Sziget Festival 2017
09/08/17 - Óbudai-sziget, Budapest


Articolo a cura di Paolo Stegani

Sono anni che il nome dello Sziget Festival richiama centinaia di migliaia di appassionati di musica. Il raduno di giovani più grande d'Europa è ormai una realtà immensa e amata, dove la qualità non subisce alcun danno collaterale dovuto alla quantità di pubblico. Concordano tutti gli artisti che abbiamo intervistato dietro le quinte: Budapest, per una settimana, è stata la capitale della musica e della cultura giovanile. La Óbudai-sziget, l'isola teatro della manifestazione, mantiene le promesse: "l'isola della libertà", slogan del festival, è la perfetta definizione di un luogo dove tutto sembra possibile, dove la serenità la tocchi con mano. Tutto ciò è rassicurante, segnale di un potere che la musica, di qualsiasi genere, continua ad esercitare nonostante non sia certamente un periodo facile per i concerti e le esibizioni dal vivo, dati i terribili fatti di cronaca raccontati troppo spesso dal telegiornale. Il messaggio che arriva, sin dal primo giorno, è che la paura non vincerà mai sulla passione.

 

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Ciò che contaddistingue lo Sziget Festival da molti altri, ed è da questo che dipende la maggior parte della sua notorietà, è la qualità musicale, costante, garantita ogni giorno con nomi di fama mondiale e interessanti nuove proposte. Main Stage, OTP Bank Stage, European Stage sono solo tre dei tanti palchi presenti in tutta l' area, calcati ora dopo ora da decine di gruppi, ciascuno dei quali portatore sano di un proprio sound e di una propria storia. Il carnet è talmente vasto da accontentare tutti, dagli amanti del rock a quelli della musica classica, da chi balla sulle sonorità latino-americane a chi si è fatto crescere i capelli proprio allo scopo di farsi trovare pronto con l'headbanging ad un concerto metal. Ogni pomeriggio, dalle quattro, si fanno spazio nell' aria migliaia di suoni diversi. Il susseguirsi delle esibizioni procede con una puntualità ed un ritmo impeccabili, segno di un'organizzazione degna di questo nome.

 

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Il Main Stage, cioè il palco principale, è il fulcro di tutta l'isola, e non è difficile capire perché la maggiore fetta di pubblico si trovi davanti ad esso: si alternano infatti grandissimi nomi che nel corso della settimana, al calare del buio, si caricano sulle spalle la responsabilità di far divertire l'intera isola. Ciascuno un set da quasi due ore, seguito da dj set ed eventi che fino alle quattro del mattino tengono compagnia a chi proprio non ha voglia di andare a dormire. Lo show dei Biffy Clyro dimostra come la band capitanata da Simon Neil meriti un posto fra i giganti del panorama rock moderno, con un'energia travolgente dovuta a grandi doti tecniche spinte dall'entusiasmo di cui il gruppo gode dopo il successo dell'ultimo album Ellipsis (2016, ndr).

 

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Neache il tempo di riprendersi che la sera successiva i Kasabian si prendono il palco da headliner con un concerto la cui scaletta accontenta tutti, sia per la scelta dei brani sia per la vasta gamma di sonorità che li ha resi celebri. Dalla nuovissima "Bless This Acid House" a classici come "Underdog" e "Club Foot", la band di Leicester sono un fiume in piena ben più pericoloso del vicino Danubio. Gruppi moderni, certo, ma non soltanto: quest'edizione del festival ha in serbo una chicca per intenditori, che risponde al nome di Bad Religion. La leggendaria band punk americana, che ha fatto scatenare almeno tre generazioni di giovani in tutto il mondo, sembra non conoscere l'effetto del tempo e regala due ore di adrenalina senza interruzioni, con una "American Jesus" di apertura che vale da sola l' intero show. Un tuffo negli anni d'oro del genere punk, senza se e senza ma.

 

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Come può un evento con un così vasto programma e così ben gestito non essere la Mecca di qualsiasi giovane (e non solo) che vuol godersi l'estate? La musica è tanta, il rock è vivo e sano, il divertimento è puro. E Budapest, nel mese di agosto, può facilmente diventare la meta del mondo intero.

 




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