The Darkness - Rugby Sound 2017
06/07/17 - Castello Visconteo, Legnano (MI)


Articolo a cura di Marilena Ferranti

Non si tratta della prima né dell'ultima serata di questo spettacolare Rugby Sound 2017 che da 18 anni attira gli appassionati di musica di tutta Italia; in questa particolare ricorrenza però, abbiamo la fortuna di godere di uno spettacolo nello spettacolo. La nuova location è niente di meno che l'Isola del Castello di Legnano, una fortezza medioevale che domina la parte meridionale di Legnano su un'isola naturale del fiume Olona, e in cartellone c'è una band che di cupo ha soltanto il nome: The Darkness. Ci prepariamo quindi a goderci quella che si prospetta una serata scoppiettante in una location da fiaba, dove antico e moderno si abbracciano sotto a un cielo stellato di mezza estate.
Justin & co sono ormai di casa in Italia, con passaggi ricorrenti ormai da diversi anni, e ciò che li rende assolutamente godibili è il loro strampalato umorismo inglese e la loro irriverenza sorniona. Celebre la loro citazione "The absence of an official live DVD means you have to witness a show first hand before you are entitled to slag it off." (Il fatto che non ci sia un nostro live DVD in giro significa che devi prima venire a vederti il nostro show di persona, e poi puoi permetterti di criticarci" NdR).
La band ha una storia a dir poco affascinante: si narra che Justin venne scoperto la sera di capodanno del 2000 partecipando ad una gara di karaoke con una cover di "Bohemian Rhapsody" dei Queen, interpretando ogni singola strofa con uno stile da rockstar consumata e cantando nel registro più alto possibile. Da allora 3 Brit Awards, 4 Kerrang Awards, 2 MTV Music Awards, 1 Metal Hammer Golden God e uno stile unico li hanno resi, seppure tra alti e bassi e i tipici eccessi della vita da rockstar, una delle band più interessanti degli ultimi 15 anni. Ma veniamo alla serata di ieri: doverosa una breve ma meritatissima lode all'organizzazione del Festival. E‘ davvero raro oggi come oggi in Italia trovare ad un prezzo così contenuto una manifestazione che offra parcheggi vicini, accessibili e sconfinati, controlli di sicurezza adeguati, gestione degli spazi intelligente ed efficiente, punti ristoro e bagni commisurati al numero dei presenti e ottima birra e cibo per tutti. Ci auguriamo che altri in futuro prendano esempio e che questo tipo di eventi possano continuare ad offrire serate spettacolari come quella di ieri ad un prezzo davvero ridotto.


Il concerto inizia puntuale con una breve ma piacevole introduzione dei Black Banana, che sul palco, almeno visivamente, sembrano una versione italiana dei Velvet Revolver. Una band milanese che propone pezzi di speed hard rock sulla scia di gruppi come Turbonegro e Glucifer, con echi di Foo Fighters, Queen of the Stone Age, Black Keys... Teo (Voce) Ale (chitarra) Erman (chitarra) Ivan (Basso) e Marcy (batteria) ci tengono compagnia scaldando i motori ad un pubblico interessato e già piuttosto numeroso rendendo l'attesa gradevole; vi consigliamo di dare un ascolto ai loro lavori "The Great Wazoo"e "Sonich Death Monkeys".

 

E così, tra code scorrevoli per una pinta (lodevole il lavoro dei rugbisti - più simili ad armadi che a baristi dietro alle spine) e code impraticabili per una spruzzata di Autan (ebbene sì, le zanzare superavano di gran lunga i presenti, per quanto numerosissimi), la notte cala su Legnano e le luci del palco esplodono insieme al boato del pubblico quando Justin & co fanno il loro ingresso in scena. Tutina argentata che nemmeno Cher dei tempi d'oro e riccioli al vento, Hawkins catalizza da subito la completa attenzione di tutti cimentandosi con una sfida linguistica improbabile tentando di pronunciare correttamente il nome della città che lo ospita: "Ciao Legagno! Legnagno? Leganio...insomma come si dice?".

 

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Il live si infiamma da subito con una carrellata di pezzi senza momenti bassi che comprendono hits del passato, del presente e anche qualche chicca dal prossimo album in uscita a settembre. E quale modo migliore di iniziare se non indossare un gigantesco reggiseno rosa arrivato sul palco come fosse uno zainetto? "Bluck Shuck", "Growing on me" e "Barbarian" sono solo alcune delle canzoni cantate all'unisono da un pubblico esaltato e divertito, anche grazie alle gag da lacrime agli occhi con Hawkins che sfruttando la disattenzione di un addetto al palco intento a pulire frettolosamente il pavimento gli si piazza accanto e abbozza movimenti pelvici inequivocabili, o fa la verticale davanti alla batteria di Taylor muovendo le gambe come fossero un gigantesco paio di forbici che si aprono e si chiudono a tempo mentre la gente applaude e ride coinvolta. Un vero trionfo l'esecuzione di "One Way Ticket To Hell", e di "I Believe In A Thing Called Love" (sulla quale ci viene chiesto di saltellare a tempo con tanto di dimostrazione pratica del chitarrista Dan Hawkins) e irresistibile la "gara" di cori da stadio tra le due metà del pubblico che non mancano di assecondare ogni singola richiesta della band. "Hey, voi siete più rumorosi... probabilmente è perché siete la parte di pubblico più vicina al bar!" commenta Justin divertito. Davvero strepitoso il nuovo pezzo "Solid Gold" e cantatissima "Every Inch Of You"; quasi senza accorgercene siamo pronti per la consueta pausa pre-encore che vede la band quasi commossa nel constatare l'affetto dei presenti, invitandoci a non mancare alla data dell'8 novembre all'Alcatraz di Milano e partendo per l'ormai celebre sfilata tra il pubblico in spalla ad un tizio corpulento (probabilmente della security) che lo traghetta nel mare di fans in visibilio mentre lui come fosse seduto ad un tavolino di un bistrot, suona la sua chitarra e dirige il traffco. Per quanto impreciso nei primi tre pezzi, Hawkins ha brillantemente recuperato durante il resto di una setlist coinvolgente (davvero super "Love On The Rocks With No Ice") della quale è stato il vero e unico protagonista anche in veste di chitarra solista con la sua ingombrante aura da stella glitterata che, spiace dirlo, putroppo a volte oscura l'encomiabile lavoro dei suoi colleghi dalla potenza di fuoco a dir poco devastante. Una serata "quasi" perfetta insomma, magari in futuro disinfestare l'aerea prima del concerto ci avrebbe evitato, oltre alle meritatissime occhiaie, anche l'aspetto di un gigantesco bubbone che cammina.

 

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Setlist

 

Black Shuck
Growing on Me
All the Pretty Girls
Givin' Up
Mudslide
One Way Ticket
Every Inch of You
Love Is Only a Feeling
Solid Gold
Barbarian
Southern Trains
Friday Night
Get Your Hands Off My Woman
Stuck in a Rut
I Believe in a Thing Called Love

Encore:
Japanese Prisoner of Love
Love on the Rocks With No Ice




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