The Darkness - "Tour de Prance" 2017
08/11/17 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Cristina Cannata
Parliamone seriamente: l'aria autunnale di Milano, con la pioggerella di Schrödinger e quel freddo fastidioso che costringe ad eterne lotte con il proprio io interiore sul "non capisco quanto ho freddo", non è sicuramente quella delle più concilianti per aspettare pazienti in fila l'apertura porte di un concerto. Ma questa aria autunnale, lo scorso mercoledì sera, era un po' diversa: sbrillucciva di qualche morigerato glitter, di colori pastello e aveva il profumo nel puro rock and roll. Evidentemente succede questo quando il nome in cartellone è quello dei The Darkness

La band britannica torna in Italia a distanza di pochissimo tempo -l'ultima volta era stata infatti lo scorso luglio dove avevano dato il meglio di sè al  Castello Visconteo di Legnano (MI)- ma con tante novità, primo fra tutti il neonato "Pinewood Smile", fresco di release di appena un mese. Quella di Milano all'Alcatraz è la prima delle tre date che vedrà i fratelli Hawkins e compagnia cantante (e suonante) visitare la capitale per poi partire alle volte di Nonantola (MO) per presentare ai fan il nuovo album.
 
 
Nonostante i quattro mesi dal precedente show, un numero consistente di teste progressivamente rimpolpa il locale milanese, fino a riempirlo creando un mare che ondeggerà su e giù, a destra e a sinistra, fino a fine concerto. Un mare decisamente variegato: dai 50enni in tutine di simil pelle in un'elegante texture di serpente fino a giovanissimi in maglia targata Opeth. Chi porta la maglia dei Metallica, chi quella dei Bon Jovi, addirittura qualcuno ha su anche i Five Finger Death Punch e i Cradle of Filth. Testimonianza che la musica dei The Darkness è una selvaggia tendenza evergreen, senza tempo, senza età, senza "limiti di genere".  Un rock and roll apprezzato perchè merita di esserlo. 
 
 
Direttamente da Nashville, Tennessee, i Blackfoot Gypsies riscaldano il pubblico infreddolito proponendo un blues-country-folk rock che fa battere il piede a tempo e battere le mani. Giusto qualche minuto di attesa dopo le 9.00, orario d'inizio previsto, ed ecco che i The Darkness fanno il loro ingresso sul palco nei loro attesissimi vestiti di scena: una tutina verde camaleonte allegro per Justin, debitamente completata da un mantello svolazzante, controbilanciata dalla sobria felpa del fratello Daniel, dal completo rosso melograno di Frankie Poullain e dalla camicia dal dubbio gusto di Rufus Taylor alla batteria. Tutto pronto, inizia lo show: si apre il fuoco. 
 
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"Open Fire" ha appunto il compito di iniziare a testare le capacità motorie e cantanti del pubblico, il quale -naturalmente- non si smentisce. Dalle prime file si propagano onde che arrivano fino al fondo del locale, dando forma concreta a quell'entusiasmo sfrenato che riscalda l'atmosfera. I primi reggiseni iniziano ad arrivare sul palco e Justin Hawkins li raccoglie diligentemente per abbellire il suo outfit sistemandoli sulla schiena a mo' di zainetto. Il cantante dà immediatamente sfoggio delle sue doti da perfetto animale da palco: rimbalza su e giù, corre a destra e a sinistra, costringendo il pubblico a fare lo stesso con lo sguardo e non solo. Spaccate in aria, salti, la sua stramba deambulazione, acrobazie a testa in giù da far invidia a Roberto Bolle, mandano in delirio la folla, totalmente incantata dalle note di una scaletta che soddisfa le aspettative e che scorre velocemente, tra un inevitabile sorso d'acqua e l'altro.  

Accanto a storici pezzi come "Love Is Only a Feeling", "Black Shuck" e l'attesissima "One Way Ticket" che manda il pubblico letteralmente in visibilio, la band presenta le nuove "Southern Trains", "Buccaneers Of Hispaniola","All The Pretty Girls", cantate all'unisono dai fan, segno che il nuovo album è stato ben apprezzato, nonostante i pareri contrastanti della critica. 

Justin e il suo pubblico sono in perfetta sintonia, l'empatia si taglia con il coltello: il cantante chiacchiera con loro, sorride, coinvolge, invita a cantare, scherza, sculetta, duetta, facendo intuire come per lui la folla sia parte attiva dello spettacolo e, in particolare, di questo spettacolo che sta divertendo tanto anche lui. La band avverte l'affetto dei fan, che viene espresso anche tramite coretti da stadio a cui la band provvede a fornire una degna base musicale. "Oggi non è stata una bella giornata, hanno rubato parte della nostra attrezzatura, ma questa sera è una bellissima serata" rivela Justin al suo pubblico. Sono tutti concentrati a godersi la serata e contenti di farlo. 
 
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L'entrata in scena di un pianoforte anticipa "Friday Night", seguita poi da "Happiness" e "Every Inch of You". La performance è impeccabile. La voce di Justin è una garanzia, con la sua invidiabile estenzione vocale da far scoppiare dozzine di servizi di cristalleria; voce sostenuta dall'energia e dalle corde di Daniel, concentrato con religioso entusiasmo sui suoi riff, dai tocchi di Poullain e dalle braccia di Taylor. I The Darkness non sbagliano un colpo. 

Il tempo sembra essere volato, d'altronde è così quando si vive un bel momento. Dopo "Get Your Hands Off My Woman" -che vedrà Justin cimentarsi in un breve ma intenso stage diving- "Growind on Me" la band si congeda momentaneamente dal palco per riapparire acclamata a gran voce dalla folla qualche minuto dopo. 

C'è ancora tempo per un'ultima ondata di energia da parte dei The Darkness. Prima "Japanese Prisoner Of Love", seguita da quella che non poteva che essere "I Believe in a Thing Called Love". Tutti saltano. Tutti cantano. Doveva essere così. 
 
Pochi dubbi, con i The Darkness si va sempre sul sicuro. Artisti completi, dal punto di vista personale e musicale, che credono nel rock and roll e nello spirito di condivisione su cui questo si erge. Musicisti che vogliono divertire e divertirsi. Perchè la musica va condivisa.  
 
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Setlist:

Open Fire

Love Is Only a Feeling

Southern Trains

Buccaneers Of Hispaniola

One Way Ticket

Givin' Up

All the Pretty Girls

Barbarian

Friday Night

English Country Garden 

Happiness

Every Inch of You

Makin' Out

Solid Gold

Get Your Hands Off My Woman

Growing on Me

Encore:

Japanese Prisoner Of Love

I Believe in a Thing Called Love




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