi sul palco del Pistoia. Il sorprendente distacco tra la compostezza della band e la teatralità di Father John mette in risalto il vero protagonista dello show: la follia in un completo nero. L'esibizione affascinante di Father John Misty incanta la piazza con il suo mood che oscilla pericolosamente tra il folk e l'alternative rock. E il buon Father John si concede un mini bagno di folla con la prima fila prima di lasciare, apparentemente ancora affamato di palco, il pubblico attento e curioso del Pistoia.

 

 

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 Arriviamo così all'atteso cambio palco. Dopo il consueto via vai di tecnici, ecco la band dell'Ohio prendere posto tra le urla esaltate del pubblico, che dà loro così il benvenuto. "Don't Swallow The Cap" inonda la piazza. Matt, dietro ai suoi grandi occhiali, già si aggrappa al microfono un po'instabile. E i The National iniziano la loro consueta incredibile opera di liberazione dal dolore. I brani ormai canonici della setlist si susseguono disperati ed ebbri, alternati a ben sei inediti. Il primo che la band interpreta è "Sometimes I Don't Think", brano intimo, privato, seguito immediatamente dalla quasi radiofonica "The Day I Die". Siamo ad un terzo dello show, la band ormai è comoda sul palco e riesce a creare, come sempre accade, un legame profondo, speciale con chi ascolta, come se davvero stesse suonando per ognuno dei presenti in modo diverso e unico. È ancora dedicato molto spazio ai brani di "Trouble Will Find Me": lo show è circa a metà quando arrivano "I Need My Girl", "This Is The Last Time" e il solito colpo al cuore che provoca, c'è tempo per altri due promettenti inediti e una "Slow Show" dedicata da Matt al funclub italiano, prima di arrivare ad uno dei momenti topici della serata. Da mesi, i fan italiani stavano progettando una tanto semplice quanto apprezzabile scenografia. Ed ecco che con le prime note di "Pink Rabbits" la piazza viene inondata da centinaia e centinaia di starlight rosa che si trasformano, a fine brano, in una pioggia di "spaghetti" rosa, come li chiama Matt, che ricoprono il palco, con i teneri e grati sorrisi della band.

 

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 La band abbandona il palco prima degli encore con la sempre struggente e amata "About
Today". Si giunge così, in un lampo, al momento della serata più dolce e malinconico allo stesso tempo, a causa della prossimità della fine dello show. La band ritorna sul palco con un ennesimo inedito, per poi dare inizio al devastante trittico finale, durante il quale, come ogni volta, band e pubblico diventano davvero una cosa sola. Le note di "Mr. November" si diffondono squillanti, Matt corre incontro alla prima fila e in un attimo si catapulta in mezzo al pubblico, in mezzo a noi... E si perde. E noi con lui, nell'euforia della musica. Berninger si disperde nella folla, ma la sua voce continua ad arrivare nitida, finché, camminando nella massa, non arriva alle tribune, dove si arrampica per arrivare anche ai fan che guardavano da lassù.
Intanto si passa a "Terrible Love" e l'infinito cavo del microfono inizia a tornare indietro, per la gioia dei tecnici. A fine brano, dopo una passeggiata dal lato opposto del parterre, Matt risale sul palco, gira il microfono verso il pubblico, i fratelli Dessner imbracciano le loro consuete acustiche e dal silenzio nasce "Vanderlyle Crybaby Geeks". Le voci del pubblico si confondono con quella di Matt. Di nuovo la complicità che si crea è cosa davvero rara. Siamo all'ultimo colpo. La canzone finisce troppo presto. La band lascia il palco con la mano sul cuore. Un amore ricambiato.
E la gente rimane con la testa all'insù, attonita, con un sorriso pieno di gioia e leggerezza e grazia sul viso, grata per tutto ciò che due ore di show sono riuscite a donare.

 

Father John Misty Setlist 

 

Hollywood Forever Cemetery Sings
When You're Smiling and Astride Me
Only Son of the Ladiesman
Nothing Good Ever Happens at the Goddamn Thirsty Crow
Chateau Lobby #4 (in C for Two Virgins)
Bored in the USA
Holy Shit
True Affection
I'm Writing a Novel
I Love You, Honeybear
The Ideal Husband

 

 

 

The National Setlist 

 

Don't Swallow the Cap
I Should Live in Salt
Sea of Love
Bloodbuzz Ohio
Sometimes I Don't Think
(Hague Blue on the setlist)
The Day I Die
(Apple on the setlist)
Hard to Find
Peggy-O
(Grateful Dead cover)
Afraid of Everyone
Squalor Victoria
I Need My Girl
This Is the Last Time
Find A Way
(Iris on the setlist)
The Lights
(Kingston on the setlist)
Slow Show
Pink Rabbits
England
Graceless
Fake Empire
About Today
Encore:
Keep
(new song; listed as Frankie &... more )
Mr. November
Terrible Love
Vanderlyle Crybaby Geeks




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